Portobello

Portobello: il finale di stagione

È disponibile su HBO l’ultimo episodio della serie Portobello di Marco Bellocchio. La serie tratta del caso giudiziario di Enzo Tortora.

Portobello non ci racconta solo un pezzo di Storia italiana ma ci parla dell’accanimento mediatico e giudiziario nei confronti di un uomo che rappresentava l’Italia stessa. Bellocchio ci apre gli occhi, nuovamente, su delle ferite che non si sono mai rimarginate e lo fa in maniera eccelsa. Portobello non ha niente da invidiare alle serie americane, una ricostruzione fedele che si concentra sul ritratto di un uomo distrutto dallo Stato.

La recensione dei primi due episodi potete trovarla qua.

La costruzione del ritratto

Negli episodi centrali della serie, la narrazione si concentra sulla vita di Enzo Tortora nel carcere e sulla costruzione delle prove, evidentemente falsate, della sua condanna. La costruzione del personaggio di Enzo Tortora è quella di un uomo che viene distrutto e sopratutto la cui colpevolezza viene data per scontata ancora prima delle indagini.

Bellocchio si concentra sul mettere in evidenza la costruzione errata della colpevolezza di Tortora. Lo spettatore, anche se non dovesse conoscere la storia, capisce subito che è tutto costruito, ci sembra di vedere la costruzione di un castello di carte. Quest’ultima immagine Bellocchio ce la restituisce visivamente nelle ultime puntate della serie: piano piano vediamo un castello di carte che viene costruito ma che da un momento all’altro sembra pronto a crollare, e fortunatamente così è.

Gifuni si cala perfettamente nella parte, riesce a creare una connessione con lo spettatore. In quest’ultimo cresce la rabbia ma sopratutto riesce a percepire il dolore di Tortora. L’impresa di Gifuni è incredibile, non ci sembra di vedere un’interpretazione ma pensiamo di avere il vero Tortora  davanti. Il regista si concentra sul ritratto di un uomo, un percorso che Bellocchio aveva già iniziato con Il Traditore, che narrava i fatti di Buscetta per poi proseguire con Esterno Notte, sempre con Fabrizio Gifuni. Quello che fa Bellocchio è dipingere i ritratti di uomini, ponendoli al centro della storia che non diventa la storia di un singolo, ma collettiva. La storia di Tortora non poteva essere raccontata senza il suo contorno, la sua famiglia e il suo Portobello, ma sopratutto non poteva non raccontare il contorno marcio, quello della giustizia italiana.

 

Il processo

Se negli episodi 3 e 4 la serie si concentra sulla vita nel carcere e la costruzione delle prove, gli ultimi due episodi ci raccontano il processo. Nel terzo episodio vediamo il primo processo, dove Tortora viene condannato. In questa parte Bellocchio continua a costruire il falso mito del Tortora colpevole e nel mentre costruisce la realtà della magistratura fallace. I giudici e i magistrati sembrano contro Tortora, fino a definirlo trafficante di morte. Tutta l’ambientazione che contorna il processo ci viene mostrato come un ambiente poco serio, quello che vediamo è il palco di uno spettacolo. I falsi pentiti, capitanati da Giovanni Pandico, interpretato da un ottimo Lino Musella, recitano tutti una parte. Si divertono, ridono, loro hanno creato il loro copione e sono pronti a recitarlo. Il problema è che non è finzione, è realtà: dall’altra parte c’è un uomo che sta venendo condannato ingiustamente. Il Tortora di Gifuni è un uomo a terra, ma con una rabbia che gli permette di andare avanti, di continuare a urlare la sua innocenza, un uomo che combatte. L’operazione di Bellocchio è quella di concentrare in tutto il personaggio di Tortora la rabbia e l’urlo di tutta Italia e degli spettatori, che insieme a Gifuni urlano sono innocente.

Ma la giustizia alla fine arriva, Tortora viene assolto. Sono servite cinque puntate per costruire le false prove, le false testimonianze e il grande spettacolo, ma solo una puntata per distruggerlo. È bastato cambiare magistrato, mettere in ordine le prove per distruggere il siparietto. Tortora si è fatto sentire, la sua innocenza è stata accolta. Il vero processo però è quello che è stato fatto a un uomo nel corso degli anni. Per quanto sia riuscito a dimostrare la sua innocenza la sua vita è stata segnata, infatti morirà poco dopo l’assoluzione.

Il caso di Tortora non è solo personale, è collettivo. E vediamo come si riflette sulla sua famiglia, sulle persone che gli stanno attorno. La serie infatti inizia con delle persone incollate allo schermo a vedere Portobello, e finisce con quegli stessi individui che assistono al processo della vita di un uomo.

Conclusione

Bellocchio ci accompagna in questo processo nella vita di un uomo, e lo fa con una serie perfetta sotto tutti i punti di vista, sopratutto con una suddivisione del racconto perfetta. Le prime due puntate costruiscono la figura di Tortora di pari passo alla preparazione del grande Blitz, e ci presentano la figura di Pandico. Quelle centrali ci fanno vedere la distruzione e la fragilità di Tortora per prepararci alle ultime due che ci mostrano la costruzione e la decostruzione di uno spettacolo che porta la firma dello Stato. Questo permette allo spettatore di capire tutti i pezzi di questo puzzle per poi alla fine ricomporlo.

Marco Bellocchio a 86 anni ci dimostra di saper ancora dominare le scene e di avere ancora tanto da dare al cinema. Dimostra di essere un maestro e di saper ancora insegnare come fare cinema e di saper ancora ricordare all’Italia le sue ferite.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
5
★★★★★