Il film di Alessandro Angelici, ora su Netflix ripercorre gli esordi di Califano, ma la storia resta in superficie, nonostante l’interpretazione di Gassman.
Il sogno: tra Roma e Milano
Lo seguiamo nei locali romani, recitando le sue poesie da poeta maledetto, costruendo subito la sua figura di latin-lover, incontra la sua futura moglie e i suoi primi compagni musicali. Inizialmente la sua vita ci sembra quasi una favola, tra cover di Tenco e passeggiate in spiaggia il protagonista sembra aver trovato il suo posto nel mondo.Ma le favole finiscono quando lascia Roma per trasferirsi a Milano da Edoardo Vianello e inseguire il suo sogno. Qua inizia a scrivere per i grandi nomi della musica italiana, da Ornella Vanoni a Mina, prima di cantare le sue poesie con la sua voce.
Un racconto che corre
Ed è qui che arrivano i problemi, sia per il protagonista che per il film stesso. La natura televisiva della pellicola accorcia tutto: i tempi rapidi comprimono anni di vita e avvenimenti in sequenze troppo rapide che si susseguono senza respiro. Donne, musica e Roma, diventano una sequenza di tappe obbligatorie nella sua vita, senza diventare un momento di crescita umana e artistica.
Manca lo spazio per far crescere le emozioni. Parti fondamentali della vita di Califano, come l’ascesa nel mondo discografico o la scelta di andare a Milano, vengono liquidate in poche sequenza che non danno la giusta importanza al momento personale di Califano.
Le scene si incastrano bene ma corrono in modo veloce senza permettere allo spettatore di capire chi sia stato veramente Califano.
L’interpretazione di Gassman
Al suo esordio, Gassman si confronta non solo con un colosso della musica italiana dalla forte personalità, ma con una figura che è diventata icona Nonostante ciò l’attore sceglie di non voler essere imitazione di Califano, ma sceglie di dargli un lato più intimo e personale. Riesce a costruire un filo emotivo solido basato sulla solitudine che accompagna il protagonista per tutta la pellicola.
In conclusione
Califano vorrebbe raccontare il mito del Califfo, ma si limita a sfiorarlo senza lasciare il segno. Non ci lascia niente di più di quello che già conoscevamo, ovvero le sue canzoni.