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I fratelli Safdie e la loro perla maledetta: Diamanti grezzi
Diamanti grezzi dei fratelli Safdie è un vortice sull’ambizione ossessiva, in cui forma e contenuto collassano fino a un’estasi distruttiva e pericolosa.
Con Diamanti grezzi (Uncut Gems, 2019) Josh e Benny Safdie portano avanti un percorso autoriale preciso, intrapreso con Heaven Knows What e Good Time. Un cinema immerso, teso, nervoso, costellato da personaggi intrappolati in una realtà stretta in cui il tempo non esiste. Qui, l’ambizione spropositata e l’illusione di onnipotenza sono mostri che invadono ogni inquadratura in una New York caotica e sporca. Il disagio esce dallo schermo fino a far sentire persino lo spettatore in un posto non sicuro.
Diamanti grezzi, la trama
In una New York indifferente, Howard Ratner (Adam Sandler) si agita tra i suoi mille affari. L’uomo è un gioielliere ossessionato dal gioco d’azzardo e si destreggia tra debiti e relazioni che si tengono in piedi da meri giochi di potere. Ma quando entra in possesso di un prezioso opale etiope, questo diventa per lui una promessa, la svolta definitiva nella vita. Da quel momento, ogni sua scelta è segnata da una continua proiezione estenuante verso il futuro.
L’ambizione e l’illusione di un uomo
In Diamanti grezzi l’ambizione è spinta oltre ogni limite umanamente possibile, diventando una trappola che brucia a fuoco lento il protagonista. Howard incarna l’illusione contemporanea di poter contenere il potere e l’universo intero in un oggetto. Per lui l’opale rappresenta una porta verso una dimensione cosmica di beatitudine, una visione celeste di estasi e pace, ma in realtà è solo una proiezione, infatti non è l’oggetto a creare possibilità, bensì siamo noi a costruirle nella nostra mente, spesso senza renderci conto di ciò che abbiamo intorno. Scalpitiamo, nel tentativo di trovare un senso, come Howard che non vede e non vive mai il presente, ma lo attraversa, proiettato costantemente in avanti, verso il prossimo futuro, il prossimo colpo, la prossima scommessa, la prossima illusione.
La regia dei Safdie che attraversa
È una condizione mentale che viene tradotta dal linguaggio cinematografico, magistralmente armonizzato dai fratelli Safdie. La musica, le inquadrature, il montaggio: tutto è claustrofobia, angoscia, velocità e supera il presente stesso del tempo reale, trasformandosi in puro tempo cinematografico. L’hic et nunc viene scavalcato e il tempo segue esclusivamente le emozioni di Howard. Diamanti grezzi non concede tregua all’occhio dello spettatore, così come Howard a se stesso. Ogni momento è superato dal successivo nell’immediato, in ogni problema ne fioriscono molteplici, Howard è in uno e mille altri luoghi insieme.
Telefonate, affari aperti, una continua fuga in avanti per non sentire il vuoto della sua vita. La camera a mano, ravvicinata, nervosa, si incolla ai corpi e più alla mente dell’antieroe. Così le emozioni si palesano sullo schermo fino a uscire da esso e arrivare allo spettatore, che non può che provare disagio e la consapevolezza spiacevole di essere in un posto tutt’altro che sicuro. In questo modo, la regia dei Safdie sembra osservare Howard, e invece no, perché lo vive. La fotografia di Darius Khondji e la musica di Daniel Lopatin diventano estensione delle emozioni e del desiderio incontrollabile di Howard. Il compositore realizza una colonna sonora elettronica e sintetica, che sembra parlare dell’astratto e dell’irraggiungibile.

Diamanti grezzi e soli
Eppure, al centro di questo caos, c’è solo un uomo profondamente solo. Howard è un individuo scomposto in mille frammenti, incapace di ricomporsi. Vive relazioni prive di amore autentico, quindi si muove per non sentire, non è vitalità ma anestesia. Intorno a lui una New York frastagliata e inquieta – lontanissima dalla città romantica e alta di Woody Allen, è invece molto più vicina a quella ostile e predatoria di Martin Scorsese.
Howard è un personaggio moralmente aberrante, esasperante, eppure capace di suscitare una forma di tenerezza che risiede nella sua debolezza. È tragicamente coerente con la sua condanna: non c’è rifugio né via d’uscita sicura quando siamo vittime di noi stessi. E infatti, Howard ruota a vuoto, senza mai trasformarsi. Quindi, in realtà, non c’è una redenzione ma nemmeno una caduta, il suo, infatti, è un moto circolare che lo riporta al punto di partenza, un ritorno all’origine.
I fratelli Safdie e il loro diamante
I fratelli Safdie si rivelano veri e propri armonizzatori del disordine, la loro regia trasforma il caos in coerenza, tutto è al posto giusto. Diamanti grezzi costringe a guardare una verità scomoda: quando si vive costantemente nel futuro, si perde tutto ciò che rende il presente reale. È una cecità mentale ed emotiva. E alla fine, il cerchio si chiude: il cosmo sembra promettere qualcosa di meraviglioso e invece si rivela essere solo il vuoto, il riflesso di una fine che è già avvenuta molto tempo prima.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
5
★★★★★