Non aprite quella porta, il killer psicopatico Leatherface

Leatherface (2017): le origini del killer di Non aprite quella porta

Leatherface tornerà presto in TV e al cinema con nuovi progetti: A24 ha infatti acquisito i diritti di Non aprite quella porta. Ripercorriamo insieme le origini del celebre killer con il prequel del cult del 1974, Leatherface – Il massacro ha inizio (2017).

Leatherface: dove tutto ha inizio

Diretto da Alexandre Bustillo e Julien Maury, Leatherface è il prequel dell’originale di Tobe Hooper. Il film uscito nel 2017 affronta la rischiosa ambizione di raccontare come sia nato il mostro di Non aprite quella porta (1974). 

L’ottavo capitolo della longeva saga esplora le origini del celebre massacratore texano, affrontando un viaggio nell’inferno della sua adolescenza. Il film tenta di spiegare la nascita di Faccia di Cuoio, tra famiglie disfunzionali, manicomi e una società profondamente marcia. La narrazione si intreccia con la disavventura di una giovane infermiera (Vanessa Grasse) che viene rapita da quattro adolescenti violenti in fuga da un ospedale psichiatrico. Questi giovani trascinano la donna nel cuore rurale del Texas, un luogo dove trova solo degrado, violenza e una giustizia corrotta dal desiderio di vendetta. Tra i ragazzi c’è Faccia di Cuoio (Sam Strike), ma il mistero circa la sua identità viene portato avanti fino agli sgoccioli del film.

Un prequel indispensabile?

Dopo decenni di sequel, remake e prequel, reggere il confronto con l’originale del 1974 è un’utopia. Inoltre, il film ignora il precedente prequel Non aprite quella porta – L’inizio (2006), risultando un tassello relativamente scollegato della saga.

In realtà, Leatherface prende volontariamente le distanze dal suo prequel del 2006 e dal remake del 2003, per riallacciarsi allo spirito del film originale. L’obiettivo degli sceneggiatori è quello di rendere il prequel accessibile anche a chi non conosce la saga, costruendo una continuità narrativa con Leatherface, Non aprite quella porta e Non aprite quella porta 3D (2013). Lo si nota dai rimandi disseminati all’interno della narrazione, tra nomi, figure simboliche e legami familiari.

Pur non essendo indispensabile, Leatherface offre ugualmente qualcosa di nuovo al pubblico. Tra pregi e difetti, il film scava nel passato di Faccia di Cuoio, restituendogli una dimensione umana, disturbante e tragica. Il tentativo di umanizzare un mostro non risulta banale e non rende meno terrificante il celebre killer, il che è un ottimo traguardo per un prequel horror. Faccia di Cuoio non nasce come un assassino: è un bambino che ha tentato di ribellarsi ad un ambiente malsano, ma alla fine ne rimane intrappolato, trasformandosi prima in vittima, poi in carnefice.

Leatherface e il legame con l’originale di Tobe Hooper (1974)

Leatherface non riesce a replicare la follia cinematografica dell’originale, come del resto nessuno degli altri film del franchise. Tuttavia, bisogna spezzare una lancia a favore di Leatherface: riesce ad evocare con fedeltà quel Texas rurale ed ostile di Hooper. Un luogo dove la morale lascia spazio alla follia, un ambiente ormai collassato e abbandonato al proprio malessere.

In fondo, è proprio il malessere il punto forte del film. La sensazione disturbante e quasi surreale che ha reso iconico e traumatico il primo film, viene in parte ricreata in alcune scene, come quella in cui Jed indossa la testa di una mucca morta. La vediamo anche nelle brevi illusioni di pietà, costruite con abilità solo per essere immediatamente distrutte. Ogni spiraglio morale viene soffocato da un’uccisione: come nell’originale, la violenza non è motivata, ma folle. Il finale, in cui persino Lizzy non trova speranza, ribadisce la stessa visione disperata: in questo Texas rurale non c’è salvezza.

Tensione, ritmo e interpretazioni

Leatherface è un horror che non fa sconti sul piano visivo: splatter, ricco di sequenze violente e di sangue. Bustillo e Maury mettono la brutalità in primo piano, protagonista indiscussa di un’atmosfera opprimente e malsana.

Sam Strike restituisce un Faccia di Cuoio fragile ma terribilmente feroce, capace di ingannare il pubblico con un’apparente umanità che culmina in esplosioni di violenza, mentre Lili Taylor nei panni di Verna domina le scene con una presenza manipolatoria.

Il film gode di un ritmo sostenuto che non dà tregua allo spettatore. Non c’è spazio per annoiarsi o tirare sospiri di sollievo. Il pericolo imminente, scene disturbanti e il ritardo nell’identificazione di Faccia di Cuoio, tengono lo spettatore sulle spine e incollato allo schermo. Le uccisioni non sono banali o solamente splatter: sono cattive, perverse e scioccanti. La narrazione va a braccetto con la follia, a volte talmente esagerata da risultare poco credibile, immersa in un malessere che non ha cura, ma può solo sfociare nel massacro.

Leatherface, tra pregi e difetti

Leatherface – Il massacro ha inizio non è un film rivoluzionario. Non offre nulla di completamente nuovo e si qualifica come l’ennesima ripetizione.

Non è un film iconico né sorprendente, ma riesce a non scadere in un banale cliché. L’horror è un tentativo quasi riuscito di guardare negli occhi il celebre mostro con la motosega prima che indossi per sempre la maschera di cuoio, senza privarlo della sua potenza disturbante.

Leatherface non vuole reinventare un mito, né creare empatia, vuole mostrare la sua nascita. Ed è qui che il film trova la sua forza e la sua ragione di esistere.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3
★★★