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Arrival: quando il linguaggio è il vero superpotere
Arrival, uscito nel 2016, è un film rivoluzionario. Un dramma fantascientifico che ha poco a che fare con la scienza e molto con la condizione umana. Un falso mainstream che incorona il linguaggio come chiave della realtà.
Possiamo dirlo: quando abbiamo visto per la prima volta Arrival, non ci abbiamo capito molto (falso chi dice il contrario). Dal trailer sembrava tutt’altro, dai protagonisti e dalla regia di Denis Villeneuve ci aspettavamo tutt’altro. Ma quello che ci è apparso è un film rivoluzionario per tanti motivi. E che racconta molto di noi e della condizione umana, molto più di quanto si pensi.
Come detto, un film che ha sconvolto la critica e gli spettatori. Candidato a 9 Premi BAFTA, 2 Golden Globe e 8 Premi Oscar nel 2017 (tra cui quello come miglior film), ha portato a casa quello come miglior montaggio sonoro.
Un film che vuole far riflettere su noi come specie usando i personaggi di fantascienza per eccellenza: gli alieni. Non era la prima volta che gli alieni superavano lo stereotipo dei cattivi al cinema, ma non era mai successo che il loro ruolo fosse così profondo. Possiamo dire commovente.
Arrival, la trama
Dodici misteriose astronavi aliene compaiono improvvisamente in diversi punti della Terra. I governi, temendo un’invasione, cercano di comunicare con gli extraterrestri per capire le loro intenzioni. Negli Stati Uniti viene coinvolta Louise Banks (interpretata da Amy Adams), una linguista esperta, affiancata dal fisico Ian Donnelly (Jeremy Renner).
Il loro compito è stabilire un contatto con gli eptapodi e interpretare il loro linguaggio, affrontando difficoltà comunicative, incomprensioni culturali e pressioni politiche crescenti. Mentre il mondo reagisce con paura e diffidenza, il film segue il tentativo di trasformare l’ignoto in comprensione, mostrando quanto la comunicazione sia fondamentale per evitare il conflitto.
Un finale sconvolgente che non ha vincitori né vinti, ma solo molta consapevolezza sul significato del futuro e sul valore delle scelte che facciamo ogni giorno.
Il linguaggio porta alla realtà
Arrival non è il solito film di fantascienza in cui a predominare è l’azione e lo scontro alieni – uomini per la salvezza del nostro pianeta. È altresì un film molto riflessivo, più interessato al dialogo, al linguaggio e alle scelte umane. Invita lo spettatore a interrogarsi su come comprendiamo il tempo, l’altro e noi stessi.
La fantascienza qui esplora organi molto più complessi, toccando teorie filosofiche e sociali che ancora non hanno portato risposte. Quella su cui poggia tutto il film riguarda il linguaggio. Il linguaggio diventa la chiave della realtà. Ma come?
Nel film viene citata implicitamente l’ipotesi di Sapif-Whorf. Conosciuta anche come l’ipotesi della relatività linguistica, afferma che in base alla lingua parlata e alle sue singolarità, questa influenza il nostro sviluppo cognitivo. In altre parole: il modo di esprimersi determina il modo di pensare e agire nell’ambiente che ci circonda.
Nella pellicola ciò viene analizzato attraverso il linguaggio degli alieni: non il nostro, non istantaneo né lineare, ma un linguaggio senza parole che cambia la percezione del tempo. Con il susseguirsi degli eventi i protagonisti, stabilendo contatto con queste entità, capiscono che conoscere il linguaggio vuol dire concepire una nuove visioni del mondo.
Questo è il fulcro: capire l’altro è il vero superpotere umano. Una sfida che oggi sembra impossibile, anche se la lingua altrui per noi sembra non avere più confini o segreti.
Il linguaggio e la dimensione temporale
Parliamo di un film con gli alieni, non stupiamoci se si sfocia nell’inatteso e nel non dimostrabile. Ma questo non toglie profondità agli avvenimenti né alla trama, anzi. Grazie al linguaggio, passato, presente e futuro nel film arrivano a coesistere. La dottoressa Banks diventa una sorta di pedina degli eptapodi, un esperimento vivente su cui tentano di installare un potere enorme. L’obiettivo è insegnare a far percepire il tempo non solo come una dimensione fisica, ma anche emotiva. Un personaggio, quello della Adams, forte non del proprio eroismo, quanto della propria consapevolezza.
La paura di ciò che non capiamo
Come accennato, gli extraterrestri di questo film sono molto particolari. Attraverso le loro azioni confermano quanto l’uomo, lo dice la nostra storia, sia curioso e voglioso di conoscenza quanto ostile e assetato di potere. È infatti l’incomprensione umana il vero nemico. L’attualità di questo tema è schiacciante, raccontata molto bene: è l’incomprensione a generare il conflitto, non la cattiveria innata.
Conclusioni
Un punto di forza del film è l’atmosfera cupa, seguita da una fotografia contemplativa. Un ritmo lento seguito da una colonna sonora mozzafiato e ipnotica, perfetta per la riflessione emotiva dello spettatore. Partendo dal film per arrivare a sé stesso.
Infine: Arrival è un film con gli alieni ma che non parla di alieni. Come detto, un falso mainstream senza sangue o scene d’azione. Un film che spiega quanto sia fondamentale riuscire a comunicare se ci si vuole salvare da noi stessi. Un film che certamente non dà risposte, ma piuttosto pone, anche se in modo inusuale, domande più che attuali.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★★