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La valle dei sorrisi, la recensione: dentro l’incubo umano
Con La valle dei sorrisi, Paolo Strippoli mette ancora una volta al centro del genere un orrore tutto umano, senza risoluzione.
Infatti, ne La valle dei sorrisi troviamo due elementi cardine che garantiscono la buona riuscita di un film horror: la prossimità al reale e la mancanza di via d’uscita dall’incubo. Già con Piove, Strippoli aveva esplicitato il suo interesse per le dinamiche familiari più feroci e viscerali. Ancora una volta protagonista è il legame padre-figlio, anche se adesso l’analisi si apre a un’intera comunità, quella di Remis.
La valle dei sorrisi è stato presentato fuori concorso a Venezia 82 e vede fra gli interpreti Michele Riondino, Romana Maggiora Vergano, Giulio Feltri e Paolo Pierbon. È ora nelle sale.
La valle dei sorrisi, la trama
Il film si apre con l’annuncio al telegiornale di una terribile tragedia, un incidente ferroviario che ha sconvolto un’intera cittadina, quella di Remis. Ad ascoltare la notizia una famiglia, padre, madre e un bambino. La madre, mentre sta cercando di far mangiare il piccolo, sembra svenire, per poi rialzarsi e gettarsi dalla finestra.
A questo punto abbiamo lo stacco sulle curve di una strada che porta proprio a Remis. A guidare verso la cittadina è un professore di ginnastica, Sergio Rossetti (Riondino). Scopriamo presto che è un uomo distrutto dal dolore e non fa nulla per nasconderlo. La sua insofferenza e scontrosità trova a far resistenza una comunità di cittadini sempre sorridenti e positivi. Alla locanda scambia alcune parole con Michela (Vergano), la barista, prima di andare in incandescenza quando lei non vuole versargli l’ennesimo bicchiere di whisky.
A questo punto Michela, che trova insopportabile la sofferenza dell’uomo, decide di portarlo da Mauro Corbin (Pierbon), il padre di un suo alunno, Matteo (Feltri). Sergio, così, scopre che Matteo ha dei poteri che gli permettono di assorbire la sofferenza delle persone che lo abbracciano. Il padre è colui che gestisce gli incontri fra i cittadini di Remis e il ragazzo, con un’attenzione soffocante nei confronti del figlio.

Sergio trova ingiusto come Matteo venga sfruttato dal padre e da tutta Remis e stringe con lui un rapporto di amicizia, riuscendo a farlo uscire dall’isolamento a cui è relegato sia dal padre che dai compagni di classe. La natura di Matteo e i suoi poteri, però, contengono molte più zone d’ombra di quelle che l’insegnante immagina.
L’horror del quotidiano
In La valle dei sorrisi, vengono affrontate molte tematiche di attualità: c’è il bullismo che deve subire un Matteo diverso dagli altri, che prova attrazione per un compagno di classe che lo respinge. Ma c’è anche l’incapacità dei padri nell’affrontare e sostenere la sofferenza dei figli. C’è molto pregiudizio, e soprattutto c’è un discorso su religione e superstizione.
La comunità di Remis, infatti, si affida ai simboli religiosi – si sprecano i crocifissi e le statuette sante all’interno degli edifici – nella speranza che l’Essere superiore possa sgravarli dal dolore. Una fede cieca e ottusa che imprigiona. Significativo l’esorcismo che subisce Sergio quando vuole liberarsi dal “marchio della bestia”. Assistiamo, infatti, a una seduta psicanalitica, in cui un padre riconosce di non essere stato all’altezza rispetto al grido d’aiuto del figlio.
Strippoli guarda alla cronaca e ai sempre maggiori casi di adolescenti che compiono gesti estremi per fuggire alla sofferenza quotidiana. Ma, a bene vedere, gli adulti non sono da meno. Anche dopo aver attraversato quel periodo della vita di crescita, in cui si ragiona per assolutismi, manca il coraggio di abbracciare il dolore ed elaborarlo.

A ribellarsi a questo mondo di apparenze, di castrazione e vacuità più che Sergio sono tanto Matteo quanto il suo interesse romantico, che non è disposto a venerarlo come un santo come fanno gli altri. Nella dinamica fra i due entra in gioco anche l’impossibilità ad accettare una parte di sé. Matteo gli vede dentro e questo il compagno non può accettarlo.
La valle dei sorrisi è un horror moderno
Negli ultimi anni, a livello internazionale, l’horror si è sempre più concentrato sulle bassezze e i drammi umani. Lasciando al soprannaturale un ruolo di contorno, di drammatizzazione e acutizzazione di incubi estremamente terreni.
Recenti esempi sono due ottimi horror come Presence e Bring Her Back. Dove a colpire sono l’inquietudine di chi perde le persone care e il percorso oscuro e tormentato per superare il lutto. Come a voler ricordare che l’orrore è in questa vita, non in quella oltre la morte. Lo scopo non è quindi intrattenere il pubblico con jump scare ma lasciare una sensazione di malinconia dopo i titoli di coda.
Forse in questo, La valle dei sorrisi non è potente quanto gli esempi citati. Non riesce a creare quella tensione emotiva che possa infine esplodere nel finale. Nel suo lavoro precedente, Piove, Strippoli ci era riuscito. Un film più oscuro, più centrato nel genere horror e allo stesso tempo incredibilmente umano nel raccontare la rabbia dei nostri giorni. In La valle dei sorrisi troviamo una serie di espedienti di genere, come le riprese deformate ed espressioniste, l’ambientazione in una cittadina di montagna inquietante alla Twin Peaks. E il personaggio estraneo e straniero – gli accenti vengono messi in risalto – che porta scompiglio in una dinamica surreale e oscura consolidata.
A mancare, però, è una certa tensione che coinvolga in maniera assoluta chi guarda. Non si è mai veramente spaventati da quello che potrebbe succedere. La soluzione finale, ad ogni modo, è d’effetto e crea una sensazione di spaesamento significativa per il genere.
In conclusione
La valle dei sorrisi è un horror riflessivo e attuale. Riondino restituisce bene il personaggio del professore tormentato e diretto – pregio quanto limite – . Specchio di una generazione di genitori che ancora non hanno fatto totalmente i conti con i propri pregiudizi. E si trovano a essere impreparati quando gli viene richiesto un livello più profondo di empatia rispetto al passato.
Il personaggio di Matteo era sicuramente il più difficile da interpretare. Giulio Feltri lo rende malinconico, tenero e succube di tutto ciò che gli gravita intorno e lo alberga dentro. Impossibile definirlo “un mostro”. Difatti, non ci sono “mostri” ne La valle dei sorrisi ma solo persone disperate.
D’impatto la prova di Romana Maggiora Vergano nel ruolo dell’enigmatica Michela. Tanto accogliente quanto minacciosa all’occorrenza.
Quello di Strippoli è un cinema che si pone obiettivi ambiziosi, che vuole scavare nel profondo, che cerca il coinvolgimento emotivo con chi guarda. La valle dei sorrisi non ci riesce del tutto ma si impone comunque come punto di riferimento per un nuovo immaginario horror made in Italy.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
2.8
★★⯨★★