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Quando Scorsese dirige Robert De Niro; ecco il capolavoro

Robert De Niro conosce bene Scorsese e questi conosce bene il suo attore. Entrambi cercano di descrivere senza fronzoli o scuse una storia di sangue e crudeltà

Killers of the Flower Moon è l’ultima prodezza del leggendario regista di New York, Martin Scorsese. Ormai palese la sua stima per l’attore di Los Angeles, Leonardo Di Caprio che in questo film interpreta una delle figure controverse e combattute dell’intera lunga e dettagliata pellicola.

L’opera è impegnativa perché impegnativa è la sua tematica: si parla, infatti, di ingiustizia e di prevaricazione che viene attuata sistematicamente sulla popolazione indiana della tribù degli Osage (della contea omonima) da parte di cittadini americani.

Ciò che porterà alla morte di gran parte di questa tribù è una scoperta che sconvolge la comunità dei coloni ovvero che sotto i piedi degli Osage ci sarebbe un vastissimo giacimento di petrolio e che, perciò, la terra che era stata loro precedentemente imposta e nella quale erano stati confinati diventa il desiderio di farabutti e violenti.

Non si parla di omicidio spregiudicato ma di machiavellico tentativo di far sparire (uno alla volta) tutti coloro che avrebbero potuto essere un ostacolo all’appropriarsi di quel pezzo di terra e dell’oro nero sottostante.

Siamo negli anni Venti e l’America è distrutta dentro per la fine della Guerra, spossata nelle finanze e più cinica dopo la fame e la troppa vita in Europa. Ecco questo è il contesto storico e da qui parte l’ennesima pagina di ingiustizia ai quali furono costretti i nativi americani.

Robert de niro scena Entriamo un po’ più a fondo nella storia interpretata (anche) da Robert De Niro per solleticare la vostra curiosità

Chi è Leonardo di Caprio qui? È Ernest Burkhart, un uomo rozzo e molto ignorante e suggestionabile, con un’invalidità post-bellica che arriva nella contea di Osage in cerca di fortuna appoggiandosi dallo zio Williams Hale. Mister Hale è, invece, lo stratega vero e proprio di queste 3 ore e 26 minuti di pellicola che, però, non è mai stucchevole, mai banale e mai eccessiva. Scorsese, ormai lanciato nella politica più subdola che regola la vita – o che ha fondato – il proprio Paese si lascia andare in questa narrazione che ha, forse, l’obbiettivo di cercare di espiare la colpa di essere egli stesso parte di quella metà sbagliata della storia. Già perché Scorsese disegna una società americana nata dalla prepotenza e della violenza, nascosta dietro i paraventi della società perbenista ed accomodante dei bianchi.

Non dirò come si svilupperà la storia, né come finirà perché non voglio assolutamente condizionare una visione che è necessaria non solo perché magistralmente eseguita (Scorsese non perde mai il proprio tocco) ma che serve a ricordare le ennesime vittime del sistema che si rischia di dimenticare.

Nel cast troviamo Leonardo di Caprio, Robert De Niro (che è il cinico mister Hale) e la meravigliosa Lily Gladstone (che è Mollie Burkhart) e con quest’ultima informazioni potrei già aver detto troppo o, perché questo è Scorsese, nulla.

Va detta, però, una cosa: il film è stato presentato agli Oscar con 11 candidature e alla fina ha ottenuto il magrissimo ed ingiusto risultato di zero premi vinti. Che la maledizione di Scorsese non sia ancora finita? Killers of the Flower Moon rimarrà a bocca asciutta ma non pochi hanno pensato non fosse stata la scelta più giusta…