Il verde prato dell'amore, la recensione su Almanacco Cinema

Il verde prato dell’amore, la fiaba impressionista di Varda

Una musica scandisce le stagioni dell’amore e la fragilità dei sentimenti. Con Il verde prato dell’amore, Varda dipinge una fiaba crudele di colori e illusioni.

Formalità, leggerezza e apparente armonia: con Il verde prato dell’amore (Le Bonheur, 1965) Agnès Varda realizza uno dei film più ambigui sulla crudeltà dei sentimenti. Presentato alla Berlinale, dove vinse l’Orso d’argento, l’opera divise il pensiero della critica. Considerato uno dei titoli più rappresentativi della Rive Gauche – gruppo parallelo alla Nouvelle Vague che annoverava autori quali appunto Varda, Alain Resnais e Chris Marker – il film riflette maggiore attenzione alla forma, alla memoria e alla riflessione filosofica, caratteristiche che distinguevano questi cineasti dai compagni. Il verde prato dell’amore si figura come una parabola cinica e crudele, una fiaba tragica mascherata dall’idilliaco e dall’armonioso.

Il verde prato dell’amore, la trama

François è un falegname e padre di famiglia. Vive una vita serena e abitudinaria con la moglie Thérèse e i due figli Pierrot e Gisou. Un giorno l’armonia viene spezzata con l’incontro fra l’uomo e una postina, Émilie. I due diventeranno con una semplicità disarmante amanti. François è privo di sensi di colpa. Anzi, crede che l’amore con la ragazza sia solo una nuova pianta rigogliosa, nata sotto il frutteto domestico. Dunque, qualcosa che può solo portare ulteriore felicità alla famiglia. Eppure, l’equilibrio e l’idillio vengono presto spezzati da una tragedia.

Le stagioni dell’amore e la ciclicità della natura

Il ciclo naturale dei fiori è simbolo costante, nonché emblema della metafora di Varda. Il film si apre con la primavera e si chiude con l’autunno. Ogni cosa è presagio di cambiamento. I fiori onnipresenti sono gioia e divenire quanto richiamo funebre. Il verde del prato è effimero e destinato a sciogliersi in altri colori che ne incarnano la morte apparente, per poi tornare con la stagione successiva. In egual modo la famiglia si dissolve e la tragedia non interrompe la vita, ma suggerisce una ciclicità che rende l’amore fragile e fasullo. Varda sembra suggerire inoltre una critica verso l’illusorietà e la precarietà di autenticità dell’idea di famiglia. Un nido in cui le persone sono facilmente sostituibili, purché ne siano ricoperti i ruoli.

Il verde prato dell'amore, la recensione su Almanacco Cinema

La regia sperimentale di Agnès Varda

Il verde prato dell’amore è un’opera pittorica, impressionista. Dissolvenze colorate scandiscono il racconto in piccoli atti teatrali. I tagli di montaggio improvvisi e il ritmo sembrano suggerire le emozioni dei protagonisti, come l’agitazione del primo incontro e le farfalle nello stomaco. I manifesti “amore”, “mistero”, appaiono come dei presagi, mentre le sensazioni astratte così come il pensiero si traducono in immagini vere e proprie. Agnès Varda sperimenta con ripetizioni, dissonanze e una formalità geometrica. Quest’ultima presente soprattutto nelle scene di intimità tra François ed Émilie. La regista crea così un mosaico ad incastro che restituisce i moti interni contraddittori dei personaggi.

Il verde prato dell’amore, una fiaba crudele e tragica

Dietro la patina bucolica impressionista, i colori pastello e brillanti, le campagne francesi e i salottini modesti che ricordano Éric Rohmer, il film non è altro che una fiaba spietata. La visione amara restituita da una sorta di “anti-morale” finale ci suggerisce come l’amore sia in realtà debole e fragile, anche lì dove sembra autentico. La donna è sostituibile e la felicità intercambiabile e meccanica. La teatralità artificiosa, quasi irreale, di Varda, è una maschera decadente e ingannevole.

Il verde prato dell’amore, con la sua ambiguità tra atmosfera pastorale e disagio, si afferma come un’opera moderna e disturbante, tuttora in grado di far riflettere sulla natura ambigua dell’amore e dei sentimenti, nonché sulla complessità e la contraddizione del pensiero umano. Un film su tela che dipinge e incastra le geometrie complesse dell’essere umano e le sue brame.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨