Il Robot Selvaggio

Il robot selvaggio, la recensione in anteprima

Arriva nei cinema la nuova e chiacchieratissima fatica animata firmata da Chris Sanders, il 49esimo film targato Dreamworks Animation: Il robot selvaggio.

Dreamworks Animation e il regista Chris Sanders presentano una collaborazione tutta nuova. Dopo Dragon Trainer e I Croods arriva Il robot selvaggio, ispirato al bestseller Il robot selvatico di Peter Brown. Acclamato da pubblico e critica, che già parlano di Oscar, Universal Pictures porterà il film nelle sale italiane il 6 ottobre. Ma noi di Almanacco Cinema abbiamo avuto di partecipare a una delle anteprime speciali che lo studio ha dedicato al film. Avrà soddisfatto le aspettative?

Nel film la robot Roz si risveglia perduta in un isola. In cerca di un compito da svolgere, come da programmazione, finisce a far da madre a un’ochetta appena nata. Roz affronta ed esplora la flora e la fauna per adattarsi, porre a termine il suo compito e, forse, cambiare la propria natura.

Uno spettacolo visivo

Dreamworks è sempre stata una compagnia altalenante. Composta tanto da grandi opere come Shrek quanto da film come Baby Boss 2. Lo studio si riunisce ora con il regista Chris Sanders per portare sullo schermo Il robot selvaggio. E qui lo studio torna, ancora una volta, a fare grande cinema.

Il robot selvaggio è un’opera animata deliziosamente cinematografica. Gli artisti Dreamworks prendono lo stile visivo lanciato con il celebrato Gatto con gli stivali 2, portandolo a un livello tutto nuovo. Sanders presenta una messa in scena meravigliosa e che sa, insieme al supporto di un’animazione veramente, come imprimere le immagini delle emozioni espresse.

Un meraviglioso lavoro artistico viene svolto in degli ambienti che finiscono per assorbire lo spettatore. A partire dalla natura che si alterna tra l’essere una piena espressione di vita e colore quanto l’opposto di questa. Le fiamme distruttive e devastanti ma al contempo meravigliose ed attraenti, catturando l’occhio nei loro colori e movimenti. Ma il lavoro più interessante ed espressivo viene svolto con l’acqua e il mare, che grazie a eccezionali movimenti e effetti di luce risulta più piacevole qui che, probabilmente, in qualsiasi altro film animato in CG che abbia mai visto.

Il robot selvaggio crea visivamente e tecnicamente qualcosa di unico e di grande impatto. Anche grazie a un immersiva componente sonora, si finisce per esplorare la natura insieme alla nostra protagonista. Ci si perde tra le location e i personaggi, nei loro design e nelle animazioni. Ancor di più ci si perde in una meravigliosa fotografia con grandi effetti di luce che danno infinite tinte di colore alle immagini.

Dreamworks dimostra come non servano necessariamente 200 milioni di dollari per creare un’opera animata in CG che meriti e necessiti la sala cinematografica.

Il Robot Selvaggio

Dreamworks torna a emozionare

Se sotto un punto di vista tecnico il film eccelle, la narrazione incontra alcuni intoppi. Iniziamo con un meraviglioso ed estremamente peculiare primo atto. Un primo atto che ci racconta la crudeltà della natura e l’incontro e lo scontro di questa con la tecnologia. Nel secondo atto il film invece va man mano ad addolcirsi, incontriamo una storia di maternità che va giocando, in dei momenti meglio che in altri, sulle emozioni. Nel terzo atto invece si toccano territori più commerciali e attivi del resto, creando qualcosa che, non fosse per l’ottima scrittura e il finale, risulterebbe eccessivamente discordante dal resto.

Ma il più dei problemi collassano davanti agli enormi pregi. Il robot selvaggio è una grande opera emotiva che riesce a commuovere e divertire, portando molto a grandi e piccoli. Grandi scene di tensione e divertimento creano una splendida e semplice avventura. Ma più importanti sono i momenti di dramma, momenti da cui sarà impossibile uscire con gli occhi asciutti. Dreamworks torna a rubare il cuore agli spettatori, solo per restituirglielo più grande.

Ci si rivede molto nei personaggi e nelle loro azioni e Roz è un’ottima protagonista, degna dell’iconico roster Dreamwork. Seguiamo una protagonista dalla sua nascita, nel corso di un percorso che la cambia e trasforma assieme al pubblico. Sopratutto però assistiamo alla nascita di una madre e con lei abbiamo modo di innamorarci di un figlio. La storia di Roz parla alle famiglie, alle madri in particolare, a cuore aperto e racconta qualcosa a ogni spettatore.

Roz si interfaccia con il mondo animale, facendoci incontrare un meraviglioso cast di personaggi. Tutti nel film hanno un’unicità, una personalità, una storia e, ancor di più, un cuore. Non posso dire siano tutti memorabili, ma tutti regalano grandi momenti.

Il selvaggio

Chris Sanders ci presenta un film in parte sporco e che ci racconta la vita scherzando e giocando con la morte. Non c’è niente che i più piccini non possano reggere, certo, ma difficilmente ho visto un film animato giocare sin dall’inizio e così brillantemente con la morte. Elemento che dà un grande senso di imprevedibilità al film e ai suoi personaggi.

Ne’ Il robot selvaggio troviamo l’incontro e lo scontro tra la natura e la tecnologia. Ci viene chiesto come e se questi elementi possano vivere in un unione. Grande lavoro visivo e sonoro viene svolto nel rendere questi elementi divisi, ma ancor più grande è quello svolto per unirli. Lavoro che viene esaltato ancor di più dalla splendida colonna sonora firmata da Kris Bowers.

Tramite Roz il film ci racconta degli errori umani e del come le future e in parte innocenti generazioni possano, e forse debbano, porre rimedio al ciclo di sbagli iniziati in passato. Il robot selvaggio racconta ciò, si, con dolcezza, ma anche con cattiveria ed urgenza. La necessità di un cambiamento interno e del nostro dovere di prenderci cura del mondo è al centro della storia.

I bambini, e gli adulti attraverso Roz, scoprono una natura molto vera e, talvolta, anche aggressiva. Aggressività raccontata nella seconda metà anche da geniali e profondi accenni di world building. Certo, nell’ultima mezz’ora la natura e gli animali diventano fin troppo artificiali e iniziano a muoversi a favore della storia, piuttosto che al suo interno, portando a un climax intrattenente ma non del tutto necessario. Errore che viene però meravigliosamente sistemato dall’emozionante finale.

Il Robot Selvaggio

In conclusione

Il robot selvaggio è un progetto riuscitissimo e che riporta Dreamworks indietro nel tempo. Lo studio presenta un opera estremamente unica e originale, con cui torna a creare qualcosa di più semplice e artistico. Un film con il quale il regista Chris Sanders torna a raccontare tutta la sua arte ed il suo cinema.

Un grandissimo cinema quello di Sanders. Un cinema espressivo e reale, fatto di grandi immagini, di grandi luci e colori con disegni degni dei più grandi schermi cinematografici. Anche grazie ad un’altrettanto importante componente sonora che impreziosisce ancor di più il film.

Al netto di qualche, anche talvolta non indifferente, problema nella sceneggiatura, gli artisti Dreamworks tornano ad insegnare grande cinema animato. Un cinema degno di ogni spettatore, che ispira artisti e pubblico e che merita assolutamente di esser visto e supportato. Anche se la storia di Roz dovesse fermarsi qui, questo è un viaggio che varrà la pena vivere. Ma noi speriamo di vederlo continuare.

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema