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Monsieur Aznavour, la recensione su Almanacco Cinema

Monsieur Aznavour, la recensione

L’ultimo dei biopic musicali in uscita, Monsieur Aznavour, è dedicato al grande cantautore francese di origini armene Charles Aznavour.

Intimo, struggente, traboccante di musica: il biopic dedicato a Charles Aznavour, Monsieur Aznavour, rispetta tutti i crismi di ogni biografia musicale che si rispetti. E per alcuni aspetti segue il fil rouge segnato dal bellissimo La vie en rose (2007) di Olivier Dahan.

Monsieur Aznavour, la trama

Il film ripercorre l’intera parabola umana e artistica di Charles Aznavour, dalla giovinezza segnata da povertà e sacrifici fino alla consacrazione come icona mondiale della musica francese.

Figlio di immigrati armeni, Charles cresce in un ambiente familiare animato dall’arte ma privo di certezze economiche. Fin da ragazzo sogna il palcoscenico e la musica, ma il suo talento viene spesso messo in discussione: la voce considerata inadatta, l’aspetto lontano dai canoni delle star dell’epoca e una serie di insuccessi sembrano ostacolare ogni possibilità di affermazione.

Nonostante tutto, Aznavour persevera, scrivendo canzoni, esibendosi in piccoli locali e affinando uno stile personale fatto di testi intensi e profondamente emotivi.
Un momento decisivo arriva con l’incontro con una grande cantante francese: accanto a lei, Aznavour cresce artisticamente, impara il mestiere e affronta le contraddizioni del successo nascente, diviso tra ambizione, insicurezze e una vita privata spesso messa in secondo piano.

Il film segue l’ascesa internazionale dell’artista, raccontando i trionfi sui palcoscenici di tutto il mondo, la nascita di canzoni destinate a diventare immortali e il prezzo personale pagato, talvolta molto alto, per una carriera totalizzante.

Il rapporto di Aznavour con Edith Piaf

Solitamente i grandi artisti uomini, almeno come vengono raccontati dal cinema (e dalla storia), non hanno anfitrioni donne.

Invece in questo film, e nella vita di Aznavour, il racconto mette in evidenza il ruolo fondamentale di una grande artista donna, Edith Piaf, che plasma la star Aznavour con consigli e con il proprio esempio. Non solo: “il passerotto di Parigi” è colei che lo lancia e lo vuole accanto a sé in varie occasioni.

Il sodalizio tra i due, oltre a costituire uno snodo essenziale del vissuto del cantautore, è cruciale anche nel film e determina il suo cambiamento, anche a livello fisico (consigliato da Piaf, Aznavour si rifarà chirurgicamente il naso).

Edith Piaf e Charles Aznavour, il sodalizio raccontato anche in Monsieur Aznavour

Il punto forte: le interpretazioni, le musiche, i dialoghi

Questo film scorre fluido, e con esso anche l’ottima interpretazione del protagonista Tahar Rahim che, a differenza di colui che interpreta ha origini algerine, ma riesce bene a restituire il cotê di emozioni di un uomo che arriva da fuori con poco o niente.

Le musiche sono l’ovvio pezzo forte del film e ben scandiscono tutte le fasi della vita di Aznavour: gli amori, gli incontri importanti, i momenti di superlavoro, trasformandosi un valzer travolgente di emozioni.

A incarnare meglio, forse, questa danza perpetua è una delle sue canzoni più celebri, La bohéme (scritta nel 1965), che descrive in modo efficace il suo peregrinare, quella “vita da zingaro” che si è sempre divisa tra gli affetti e i palcoscenici e che, in fondo, è l’essenza stessa del suo essere migrante.

Struggente l’utilizzo di una canzone meno popolare alle masse, Comme ils disent (1972), di una modernità sorprendente: parla di un travestito omosessuale che di sera si esibisce nei locali notturni ed è segretamente innamorato di un uomo, tutta cantata in prima persona. Una rivoluzione, per l’epoca in cui è stata scritta.

Come la musica, anche i dialoghi sono ben scritti e, sebbene la gestione narrativa delle vicende sia piuttosto classica, il film funziona e non annoia.

I punti deboli: la voce cantante

Un punto debole Monsieur Aznavour ce l’ha ed è il fatto che le canzoni del film non sono quelle interpretate da Aznavour ma sono tutte reinterpretate dall’attore protagonista, a seguito di un lungo training vocale e interpretativo. Bravo, per carità, ma non riesce a restituire la voce inconfondibile e vibrante del cantante Aznavour, riconoscibile tra mille e mille. Ottima, invece, la resa filmica del suo lavori sulla gestualità teatrale che era l’altra cifra distintiva dell’artista.

In conclusione: un biopic da vedere

Monsieur Aznavour, pur non rivoluzionando il genere del biopic musicale, è un’opera solida retta da due colonne portanti: l’interpretazione del protagonista e le splendide canzoni, che sono l’impalcatura sulla quale si costruisce l’intera narrazione.

Sì avvale di ottime maestranze e di buoni dialoghi. E, malgrado la durata non di poco conto, scorre senza intoppi.

Se vi è piaciuto La vie en rose, biopic su Edith Piaf uscito quasi 20 anni fa, lo apprezzerete.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨