Giulio Regeni

Tutto il male del mondo: il documentario su Giulio Regeni

Sono passati dieci anni dalla scomparsa del giovane ricercatore friulano Giulio Regeni. Domani 25 gennaio andrà in scena l’anteprima nazionale del documentario, diretto da Simone Manetti. 

Al centro della ricostruzione il racconto dei genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, e dell’avvocata Alessandra Ballerini. Il documentario sarà nelle sale il 2, 3 e 4 febbraio sotto la distribuzione Fandango. La prima proiezione si svolgerà a Fiumicello Villa Vicentina, paese d’origine di Giuli Regeni.

Cosa racconta il documentario

Sicuramente una produzione che non rimarrà inosservata e che rappresenta, oltre ella tragedia, uno dei peggiori fallimenti della politica estera Italiana dal dopoguerra ad oggi. È la prima grande ricostruzione cinematografica della vicenda di Giulio Regeni. Il ricercatore venne rapito, torturato e ucciso al Cairo tra il 25 gennaio e il 3 febbraio 2016. 

II docufilm si concentra in particolare sulla lunga battaglia per ottenere verità e giustizia, seguendo il processo giudiziario che dal 2024 vede imputati quattro agenti dei servizi egiziani accusati della sua morte.

l racconto è costruito in gran parte sulle dirette riprese delle udienze e sulle testimonianze di chi ha vissuto la vicenda in prima persona. A questo si unisce un percorso di memoria pubblica alla quale i genitori, recentemente, hanno espresso gratitudine: Grazie a chi ha impedito l’oblio. Cittadini e scorta mediatica hanno illuminato il cammino verso la verità”, ha detto il padre Claudio.

Quale messaggio vuole dare

Il titolo “Tutto il male del mondo” è molto evocativo e forte. Prende spunto da un’espressione che la madre di Giulio esternò in un’intervista avvenuta dopo il riconoscimento. La straziante semplicità nel riassumere le condizioni in cui fu trovato il corpo, parole che risuonano nella nostra mente e che fanno riflettere. Un male fisico quello che ha dovuto subire Giulio. Un male anche istituzionale, quello che hanno dovuto subire i genitori. Non si parla solo dell’omicidio infatti, ma di depistaggio, bugie, silenzi, mancanza di collaborazione internazionale.

Il regista Simone Manetti afferma che il film non vuole essere solo un resoconto dei fatti, ma uno strumento per mantenere viva la memoria e spingere verso il riconoscimento dei diritti umani e della giustizia.

La volontà di questo docufilm è confermare che Giulio non verrà visto solo come individuo, ma come simbolo di tutte le vittime dei diritti umani negati.