Quentin Tarantino tornerà da Cliff Booth con un nuovo romanzo, mentre al cinema sarà David Fincher a dirigere il personaggio interpretato da Brad Pitt.
The Adventures of Cliff Booth uscirà l’8 dicembre 2026 per Harper, che definisce il libro la sua “creative vision” in forma di romanzo. Sarà la controparte letteraria della nuova storia dedicata allo stuntman introdotto in C’era una volta a… Hollywood, mentre il film collegato, The Further Mis-Adventures of Cliff Booth, è diretto da David Fincher da una sceneggiatura dello stesso Tarantino. Netflix lo porterà in esclusiva nelle sale IMAX dal 25 novembre per due settimane, prima del debutto in streaming il 23 dicembre.
Tarantino sembra avere trovato il modo di separare la propria autorialità dall’obbligo di esercitarla sempre attraverso la regia.
Brad Pitt torna nel ruolo che gli è valso l’Oscar
Il nuovo film è ambientato nel 1977, otto anni dopo gli eventi del precedente. Accanto a Pitt ci saranno, tra gli altri, Elizabeth Debicki, Scott Caan, Carla Gugino, Yahya Abdul-Mateen II e Peter Weller.
Fincher ritrova anche diversi collaboratori abituali, compreso il direttore della fotografia Erik Messerschmidt e il montatore Kirk Baxter. Ma la particolarità del progetto non sta soltanto nel ritorno di Cliff Booth: sta nel fatto che, per una volta, Tarantino affida consapevolmente a un altro regista il compito di trasformare in cinema una storia che porta ancora la sua firma.
Il giovane Tarantino vide Natural Born Killers passare attraverso Oliver Stone fino a non riconoscervi più la propria sceneggiatura. Il Tarantino maturo sembra invece avere smesso di pretendere che un altro regista gli restituisca fedelmente ciò che ha scritto. Ha semplicemente costruito un sistema nel quale nessuna singola versione può esaurire la sua opera.
Come rendere superfluo il decimo e ultimo film
Non è un dettaglio che tutto questo accada mentre Tarantino continua a parlare del proprio decimo film come dell’ultimo. Da anni la sua teoria è nota: meglio interrompere una filmografia prima che la filmografia cominci a sopravvivere alla propria necessità.
La letteratura non è più un’attività laterale per Tarantino, che aveva già trasformato C’era una volta a… Hollywood in romanzo, modificandone equilibri, tempi e biografie; aveva poi pubblicato Cinema Speculation. Ora la pagina diventa qualcosa di diverso: un territorio nel quale l’opera può continuare senza chiedere al suo autore di rimettersi dietro una macchina da presa.
Anche la questione dei diritti rende il disegno meno romantico e più concreto. Per C’era una volta a… Hollywood, Tarantino aveva negoziato con Sony condizioni eccezionali, compreso il futuro ritorno del copyright sottostante; quando il progetto Fincher è emerso a Netflix, la struttura dell’accordo suggeriva che Tarantino conservasse un controllo particolarmente forte anche sul futuro dell’opera.
Forse Tarantino non sta più cercando il momento perfetto per smettere: sta preparando un cinema nel quale la fine della sua carriera da regista non coincida più con la fine della sua autorialità.