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Un semplice incidente

Roma Cinema Fest: Un semplice incidente

Palma d’Oro a Cannes 2025, Un semplice incidente è un film coraggioso e umano. Cinque persone unite dal passato, ora dal caso, e una scelta da fare.

 

«In breve, l’uomo non è altro che la somma dei suoi atti e delle sue scelte».

Jean-Paul Sartre

 

Presentato in prima nazionale alla Festa del Cinema di Roma 2025, Un semplice incidente di Jafar Panahi è un film in bilico tra il dramma realistico e la fiaba morale, in cui le vite di cinque legate dal passato si intrecciano nel presente. Tra dilemmi morali, Panahi riflette su quanto la vita dell’uomo sia definita dal fato, dal credo o dalle scelte che compie. Le coincidenze esistono, ma non possono essere una giustificazione delle nostre azioni.

Un semplice incidente, la trama

Per una serie di casualità, cinque persone si ritrovano coinvolte nelle pieghe del destino. Tutte sono legate a un uomo, tale Gamba di legno, un torturatore di Stato. Ciascuna di loro, in passato accusata di dissidenza politica verso il regime iraniano, si ritrova ora di fronte a una scelta morale importante.

Quanto è il caso a definire le nostre vite? E quanto le scelte che facciamo? Questo il cuore di Un semplice incidente. I cinque personaggi sono più figure allegoriche, riflessi della complessità dell’essere umano e delle sue contraddizioni.

Una fiaba contemporanea

Sotto la superficie realista, Un semplice incidente custodisce l’anima e la struttura di una fiaba. I protagonisti incarnano diverse sfaccettature dell’essere umano, ricordando per certi versi Il mago di Oz. Cinque persone diverse, ciascuna con la propria fragilità. Vahid è istintivo, mentre Shiva, una fotografa razionale e meditativa. I due sposi Goli e Ali rappresentano la resilienza e l’amore, mentre Hamid incarna l’irrazionalità e la sete di vendetta.

Ognuno di loro è un modo diverso di rispondere al trauma e, inconsapevolmente, plasma gli altri nel viaggio comune. Panahi costruisce una semplice fiaba contemporanea attraversando temi politici e sociali complessi, dove la morale non è imposizione ma campo di riflessione.

Il bene e il male

E così, Panahi, con uno stile quasi teatrale (cita anche Aspettando Godot) lascia che siano le allegorie a dare voce alle diverse linee di pensiero. Ed è attraverso queste che conosciamo i personaggi e il loro trauma: ognuno rappresenta un modo di reagire al dolore, un’idea di giustizia. Vendetta o perdono? Rabbia o compassione? C’è un modo giusto e uno sbagliato?

In realtà, l’incontro dei cinque si rivela necessario, quasi la cura al trauma: è qui che i rancori sommersi e i dolori irrisolti si sciolgono e vengono liberati. In questo modo, l’uomo che li ha feriti in passato è ora il punto di congiunzione inconsapevole di una redenzione collettiva di umanità.

Un semplice incidente L’assurdo per parlare della realtà

Nonostante la crudezza e la portata politica e sociale del film, Panahi mantiene una leggerezza sorprendente. L’assurdo si confonde con l’ordinario: la piccola serie di incidenti scatenanti, il deserto come luogo mistico (quasi biblico) e il disegno ambiguo che unisce i personaggi. Già il titolo del film suggerisce qualcosa di apparentemente innocuo, marginale, eppure è quella l’origine di squilibrio. Nella scelta dell’aggettivo “semplice” si avverte l’ironia amara e beffarda del cineasta: nulla è davvero così insignificante, poiché ogni scelta genera una conseguenza che a volte si rivela irreversibile.

Nilufar, la purezza della giovinezza incontaminata

Nilufar, figlia di Gamba di legno, incarna l’innocenza dei bambini. La sua è un’anima ancora incontaminata dal mondo, dalle sue sofferenze e dai giochi di potere. Già nella prima scena, quando il padre investe un cane, lui e la madre giustificano l’accaduto come “un semplice incidente, ciò che deve accadere deve accadere”. Eppure la bambina è profondamente scossa, percependo la colpa del padre. Anche qui, ritorna il disegno fiabesco del film, sospeso tra realtà e simbolo. Nilufar è una presenza pura, dell’essere umano originario, prima che venga corrotto dalla sofferenza del mondo.

Un semplice incidente e la responsabilità del cinema di oggi

Con Un semplice incidente, Jafar Panahi realizza un film coraggioso, in cui la violenza e il potere non sempre si traducono in eventi drammatici o tragici, ma anche nell’ordinarietà. Un tocco ironico che permea l’intero racconto. Panahi si conferma ancora una volta un regista che non teme di raccontare i problemi significativi del suo Paese. La leggerezza di alcuni momenti contrasta con il peso di altri, creando spazi di riflessione senza spettacolarizzare. La semplicità è la vera magia. E sì, se il trauma può non abbandonarci mai, ciò di cui siamo certi è che l’umanità e le nostre scelte definiscono il mondo attorno a noi.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
4.3
★★★★