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Shrek, la recensione su Almanacco Cinema

Shrek, la recensione della fiaba che 25 anni fa ha rotto gli stereotipi

5.0

A 25 anni dalla sua uscita, Shrek resta una fiaba irriverente e moderna: umorismo, emozioni e stereotipi ribaltati in un cult assoluto.

Shrek è un film d’animazione del 2001 prodotto dalla Dreamworks Animation e diretto da Andrew Adamson e Vicky Jenson. Nel doppiaggio originale sono presenti Mike Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz e John Lithgow. In quello italiano il compianto Renato Cecchetto, Nanni Baldini, Selvaggia Quattrini e Oreste Rizzini.

Shrek si basa sull’omonimo libro di William Steig ed è stato proiettato in anteprima al Festival di Cannes 2001, divenendo così il secondo film d’animazione della storia (il primo fu Peter Pan della Disney nel 1953) a gareggiare per la Palma d’Oro. Il film è uscito il 18 maggio 2001 e quest’anno compie 25 anni.

Shrek: la trama

Shrek è un orco verde che vive in solitudine in una palude e spaventa tutti coloro che cercano di avvicinarsi. Questo fino a quando non viene occupata da molte creature delle Favole. Allora Shrek, con l’aiuto del chiacchierone Ciuchino, decide di risolvere il problema “affrontando” Lord Farquaad. Quest’ultimo propone all’orco di salvare la Principessa Fiona dalle grinfie di un temibile Drago e di portarla da lui, se vuole riavere indietro la sua palude.

La fiaba che ha distrutto gli stereotipi

Quando uscì nel 2001, Shrek non sembrava semplicemente un nuovo film d’animazione. Sembrava quasi una provocazione. In un periodo in cui il genere era dominato da principesse perfette, principi eroici e racconti costruiti attorno a un romanticismo tradizionale, DreamWorks decide di ribaltare completamente le regole della fiaba. E lo fa scegliendo come protagonista non un eroe impeccabile, ma un orco scorbutico, sporco, solitario e apparentemente respingente.

Ed è proprio qui che il film trova la sua identità. Shrek non è il solito film d’animazione in cui il bel principe salva tutti. Anzi, trasforma in protagonista proprio quella creatura che, nelle favole classiche, sarebbe stata relegata al ruolo da mostro da sconfiggere. E’ una satira continua del mondo fiabesco, un’opera che prende in giro gli stereotipi Disney senza mai perdere il cuore della propria storia. A distanza di venticinque anni, il film mantiene intatta gran parte della sua forza. Non solo perché fa ancora ridere, ma perché dietro il suo umorismo politicamente scorretto si nasconde una riflessione sorprendentemente sincera sull’identità, sulle apparenze e sul bisogno di essere accettati.

Una storia semplice, ma più intelligente di quanto sembri

La struttura narrativa è quella della classica favola medievale, ma il film si diverte continuamente a sabotarla. Ogni cliché viene ribaltato: il cavaliere non è affascinante, la principessa non è realmente indifesa, il drago non è soltanto una minaccia e il regno perfetto nasconde superficialità e ipocrisia.

Ma ciò che rende davvero forte la scrittura è il modo in cui riesce a parlare sia ai bambini che agli adulti. I più piccoli trovano un’avventura divertente e dinamica; gli adulti, invece, colgono la satira verso il mondo delle favole, i riferimenti alla Cultura Pop e quell’umorismo spesso irriverente che all’epoca risultò quasi rivoluzionario per un film d’animazione mainstream

Shrek, Fiona e Ciuchino: personaggi che rompono gli schemi

Il cuore del film resta però nei suoi personaggi. Shrek è probabilmente uno dei protagonisti animati più umani mai realizzati, proprio perché nasce da una contraddizione continua. Respinge chiunque gli si avvicini, spaventando gli altri come meccanismo di difesa, ma in realtà desidera soltanto essere compreso. Il celebre discorso delle cipolle non è soltanto una gag riuscita: è il manifesto emotivo del personaggio. Dietro il suo aspetto mostruoso esiste una complessità che nessuno vuole vedere. In questo senso, il film riprende il tema dell’apparenza che inganna – già presente ne La Bella E La Bestia – ma lo porta in una direzione ancora più efficace. Perché qui il “mostro” non nasconde un principe perfetto: resta sé stesso. Ed è proprio questo il punto.

Anche Fiona rappresenta una rottura importante degli stereotipi. Inizialmente sembra la classica principessa da salvare, ma il film rivela presto quanto sia diversa dall’immagine tradizionale della dama in pericolo. Combatte, mangia senza eleganza, prende decisioni autonome e soprattutto smette di essere un semplice premio per il protagonista. E poi c’è Ciuchino, probabilmente il personaggio che più ruba la scena. Logorroico, invadente, irresistibilmente comico, ma anche fondamentale sul piano emotivo. Dietro le sue battute continue, c’è qualcuno che cerca disperatamente di abbattere il muro costruito da Shrek. Il loro rapporto diventa il vero motore della storia e rappresenta una delle amicizie più iconiche dell’animazione moderna.

Shrek, l’umorismo che ha cambiato l’animazione

Uno degli aspetti più rivoluzionari di Shrek è il suo umorismo. Il film prende in giro tutto: le fiabe classiche, i cliché romantici, la perfezione estetica e addirittura il modello che prende spunto da quello Disney. E lo fa con una cattiveria sorprendentemente intelligente per un prodotto destinato anche ai bambini. Molte battute funzionano ancora oggi proprio perché non dipendono soltanto dalla comicità immediata, ma da una scrittura capace di leggere e decostruire il genere fiabesco. 

E’ un film politicamente scorretto nel senso più efficace del termine: dissacrante, ironico e perfettamente consapevole di ciò che vuole colpire. Eppure, nonostante la satira, il film non diventa mai cinico. Alla fine, il lieto esiste ancora. Solo che viene raggiunto in modo diverso rispetto alle fiabe tradizionali.

Animazioni, colori e regia: una rivoluzione tecnica per l’epoca

Dal punto di vista tecnico, oggi alcune animazioni facciali mostrano inevitabilmente il peso degli anni. Ma considerando il periodo in cui uscì, Shrek resta un risultato impressionante. La computer grafica era fluida, espressiva e capace di costruire un mondo visivamente credibile. La regia utilizza colori molto precisi per definire gli ambienti e i personaggi. La palude di Shrek appare sporca, verde, imperfetta, ma anche viva e accogliente; Duloc, al contrario, è ordinata, geometrica e artificiale, quasi soffocante nella sua perfezione.

E’ una contrapposizione visiva che racconta perfettamente il messaggio del film. Anche la fotografia digitale contribuisce a creare questa identità estetica, alternando atmosfere luminose e caricaturali a momenti più intimi e malinconici. La regia riesce inoltre a mantenere un ritmo costante, evitando quasi sempre tempi morti.

Doppiaggio originale e italiano: due versioni memorabili

Il cast originale è uno dei grandi punti di forza del film. Mike Myers dona a Shrek un accento scozzese diventato iconico, mentre Eddie Murphy trasforma Ciuchino in una macchina comica perfetta grazie ai suoi tempi comici irresistibili. Anche Cameron Diaz riesce a dare a Fiona energia e personalità.

Il doppiaggio italiano, però, funziona sorprendentemente bene e riesce a mantenere gran parte dell’efficacia originale. Le voci italiane restituiscono perfettamente il tono ironico e il carattere dei personaggi, adattando molte battute al nostro contesto senza perdere ritmo o spontaneità. E’ uno di quei casi in cui entrambe le versioni risultano davvero godibili.

Una colonna sonora diventata leggenda

Ma ora perché non parlare della colonna sonora? Dire che è divenuta iconica o leggendaria, sarebbe poco. Bastano poche note di “All Star” degli Smash Mouth per capire quanto la colonna sonora di Shrek sia entrata nella Cultura Pop. Il film utilizza brani pop e rock in modo estremamente intelligente, trasformando la musica in parte integrante della propria identità.

Le canzoni non accompagnano soltanto le scene: definiscono il tono del racconto, aumentano l’ironia e rendono alcuni momenti immediatamente riconoscibili ancora oggi. E’ una soundtrack che ha contribuito enormemente al successo del film e che continua ad essere associata istantaneamente all’universo di Shrek.

Le scene iconiche e l’impatto nella Cultura Pop

Ci sono film che diventano meme anni dopo. Shrek, invece, è diventato un fenomeno culturale quasi immediatamente. Dalle battute sulle cipolle alla presentazione di Duloc, fino al combattimento di Fiona o alle continue interazioni tra Shrek e Ciuchino, il film è pieno di scene e battute entrate nell’immaginario collettivo. Negli anni, Internet ha trasformato Shrek in qualcosa di ancora più grande: meme, remix, video assurdi e riferimenti continui hanno contribuito a renderlo immortale per nuove generazioni di spettatori.

Ma il motivo per cui il film continua a funzionare non è soltanto nostalgico. E’ perché il suo messaggio resta attuale. In un mondo ancora ossessionato dall’apparenza, Shrek continua a ricordare quanto sia superficiale giudicare qualcuno da ciò che mostra esteriormente. E questo è più attuale che mai, al giorno d’oggi.

Dopo 25 anni: come viene visto oggi e cosa aspettarsi dal futuro

Rivedere Shrek oggi significa anche riconoscere quanto abbia influenzato l’animazione moderna. Dopo il suo successo, molti studios hanno cercato di replicarne il tono sarcastico, la comicità metanarrativa e il ribaltamento delle fiabe. Pochi, però, sono riusciti a trovare lo stesso equilibrio tra ironia e sincerità emotiva. Dopo venticinque anni, il film viene ancora considerato uno dei titoli più importanti della DreamWorks e uno dei simboli dell’animazione dei primi anni 2000. E il futuro della saga sembra tutt’altro che confuso.

L’attesa per Shrek 5 previsto per il 30 Giugno 2027 è altissima, tra hype e dubbi e soprattutto dopo il successo de Il Gatto Con Gli Stivali – L’Ultimo Desiderio. Il secondo spin-off con protagonista il Diablo Gatto ha dimostrato come questo universo possa ancora raccontare storie sorprendenti e mature. Allo stesso tempo, l’idea di un possibile Gatto Con Gli Stivali 3 e di uno spin-off dedicato a Ciuchino lascia intuire quanto DreamWorks voglia continuare a espandere questo mondo. La vera sfida sarà capire se questi nuovi progetti riusciranno a conservare ciò che rendeva speciale l’originale: non soltanto l’umorismo, ma la capacità di parlare della diversità e dell’accettazione senza perdere leggerezza.

Shrek ha dato una svolta e ancora oggi è nel cuore di tutti

Shrek non è soltanto una parodia delle fiabe. E’ un film che ha cambiato il modo di raccontarle. Un’opera che prende in giro gli stereotipi, rompe le regole dell’animazione tradizionale e costruisce una storia capace di far ridere, emozionare e riflettere. Dietro il sarcasmo e le battute, resta una favola sorprendentemente sincera sull’amicizia, sul vero amore e sul bisogno di essere accettati per ciò che si è davvero.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui, dopo venticinque anni, si torna sempre nella palude di Shrek.

🎬 Valutazione

Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
5
★★★★★
5.0