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Marty Supreme

Marty Supreme, la recensione

In Marty Supreme, Josh Safdie cerca di spiegare il fallimento del sogno americano attraverso l’ossessione e la fame di successo.

Marty Mauser, il protagonista di Marty Supreme, l’ultima fatica di Josh Safdie, è la perfetta personificazione dello sport che pratica, il ping pong: Marty è una scheggia, una pallina di ping pong in costante movimento, frenetica ed inesauribile. Egli è il fulcro di tutta l’opera, l’elemento attorno al quale tutto ruota, si avvicina e si allontana; ma Marty resta sempre il centro di tutto, inamovibile e incondizionabile, o almeno apparentemente.

La trama di Marty Supreme

Marty, interpretato da Timothée Chalamet, è un giovane ebreo residente a New York, nel periodo del dopoguerra, che lavora in un piccolo negozio di scarpe a gestione familiare. Il sogno di Marty è quello di diventare il migliore giocatore di ping pong del mondo e farà di tutto per cercare di diventarlo. Dopo una sconfitta in finale ad una competizione in Inghilterra contro il giapponese Koto Endo, Marty ha la possibilità di riscattarsi, volando fino in Giappone per un torneo in cui potrà trovarsi di nuovo di fronte al suo tremendo, ma silenzioso, rivale.

Ma Marty ha bisogno di denaro per volare in Giappone e farà di tutto per cercare di racimolare quei soldi, con ogni mezzo possibile e con l’aiuto di più persone, legate a lui in maniera differente, e rischiando tutto pur di inseguire il suo sogno e la sua aspirazione.

Marty Supreme e l’ossessione per il successo

Marty Supreme è un’opera centralizzata totalmente sul suo protagonista. Mauser regge sulle sue spalle tutto il peso del film, della sua frenesia inesauribile e del suo ritmo incessante e rapido, tanto da diventare quasi nauseante. Egli è un personaggio che sembra non contemplare neanche lontanamente il ripensamento, la difficoltà nel raggiungere obiettivi che ad altri sembrerebbero irraggiungibili, soprattutto nell’America degli anni ’50 per un giovane ragazzo ebreo, e la paura di rischiare tutto, anche nelle situazioni potenzialmente pericolose, pur di raggiungere il proprio scopo.

Marty non è un personaggio moralmente giusto, non segue una logica di comportamento legata al bene delle persone che ha a fianco, ma nella maggioranza dei casi e delle situazioni in cui si trova egli mette sempre sé stesso al primo posto. Pur di raggiungere la somma necessaria di denaro per andare in Giappone, Marty sarebbe disposto a tutto e lo dimostra attraverso le azioni che compie durante tutto il corso della pellicola.

Rubare, usare trucchi meschini per estorcere denaro, rischiare tutto anche per una piccola somma di denaro: Marty Mauser va dritto per la sua strada, con in testa sempre il pensiero fisso di diventare il migliore. L’ambizione supera tutto, anche gli affetti, la famiglia e la propria dignità.

L’illusione del sogno americano

In Marty Supreme, niente sembra poter anche minimamente intimidire o far indietreggiare il nostro protagonista. Con il tempo, però, Marty comincia a rendersi conto di quanto la purezza di quel sogno di diventare campione sia macchiata dai meccanismi della società moderna e dalla presenza del capitalismo che si fa sempre più infestante nella vita del giovane giocatore di ping pong. Il denaro fa sì che lo sport diventi un prodotto da vendere: la competizione, la voglia di vincere, di gareggiare e di sfidare un rivale, sono tutte questioni che passano in secondo piano all’interno della logica industriale che macchia lo sport e la vita di Marty.

Il sogno americano, per Marty si tramuta in incubo e le speranze di raggiungere quel tanto bramato obiettivo sembrano svanire nel nulla. Josh Safdie riesce a parlare di questa illusione in maniera intelligente: dipinge una dinamica attuale, tanto da farci dimenticare, a volte, di trovarci negli Stati Uniti degli anni ’50. Il regista parla all’America e alla società odierna, nonostante i fatti raccontati siano molto indietro nel tempo.

Marty Supreme è un film che se fosse uscito in quegli anni sarebbe risultato profetico. Senza dubbio, è un’opera realista, che non esita a mostrare le zone d’ombra di un’America che non sembra poi tanto diversa a distanza di oltre settant’anni.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨