Susan Sarandon e Hannah Einbinder arrestate a New York

Susan Sarandon e Hannah Einbinder arrestate a New York

Susan Sarandon e Hannah Einbinder sono state fermate dalla polizia durante una manifestazione contro Netanyahu davanti alla sede dell’ONU.

Susan Sarandon (Thelma & Louise, Stepmom) e Hannah Einbinder (Hacks) figurano tra le oltre cento persone fermate dalla polizia di New York giovedì 24 settembre. Le due attrici stavano partecipando a un sit-in per protestare contro la visita del Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla sede delle Nazioni Unite. Durante la manifestazione, i partecipanti hanno esposto cartelli con slogan contro la guerra e per chiedere la fine del conflitto in Palestina.

Le immagini diffuse dai media e dai social network mostrano il fermo di Sarandon e Einbinder mentre vengono scortate via dagli agenti con le mani bloccate da fascette. Tra i presenti alla protesta c’erano anche altri volti noti dello spettacolo, tra cui Elliot Page (Juno, The Odyssey) e Cynthia Nixon (Sex and the City), che per non sono state arrestate dalla polizia.

Sarandon e Einbinder: l’impegno politico pro-Palestina

Entrambe le attrici sono da tempo attive nell’attivismo pro-Palestina. Durante il sit-in, Hannah Einbinder ha ribadito la propria ferma condanna dell’operato del governo israeliano, sottolineando il suo impegno come persona di fede ebraica nel distinguere la propria cultura e religione dalle politiche statali di Israele.

Susan Sarandon, poche settimane fa, alla Mostra del Cinema di Venezia, si è esposta sul tema dichiarando anche di aver subito ritorsioni professionali a causa delle sue posizioni politiche, vedendosi negati diversi ruoli e opportunità lavorative.

Crescono le tensioni a Hollywood

L’episodio di giovedì si inserisce in un clima di crescente tensione e mobilitazione, che vede coinvolti numerosi artisti e personaggi pubblici a livello internazionale, e che riflette la profonda spaccatura presente all’interno dell’industria cinematografica americana.

Oltre 5.000 figure dello spettacolo, della politica e del mondo accademico, tra cui la produttrice Sherry Lansing e l’attrice Debra Messing (Will & Grace), hanno firmato una lettera aperta per condannare l’uso del termine “genocidio” in riferimento alle azioni militari israeliane a Gaza.

Al centro delle polemiche, ma nel versante opposto, si trova anche l’attore Mark Ruffalo, criticato per le sue posizioni pro-palestina e per i suoi attacchi contro la fusione societaria di Paramount. Tra rivalità industriali e l’imminente stagione dei premi Oscar, la comunità di Hollywood si trova sempre più spinta a schierarsi apertamente sul conflitto.

Ruffalo non è l’unico ad essersi esposto pubblicamente: insieme a lui si sono schierati a favore della causa palestinese anche Javier Bardem, Emma Watson, Angelina Jolie, Joaquin Phoenix, tra i produttori del film La voce di Hind Rajab insieme a Brad Pitt, Rooney Mara, Jonathan Glazer e Alfonso Cuarón. Tra le personalità che hanno firmato appelli o espresso solidarietà figurano inoltre Oscar Isaac, Mahershala Ali e Cate Blanchett.