Deadpool: la recensione del cinecomic con Ryan Reynolds

Deadpool: la recensione del cinecomic con Ryan Reynolds

Irriverente, sanguinoso e rivoluzionario: nel 2016 Deadpool ha scardinato le regole del cinecomic. La recensione del capolavoro comico e d’azione con Ryan Reynolds. 

Se c’è un film che ha segnato un prima e un dopo nella storia recente dei cinecomic, quello è senza dubbio Deadpool. Uscito nel 2016 dopo una genesi produttiva a dir poco travagliata e un leak provvidenziale di un test footage su internet, l’opera prima di Tim Miller ha dimostrato a un’industria hollywoodiana ormai fossilizzata sul rassicurante rating PG-13 che un film di supereroi vietato ai minori poteva non solo esistere, ma trionfare al botteghino. Il risultato è una pellicola anarchica, un’iniezione di pura adrenalina e scorrettezza che ha decostruito il genere dall’interno, prendendone in giro i cliché senza mai rinunciare a intrattenere.

Il riscatto definitivo di Ryan Reynolds

Come avevamo visto nell’analisi di X-Men le origini Wolverine, il primo approccio cinematografico a Wade Wilson era stato un disastro su tutta la linea. Ryan Reynolds, vero e proprio motore creativo e produttivo di questo progetto, ha trascorso anni a lottare per restituire dignità al Mercenario Chiacchierone. Il suo Wade Wilson in questa pellicola è semplicemente perfetto: Reynolds non interpreta Deadpool, è Deadpool. L’attore canadese infonde al personaggio una parlantina inarrestabile, un cinismo tagliente e un carisma magnetico, trovando il perfetto equilibrio tra la comicità slapstick, il dramma personale della malattia e la brutalità dell’assassino su commissione. È la redenzione definitiva per un attore che ha creduto nel personaggio più di chiunque altro.

La rottura della quarta parete e l’ironia meta-cinematografica

Il vero colpo di genio della regia di Tim Miller e della sceneggiatura di Rhett Reese e Paul Wernick è l’uso strutturale, e non solo cosmetico, della rottura della quarta parete. Deadpool sa di essere in un film. Parla con il pubblico, critica i tagli di budget della Fox che non gli hanno permesso di avere più di due X-Men in scena, prende in giro la carriera passata del suo stesso attore protagonista (memorabile la frecciatina a Lanterna Verde) e smonta le convenzioni del franchisemutante. Questo continuo gioco meta-cinematografico non appesantisce la narrazione, ma la esalta, creando una complicità unica con lo spettatore e giustificando l’estetica esagerata e cartoonesca della violenza.

Una love story (tutt’altro che) convenzionale

Sotto i litri di sangue finto, le battute a sfondo sessuale e le decapitazioni, Deadpool nasconde un cuore insospettabilmente romantico. Il film si autodefinisce una “storia d’amore”, e la dinamica tra Wade e Vanessa (una magnetica Morena Baccarin) funziona alla perfezione. La loro chimica, basata su un senso dell’umorismo condiviso e ugualmente disturbato, rende credibile e dolorosa la discesa di Wade nell’incubo dell’esperimento che lo sfigurerà. È proprio per ritrovare il coraggio di mostrarsi alla donna che ama, più che per salvare il mondo, che Deadpool intraprende la sua crociata vendicativa contro il sadico Ajax (Ed Skrein).

Il contrasto comico: Colosso e Testata Mutante Negasonica

Per far risaltare ancora di più l’anarchia del protagonista, il film gli affianca due figure di contrasto straordinarie, pescate abilmente dai fumetti X-Men. Da una parte c’è Colosso, reso finalmente imponente e fedele alla controparte cartacea (con tanto di accento russo e animazione in CGI), che rappresenta la bussola morale del supereroe classico, costantemente frustrato dai metodi letali di Wade. Dall’altra c’è Testata Mutante Negasonica (Brianna Hildebrand), l’epitome dell’adolescente apatica e ribelle. Le loro interazioni con Deadpool regalano alcune delle sequenze comiche più riuscite della pellicola, bilanciando perfettamente l’azione cinetica del terzo atto.

L’eredità di un antieroe rivoluzionario

A distanza di anni, il primo Deadpool rimane un manuale su come prendere un budget relativamente ridotto per gli standard del genere (circa 58 milioni di dollari) e trasformarlo in un successo planetario grazie a idee chiare, rispetto per il materiale originale e una campagna marketing geniale. Tim Miller ha diretto un origin-story che, pur seguendo uno schema narrativo piuttosto lineare, viene mascherata da un montaggio non lineare e da un ritmo forsennato. L’impatto di questo film è stato sismico: ha spianato la strada per opere autoriali e adulte come Logan e ha dimostrato che il pubblico era ampiamente pronto per supereroi che parolacce, sesso e violenza non li censurano, ma li abbracciano.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
4
★★★★★