Ant-Man and The Wasp: la recensione del sequel Marvel

Ant-Man and The Wasp: la recensione del sequel Marvel

Le dimensioni contano, ma il cuore di più: Ant-Man and The Wasp diverte con intelligenza e ritmo. La recensione del brillante sequel Marvel.

Uscito nelle sale nel 2018 con il gravoso compito di alleggerire la tensione accumulata dopo il finale drammatico di Avengers: Infinity War, il film diretto da Peyton Reed sceglie la strada della commedia brillante e del dramma familiare. Lontano dalle minacce cosmiche di Thanos, questo secondo capitolo dedicato all’Uomo Formica si concentra su una scala volutamente ridotta, dimostrando che l’Universo Cinematografico Marvel può funzionare egregiamente anche rinunciando all’apocalisse imminente. Il risultato è un heist movie fantascientifico dal ritmo frenetico, capace di mescolare gag esilaranti e sentimenti genuini in una formula rodata e vincente.

L’evoluzione del duo in Ant-Man and The Wasp

Il vero punto di forza della sceneggiatura risiede nella perfetta alchimia tra i due protagonisti. Paul Rudd torna a vestire i panni di Scott Lang, questa volta confinato agli arresti domiciliari dopo gli eventi di Civil War, confermandosi un antieroe irresistibilmente goffo ma profondamente legato alla figlia Cassie. Tuttavia, come suggerisce il titolo, la vera rivoluzione è l’ascesa di Hope van Dyne, interpretata da una magnetica Evangeline Lilly. Indossando finalmente il costume di Wasp, Hope non è più una semplice comprimaria, ma diventa il vero motore dell’azione: letale, precisa e coreografata magnificamente nelle scene di combattimento che sfruttano i repentini cambi di dimensione.

L’esplorazione del Regno Quantico

Il motore narrativo di questo capitolo non è fermare un cattivo megalomane, ma portare a termine una complessa missione di salvataggio. Hank Pym (il sempre carismatico Michael Douglas) e Hope sono alla disperata ricerca di Janet van Dyne (Michelle Pfeiffer), perduta da decenni nel subatomico Regno Quantico. Questa premessa spinge la pellicola verso soluzioni visive lisergiche e affascinanti, espandendo la “fanta-scienza” del MCU e gettando le basi concettuali che si riveleranno poi fondamentali per la conclusione della Saga dell’Infinito in Endgame.

L’azione e gli inseguimenti a San Francisco

Peyton Reed alza notevolmente l’asticella per quanto riguarda le sequenze d’azione urbane, trasformando le ripide strade di San Francisco in un vero e proprio parco giochi. L’uso della tecnologia Pym viene applicato in scala massiccia e con una creatività sorprendente: edifici interi vengono ridotti alle dimensioni di un trolley da viaggio, auto rimpiccioliscono sotto i camion per evitare gli scontri e dispenser giganti di caramelle Pez diventano ostacoli letali. Questa gestione ludica dell’ambiente urbano regala ad Ant-Man and The Wasp un dinamismo fresco, differenziandolo nettamente dalle consuete e caotiche battaglie in CGI del terzo atto tipiche di altri cinecomic.

Il mercato nero e l’avidità di Sonny Burch

A complicare ulteriormente la missione di Hank e Hope si inserisce la sottotrama legata a Sonny Burch, interpretato da un sempre ottimo Walton Goggins. Burch rappresenta una minaccia squisitamente terrena: un trafficante del mercato nero desideroso di mettere le mani sulla tecnologia quantistica esclusivamente per profitto. La sua presenza aggiunge un sapore quasi pulp e da poliziesco vecchia scuola alla pellicola, costringendo i protagonisti a destreggiarsi tra l’FBI alle calcagna e criminali in giacca e cravatta, mantenendo la posta in gioco sempre focalizzata e personale.

Un villain atipico e la forza dei comprimari

A differenziare ulteriormente l’opera dal resto delle produzioni Marvel Studios è la gestione di Ghost (Hannah John-Kamen). Non è mossa da sete di potere, ma dal disperato bisogno di curare una condizione genetica che la condanna a un’esistenza di dolore e intangibilità. Questa umanizzazione della minaccia si sposa perfettamente con i toni leggeri della pellicola, che trova il suo apice comico nei comprimari: dal pedante agente FBI Jimmy Woo (Randall Park) all’inarrestabile logorrea di Luis (Michael Peña), le cui sequenze di flashback narrato rimangono tra i momenti più brillanti dell’intera saga.

Il finale di Ant-Man and The Wasp e l’ombra del Blip

Pur offrendo allo spettatore due ore di puro intrattenimento spensierato, il film piazza il suo vero colpo da maestro nella celebre scena mid-credits. Dopo aver consolidato il ruolo dei suoi eroi e aver ricostruito i legami familiari, la narrazione si ricollega bruscamente e tragicamente agli eventi di Infinity War. È un contrasto tonale brutale ed efficacissimo, che chiude un’avventura leggera lasciando il pubblico con il fiato sospeso e confermando l’importanza vitale del Regno Quantico per il futuro dell’universo Marvel.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨★