Debutto cinematografico in grande stile di A.V. Rockwell che in A Thousand And One racconta una storia di lotta e ribellione con grande profondità.

Il tema della genitorialità: spartiacque sociale
New York anni ‘90: Inez de la Paz (interpretata da Teyana Taylor) é una donna afro americana che, cresciuta tra Harlem e Bronx, ha passato l’infanzia tra la strada, le case famiglia ed i servizi sociali. Uscita da poco dal penitenziario di Rickers Island e senza un lavoro fisso rivede sé stessa in Therry, figlio dell’ex compagno da lui abbandonato per strada.
Decide che questa volta la storia andrà in modo diverso e in un gesto di umanità ma anche di impulsività rapisce il bimbo che allora aveva sei anni per sottrarlo ad un sistema di affidamento ingiusto e classista. Lo porta ad Harlem dove tra mille peripezie alla fine riesce a dargli una casa ed una stabilità con il suo compagno Lucky, procurandogli anche una falsa identità.
Gli anni passano e Therry sembra essere sulla strada giusta per avere successo nella vita. Ma proprio quando sembra essersi aperto davanti a loro un raggio di speranza la realtà del loro passato bussa alla porta. La storia potrebbe essere di quelle già viste. Ha tutti gli ingredienti per diventare una favoletta a lieto fine, ma non vuole esserlo.
A Thousand One si accosta di più al realismo di De Sica in Ladri di Biciclette che al paradigma hollywoodiano del riscatto sociale. É un film che vuole, pretende di essere realista e per questo è disposto a rinunciare anche ad un po’ di magia ed intimità. Ma soprattutto questa pellicola affronta il tema della genitorialità attraverso il filtro della denuncia: la maternità come diritto, ma anche come privilegio per chi è nelle condizioni di Inez.
New York è il ‘cattivo’ di questa anti-favola
Se in una favola ci sono eroi e cattivi é perché anche nella realtà esistono. Ed infatti anche nel film c’è un cattivo: la città di New York che fa , sì da sfondo, ma che diventa personaggio a sua volta. Parliamo della New York di Rudy Giuliani che dal 1994 al 2001 bersaglió le comunità più emarginate in nome della sicurezza, quella del ‘fermo e perquisizione’ che autorizzava la polizia a perquisire arbitrariamente qualsiasi persona ‘considerata sospetta’, della New York della gentrificazione che schiacciava le comunità minoritarie.
Questo antieroe però dà anche continuità, consistenza e coerenza al plot che viene così inquadrato storicamente anche in modo molto accurato dalla regista. Forse perché anche lei stessa è stata testimone di questi cambiamenti, essendo figlia di immigrati giamaicani e residente nel Queens. New York é un personaggio che schiaccia ma che allo stesso tempo accompagna.
Il finale del film è aperto ed interpretabile in diversi modi. Rimane però il messaggio che la vita non ti fa sconti, ed il racconto di una resistenza disperata contro forze ben al di sopra di noi. Da vedere non solo per il debutto alla regia di A.V Rockwell e di quello come attrice di Teyana Taylor ma anche per lo spessore ed il realismo ricercati e con strenua lucidità in questo racconto.
