Skip to content Skip to footer

Giraffada, attraverso il check-point israeliano

Giraffada è un film del 2013, liberamente ispirato a eventi realmente accaduti durante la Seconda Intifada. Affronta il tema dei check-point israeliani.

Giraffada è un film di Rani Massalha con Saleh Bakri come attore protagonista. E’ ambientato nello zoo di Qalqilya, dove a seguito dei bombardamenti del 2002 morì una giraffa.

La trama

Yacine (Saleh Bakri) e suo figlio Ziad (Ahmed Bayatra) vivono a Qalqilya, in Cisgiordania. Yacine lavora come veterinario in uno zoo adiacente alla barriera di separazione israeliana. Un giorno Yacine si trova a dover soccorrere e dare ospitalità a Laura Orsini (Laure de Clermont-Tonnerre), fotoreporter francese ferita dalle milizie israeliane. Nello zoo dove lavora Yacine vivono due giraffe, Rita Brownie, ma quest’ultimo viene ucciso a seguito di un bombardamento. Yacine, per evitare che Rita si lasci morire, si pone in contatto con il veterinario ebreo Yohav Alon (Roschdy Zem), che lavora allo zoo israeliano di Haifa. Il veterinario ebreo aiuterà Yacine a trovare un compagno per Rita.

L’impatto emotivo di Giraffada

Giraffada riesce a presentare l’intera narrazione sul dramma vissuto quotidianamente dagli abitanti della Cisgiordania. Lo spettatore viene posto dinanzi a situazioni drammatiche, la cui intensità si fa crescente nel corso del film, sfociando in un finale che spezza il cuore. Giraffada racconta degli scontri tra ragazzi di strada e milizie israeliane, dei bombardamenti contro le città palestinesi, di una povertà che lascia persone e animali persino senza cibo. Giraffada racconta, soprattutto, delle umiliazioni nei check-point. Massalha non rinuncia a narrare una possibile convivenza tra arabi ed ebrei, criticando le frange conservatrici della resistenza palestinese.

I check-point, il tema principale di Giraffada

I check-point sono barriere fisiche costruite da Israele in Cisgiordania a partire dalla primavera del 2002. Sono costituiti da un’alternanza tra muro e reticolato con porte elettroniche. I palestinesi considerano queste strutture (da loro definite come ‘muro dell’apartheid‘) uno strumento di segregazione razziale. I check-point hanno portato a un’ulteriore degradazione delle condizioni di vita palestinesi. Secondo l’ONU “è difficile esagerare l’impatto umanitario dei check-point”, i quali proteggono anche gli insediamenti illegali israeliani (come spiegato da un articolo CNN del 7 novembre 2003). Il paese di Qalqilya, dove si svolge la vicenda narrata da Massalha, è tra i più colpiti dalle politiche di contenimento israeliane.

Una voce palestinese

“Non ci devono essere check-point. Non è facile, e non è giusto, normalizzarli”, queste le parole di Jasmin Amadneinfluencer di origini palestinesi. “I check-point sono umilianti, ti privano della dignità. E’ difficile avere pazienza, ma se protesti ti uccidono. Una mia amica è stata uccisa a un check-point mentre si stava recando all’università”. Amadne ha posto al centro delle sue critiche anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite: “la Nakba, per volere dell’ONU, non è mai stata raccontata in Occidente. Noi, però, non dobbiamo dimenticare”.

 

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨