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Scarlett Johansson, typecasting perfetto per Scapegoat di Ari Aster
Scarlett Johansson sarà la protagonista di Scapegoat, il nuovo film di Ari Aster per A24: trama segreta, produzione Square Peg e aria da incubo d’autore.
Scarlett Johansson entra nel territorio instabile di Ari Aster. Il progetto si intitola Scapegoat, sarà scritto e diretto dal regista di Hereditary e Midsommar, e arriverà sotto il marchio A24, cioè la casa naturale delle sue ossessioni più riconoscibili: famiglia, paranoia, disagio, colpa, corpi che non riescono mai davvero a stare comodi dentro una storia.
La trama, per ora, è blindata.
Il titolo Scapegoat, capro espiatorio, basta ad immaginare un film costruito attorno ad una colpa da scaricare, una comunità pronta a puntare il dito, qualcuno scelto per assorbire il male degli altri. Con Johansson al centro, il sospetto è che Aster voglia lavorare su una figura pubblica, magnetica ed esposta.
Scarlett Johansson e il typecasting perfetto del capro espiatorio digitale
Dopo Jurassic World: Rebirth, Johansson ha in agenda il crime drama Paper Tiger di James Gray, il film sci-fi noir Ray Gunn di Brad Bird, il nuovo Exorcist di Mike Flanagan e un ruolo in The Batman Part II di Matt Reeves. Scarlett Johansson, secondo le indiscrezioni, sarebbe stata la prima scelta di Aster per il ruolo principale, un dettaglio importante, che da spazio ad un sottotesto quasi inevitabile.
Scarlett Johansson non arriva a Scapegoat come una star qualunque, ma come una delle attrici che negli ultimi anni ha visto il proprio volto, la propria voce e la propria identità diventare terreno di scontro con l’intelligenza artificiale generativa. Prima il caso dell’app Lisa AI, accusata di aver usato senza autorizzazione nome, immagine e voce dell’attrice in una pubblicità generata con AI; poi la controversia con OpenAI sulla voce “Sky”, giudicata da Johansson “inquietantemente simile” alla sua dopo che lei aveva rifiutato di prestare la voce al sistema.
In questo senso il titolo Scapegoat sembra cucirle addosso un typecasting perfetto: Johansson come corpo pubblico da imitare, possedere, sostituire, sacrificare. Se Ari Aster sta davvero lavorando sull’idea del capro espiatorio, difficilmente avrebbe potuto scegliere un volto più carico di fantasmi contemporanei: una diva che il digitale ha già provato a trasformare in copia, simulacro, bersaglio.
Per ora non ci sono altri nomi nel cast, né dettagli sulla storia.
Scapegoat, Ari Aster torna con A24 dopo Eddington
Scapegoat segna una nuova collaborazione tra Ari Aster e A24, dopo i film che hanno consolidato il suo nome nel cinema horror e nel cinema d’autore americano. Secondo le prime informazioni, Aster firmerà sia la sceneggiatura sia la regia. La produzione sarà affidata a Lars Knudsen attraverso Square Peg, la società legata da tempo al percorso del regista.
Aster viene da Eddington, un thriller neo-western satirico legato all’America della pandemia, della politica e della paranoia. Dopo aver portato l’orrore fuori dalla casa di Hereditary e dalla comunità rituale di Midsommar, Aster sembra ormai lavorare su un incubo più sociale: non più soltanto demoni privati, ma paesi, gruppi, folle, sistemi nervosi collettivi.
Il capro espiatorio è una figura narrativa perfetta per Aster, regista che ha sempre raccontato personaggi intrappolati in dinamiche più grandi di loro, spesso già condannati prima ancora di capire le regole del gioco.
E se Hollywood continua ad “amare” le star, a illuminarle fino all’abbaglio, Ari Aster sembra più interessato al momento successivo: quello in cui la luce diventa interrogatorio, il volto diventa bersaglio e una diva resta sola, al centro del rito, mentre tutti aspettano di capire chi dovrà pagare per la colpa degli altri.