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enzo, la recensione

La recensione di Enzo: quanto è difficile ribellarsi?

Enzo si concentra sulle difficoltà di un adolescente che vuole ribellarsi ai valori della classe sociale alto borghese a cui appartiene.

Infatti, Enzo ha soli 16 anni ma già sente dentro di sé un profondo malessere rispetto un mondo borghese che da una parte percepisce vuoto, dall’altra troppo pretenzioso. Tanto da sembrargli più conveniente partire per la guerra che rimanere in un benessere che lo costringe ad ambire all’eccellenza. Lo scontro più importante lo avrà con il padre Paolo, interpretato da Pierfrancesco Favino.

Enzo è stato film d’apertura alla Quinzaine des Cinéastes del 78º Festival di Cannes, il 14 maggio 2025. Film postumo di Laurent Cantet, è stato concluso dal sodale e amico Robin Campillo. È ora nelle sale italiane.

La trama di Enzo

Enzo (Eloy Pohu) è un adolescente che vive a La Ciotat, Marsiglia, Costa Azzurra, in un vero paradiso terrestre. Vive con la sua famiglia in una lussuosa villa nella parte più alta della città, dove si gode della vista migliore. La madre, Élodie Bouchez (L’età acerba), è un’ingegnera, mentre il padre (Favino) è professore universitario. Il fratello si sta preparando per superare i test d’ingresso per un’esclusiva università parigina. È estate, ed Enzo invece di godersi la piscina di casa sta svolgendo un apprendistato come muratore.

enzo e vlad

In cantiere stringe amicizia, in particolare, con un giovane ragazzo ucraino, Vlad (Maksym Slivins’kyj), che potrebbe da lì a poco partire per il fronte russo-ucraino. L’attaccamento per Vlad si fa sempre più forte. Mentre lo scontro con l’apprensivo padre, che vorrebbe per lui una carriera diversa dal manovale, arriva a un punto di rottura. Enzo si sente estraneo alla sua famiglia ma si rende anche conto che non ha una reale alternativa se non soccombere a quel mondo. Questo lo porterà a compiere gesti estremi.

Fino anche punto ci si può ribellare?

Al centro di Enzo, non vi è tanto il percorso di un ragazzo che per scoprire sé stesso deve entrare in conflitto con la famiglia, quanto una riflessione sui nostri limiti. Anche la volontà di ribellione è limitata dalle circostanze della realtà. Enzo ha comportamenti autolesionistici proprio perché si rende conto di questo limite. Percepisce che, alla fine, dovrà rientrare nei ranghi, che affrontare il mondo da soli non è possibile per un ragazzino.

Il finale in questo è esplicito: dopo l’ennesimo gesto estremo, Enzo va in vacanza con la famiglia e accetta di partire per New York. Lo dice al telefono a Vlad, che intanto si trova al fronte. Un ulteriore, totale, contrasto fra chi ha tutte le possibilità e chi non ha scelta. Il film è tutto basato sull’alternarsi fra gli agi e la spensieratezza adolescenziale che Enzo ha a portata di mano e una dimensione diversa, più autentica, a cui lui guarda con interesse. L’attrazione per Vlad è un’attrazione per qualcosa che possa portarlo via, ‘salvarlo’, dalla disperazione in cui vive.

In Enzo una dinamica tutta al maschile

Nel film, a incontrarsi e scontrarsi sono tre personaggi maschili: Enzo, il padre Paolo e Vlad. La dinamica che li lega è la più interessante. Infatti, la madre e il fratello rimangono sullo sfondo. La prima premurosa e comprensiva nei confronti del figlio, il secondo stufo dei capricci del fratello più piccolo.

Enzo: Bouchez, Favino

Significativo il dialogo al telefono fra Paolo e Vlad, in cui c’è un incontro fra queste due figure che sono il centro dei pensieri di Enzo. Come se a 16 anni sia necessario formarsi sempre rispetto a qualcun altro. Ma forse questo avviene anche quando si è grandi. D’altronde, non si è nulla se non rispetto ad un Altro, con cui convergere o divergere.

Favino riesce a dare profondità alla preoccupazione di un padre che non sa bene come comportarsi di fronte al malessere del figlio. La sua interpretazione non è mai banale o monotona. Tanto che riesce facile comprendere le sue ragioni. Più difficile la sintonia con il personaggio di Enzo, che potremmo dire si ribelli anche all’empatia che dovrebbe creare con il pubblico. Un ragazzo inafferrabile, a volte quasi apatico e chiuso in sé, altre estremamente espressivo e a suo agio. Vlad, da canto suo, risulta seducente e anche tenero nei confronti di questo ragazzino che non vuole lasciarlo andar via.

In conclusione

Enzo riesce a far entrare chi guarda in una dimensione quasi favolistica, grazie all’ambientazione nell’assolata e suggestiva Costa Azzurra. Ma anche i luoghi del cantiere mantengono un impatto visivo sofisticato e affascinante. La luce chiara del sole investe tanto il mare cristallino e le rocce rossicce della natura, quanto i materiali da costruzione. Tutto risulta in palette (qui per vedere) e con la stessa carica ammaliante. A differenza della villa di famiglia, che quasi stona rispetto alla bellezza che c’è fuori.

E alla bellezza esterna protende Enzo. A quella libertà che va oltre le regole sociali convenzionali. Le immagini della guerra lo attraggono perché rappresentano qualcosa di vero, vivo, assoluto, senza mezze misure. Ma, nel finale, forse Enzo si rende conto che la guerra è molto più del coraggio o di un principio. Sono le bombe che cadono dal cielo. La ribellione, ad ogni modo, è ancora dentro di lui. Il film si chiude proprio dichiarando che non potrà essere soffocata.

Enzo fa parte di un cinema francese che, negli ultimi anni, è riuscito a dare voce alle giovanissime generazioni, in maniera dolente e senza mezze misure. Ne sono degli esempi Winter Boy – Le Lycéen (2022), Lie with me (2022), Le Paradis (2023). Ma anche Leurs enfats après eux (2024). Un cinema a cui guardare anche, e soprattutto, dall’Italia.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.3
★★★