La fusione Paramount-Warner riunirebbe gli archivi CNN e CBS sotto un solo proprietario. Per i documentaristi il problema non è soltanto conservarli, ma poterli usare.
Quattro milioni di immagini, servizi e materiali raccolti da CNN in circa 45 anni; dall’altra parte, 85 anni di archivio CBS News, comprese riprese mai trasmesse, outtake e B-roll. Se l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance si chiudesse, queste due raccolte finirebbero per la prima volta sotto lo stesso proprietario.
È il punto sollevato dall’inchiesta di IndieWire e, prima ancora, dall’Archival Producers Alliance: la concentrazione non riguarda soltanto studios, piattaforme e reti televisive, ma anche il materiale con cui il documentario ricostruisce ciò che è già accaduto.
L’Alliance, che rappresenta oltre 650 professionisti del settore, ha portato la questione fino al governo britannico. Il paradosso è semplice: un archivio può essere perfettamente conservato e diventare comunque inutilizzabile. Per mostrarne un frammento in un film serve una licenza, e quella licenza dipende dal proprietario.
Un archivio esiste finché qualcuno concede la licenza
Reuters ha riportato un precedente particolarmente significativo: a un filmmaker fu negato materiale di guerra che aveva già utilizzato in passato perché, in quel momento, gli Stati Uniti erano coinvolti in un conflitto e quelle immagini mostravano i soldati “in cattiva luce”. Il nome del regista non è stato reso pubblico, ma il caso chiarisce il meccanismo. Il filmato non era scomparso; era diventato indisponibile per una decisione del proprietario.
Non sarebbe nemmeno un precedente isolato. Nel 2019 Disney, proprietaria di ABC News, introdusse una politica che riservava agli outlet del gruppo la possibilità di licenziare servizi, reporter e anchor della rete. Secondo la ricostruzione dell’Archival Producers Alliance pubblicata da Poynter, la regola fu poi ritirata, ma nel frattempo diversi documentari si videro negare materiale. Per una storia sull’11 settembre, per esempio, una clip di Peter Jennings poteva esistere negli scaffali di ABC e non essere disponibile a un produttore indipendente.
È qui che quattro milioni di asset smettono di essere una cifra da catalogo. I documentaristi britannici possono usare BBC e archivi locali, ma per guerre, elezioni americane, diritti civili e politica internazionale ricorrono continuamente alle immagini delle reti statunitensi. In alcuni casi non esiste una seconda telecamera da cui comprare la stessa scena.
Londra ha protetto le redazioni, non l’accesso alla memoria
Il governo britannico aveva inizialmente minacciato di intervenire sulla fusione per ragioni di pluralismo. Il 6 agosto ha poi dato via libera all’operazione dopo aver ottenuto impegni vincolanti su indipendenza editoriale, Channel 5, programmazione per bambini, separazione fra canali lineari e streaming e 80 milioni di sterline di nuovi investimenti. Nelle garanzie rese pubbliche, però, non compare una tutela equivalente sull’accesso agli archivi.
La distinzione pesa più di quanto sembri. Proteggere l’indipendenza di CNN o CBS significa discutere chi decide le notizie di oggi; proteggere le licenze degli archivi significa stabilire chi potrà mostrare domani le immagini di ieri. È un livello che il dibattito sulla fusione, già attraversato da tagli, concorrenza e controllo editoriale come ricostruito nel nostro precedente approfondimento, aveva appena iniziato a rendere visibile.
Per ora il rischio resta condizionale: l’operazione è bloccata negli Stati Uniti mentre procede la causa promossa da dodici Stati e Paramount ha indicato persino una possibile vendita di CNN tra le opzioni sul tavolo. La struttura proprietaria degli archivi, quindi, può ancora cambiare. Ma il problema sollevato dai documentaristi rimane intatto: la memoria televisiva non deve essere cancellata per sparire da un film. Basta che, davanti alla richiesta di licenza, qualcuno risponda di no.