199Views
Ma Loute, la recensione
Francese, a cavallo tra il grottesco e il surreale, Ma Loute è un film volutamente farsesco che parla di conflitti tra classi sociali, diretto da Bruno Dumont.
Se vi piace il cinema francese che offre generosi spunti comici, Ma Loute (2016) è il film che fa al caso vostro. Al tocco comico leggero che caratterizza un certo cinema d’Oltralpe si abbinano anche elementi grotteschi, a tratti inquietanti, ma stemperati con l’umorismo e la leggerezza apparente dei quali il cinema francese è maestro.
È il caso di questo film, diretto da Bruno Dumont (L’Empire, France) con mano leggera malgrado si tratti di un curioso ibrido tra giallo, film di denuncia sociale, film comico e satirico.
Ma Loute, la trama
1910. Nel Pas-de-Calais, alcune persone svaniscono nel nulla in modo misterioso: un ispettore viene chiamato a indagare sul posto. In questo scenario, Ma Loute, figlio dell’umile famiglia Brufort, e Billie, appartenente alla raffinata famiglia Van Peteghem, si innamorano.
La distanza tra classi sociali
Chiariamolo subito: a dispetto della trama sopra riportata, Ma Loute non è un film sull’amore, né sull’amore contrastato tra classi sociali, come ci si potrebbe aspettare. Parla piuttosto della siderale distanza tra classi, chiarita non solo dalle rispettive posizioni sociali ma anche dalle mansioni: i nobili, per guadare il fiume, si affidano alle braccia forti e avvezze al lavoro di Ma Loute e di suo padre.
Questi ultimi sono umili pescatori che si fanno pagare 10 centesimi per far attraversare agli aristocratici il fiume, mentre questi ultimi si godono la villeggiatura senza preoccupazioni se non quella di rendere la vita impossibile ai propri domestici (come fa la padrona di casa Isabelle Van Peteghem, interpretata con enfasi dalla nostra Valeria Bruni Tedeschi).
Il divario tra classi è palese fin dalla prima scena. Tutti i membri della famiglia Brufort sono intenti a raccogliere cozze sulla costa, quando all’improvviso passano su un carretto i Van Peteghem, appena arrivati dalla città: la capofamiglia guarda i pescatori ed esclama: ‘Come sono pittoreschi!’.
La distanza tra le due famiglie ha anche ripercussioni radicali anche sul modo in cui si nutrono, che riserverà sorprese a chi guarda.
La rappresentazione farsesca delle due famiglie
In Ma Loute non ne escono bene né i Brufort né i Van Peteghem: ferini, quasi bestiali, i primi, superficiali e vuoti, ossessionati dalla bellezza, i secondi.
Sono volutamente più grotteschi i secondi, con un capofamiglia (André Van Peteghem, interpretato da uno spassoso Fabrice Luchini) quasi deforme nell’aspetto, in contasto con la moglie Isabelle, sempre impeccabile. Allo strampalato ritratto di famiglia dei Van Peteghem si aggiungerà anche la sorella di André, l’eccentrica Aude (Juliette Binoche come mai si è vista).
Alla rappresentazione caricaturale degli aristocratici contribuisce una sceneggiatura (opera dello stesso Dumont) che si serve, spesso e volentieri, del non sense, per evidenziare la vuotezza del loro mondo e l’arte del parlare d’altro per nascondere ciò di cui non si può parlare.
Il lato grottesco e i modi esasperatamente teatrali, però, nascondono anche retroscena drammatici, come scopriremo a metà film.
Effetto sorpresa
In effetti la realtà, in Ma Loute, si camuffa ma a tratti si rivela esattamente per quella che è. E fa nascere equivoci che poi diventeranno elementi di rottura nella trama e negli equilibri tra alcuni personaggi.

Ma Loute, la fotografia
Per la fotografia di Ma Loute si è optato saggiamente per una fotografia dalle tinte smorte, quasi bicrome, che ricorda l’estetica delle cartoline da villeggiatura e dei film colorizzati dei primi del Novecento. Punta, però, sui blu e sui forti contrasti, che fanno emergere le figure in modo quasi tridimensionale dallo sfondo.
La scelta risulta efficace per astrarre il contesto e i personaggi rispetto allo spettatore, ed esteticamente crea delle immagini bellissime, che diventano foto a sé stanti da incorniciare. Un esempio: le scene sulla spiaggia con il grasso ispettore di polizia Alfred Machin (Didier Després), anche verso la fine del film, dove la fisicità di Després consegnerà immagini quasi surrealiste allo spettatore. La fotografia del film è a cura di Guillaume Deffontaines.
Ma Loute in sintesi
Ma Loute è un film che parla del contrasto tra umiltà e nobiltà, concentrandosi soprattutto sulla rappresentazione farsesca di quest’ultima, raccontata sotto tutti i suoi aspetti più grotteschi. Con uno stile surreale, a tratti vicino a Kusturica, racconta una storia di distanza sociale e inganno che intriga e alleggerisce l’anima dello spettatore, malgrado la crudezza di alcuni elementi del film.
Un film assurdo, esteticamente bellissimo, che però non rischierà di annoiarvi.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
2.8
★★⯨★★
