Spider-Man: No Way Home sul triangolo del passato, presente e futuro risulta il lungometraggio che chiude la trilogia del personaggio con uno stile emozionante.
Trama
Spider-Man: No Way Home inizia dove finiva Far from Home, con Spider-Man smascherato tramite un video montato ad arte da Mysterio. Ora che tutti sanno chi è Peter Parker, la vita è diventata impossibile per lui e per gli amici e gli affetti più cari. Disperato, Peter si rivolge al Dottor Strange per lanciare un incantesimo per far dimenticare a tutti la sua doppia identità. Il rituale è rovinato letteralmente da una gag e sortisce un effetto imprevisto, ovvero che cominciano ad arrivare dal multiverso tutti quelli che conoscevano l’identità di Spider-Man.
Così Spider-Man si ritrova a fronteggiare i diversi villain degli altri universi, senza conoscere le loro potenzialità e la loro pericolosità, e da lì inizierà a capire la pericolosità del multiverso.
L’Endgame di Spider-Man
Se è vero che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, allora il dovere di Spider-Man: No Way Home era quello di onorare l’essenza dell’Uomo Ragno dopo 20 anni di emozionante e travagliata storia cinematografica. Non è considerata la pellicola cinematografica perfetta del MCU ma sicuramente la più toccante ed emozionante di tutti i film che hanno come protagonista l’uomo ragno.
Il film anticipa il famoso concetto del multiverso, iniziando ad aprire strade e idee mai toccate prima dalla Marvel. Anche se già dai trailer e notizie diffuse prima dell’uscita del film era nota la presenza dei personaggi del passato, il regista Jon Watts e la grande interpretazione di Tom Hollan, hanno permesso di poter far emozionare e rivivere al pubblico l’ammirazione del personaggio più amato dei fumetti Marvel.
Il convergere di personaggi noti sembra voler essere un tributo anche ad Avengers: Endgame(2019), la pellicola cinematografica che riassume in maniera esemplare la famosa saga dell’infinito dei film Marvel.
Passato ed etica che si uniscono
Rispetto a tutti i personaggi e alle altre pellicole dell’MCU, nei film di Spider-Man oltre a toccare dimensioni e mondi paralleli, ci si trova sempre in un ambiente domestico e intimo. Il benessere principale non è la sopravvivenza di milioni di persone, ma quella delle poche persone intono a lui; la paura di mettere in discussione il futuro dei suoi cari e dei suoi amici viene messa al primo posto.
Spider-Man: No Way Home contiene qualcosa nella scrittura che lavora benissimo sullo spettatore: per Peter Parker queste presenze sono sconosciute, non ha la minima idea di chi siano e per chi ha seguito i film sono il passato. In questa maniera lo spettatore resta del tutto scioccato nel rivedere personaggi importanti del passato. Si gioca così sul senso di nostalgia e sul passaggio del tempo.
No Way Home è un racconto di origini utile a plasmare e rimodellare l’etica di questo Peter Parker per renderlo un’icona del tutto unica e indipendente rispetto agli altri eroi targati Marvel Studios. Ed è dunque proprio questa la più grande forza della pellicola di Watts: ridare forma alla caratterizzazione di Spider-Man costruita per quasi tre film in modo da rendere l’apice della sua storia (e del suo percorso formativo) una nuova origin story. Un’operazione che, a memoria, nessun cinecomic moderno è stato in grado di fare.
Il ritorno degli attori del passato
Nonostante la notevole durata, la pellicola risulta molto scorrevole dal punto di vista narrativo e registico senza stancare lo spettatore e su questo l’abilissimo Jon Watts riesce nell’intento base di ogni film. Ma a tratti, in particolare nel secondo atto, il film risulta molto frettoloso; un errore che viene ripagato in un grande finale emozionante e commuovente per ogni amante del personaggio.
L’amichevole Spider-Man di quartiere dimostra una grande umanità e maturità rispetto alle altre pellicole, soprattutto grazie alla grande interpretazione di Tom Holland, che sembra quasi come se sia cresciuto e maturato con il suo personaggio. Holland è l’alfa e l’omega di un efficace approccio drammaturgico alla figura dell’amichevole Parker.
Ovviamente anche l’intero cast di Spider-Man: No Way Home non è assolutamente da meno. D’impatto ed elettrizzante l’Octavius di Alfred Molina, diviso tra l’essere un villain fuori tempo massimo e un improbabile, corrucciato alleato; un po’ meno riuscita, ma comunque funzionale al racconto, la performance di Jamie Foxx, che torna ad interpretare una versione di Electro a metà tra la perfidia e l’ingenuità del personaggio già visto in The Amazing Spider-Man 2.
Sontuosa e sorprendente la prova di un Willem Dafoe che torna a spingere su un espressionismo marcato e distorto, ispirato agli intensi primi piani di Sam Raimi pur non raggiungendone appieno la fascinazione orrorifica. il roster di supporto è forse ancor più centrale nella decostruzione cinematografica di questo Spider-Man e il ruolo finalmente più centrale della May di Marisa Tomei a dir poco commovente, la tenerezza sfrontata e innocente di una Zendaya chimicamente legata al suo Tom.
Ed infine, anche se per poche scene, il glorioso ritorno Tobey Meguire e Andrew Garfield, che ritornando nei panni delle altre due trilogie del personaggio, mantenendo le caratteristiche passate.
Conclusione
Spider-Man: No Way Home è la summa cinematografica di 20 anni dell’Uomo Ragno sul grande schermo. È un film di cuore, che emoziona e commuove nonostante sia una pellicola molto frettolosa e scorrevole, anche se della lunga durata. È quasi un retcon tanto furbo quanto intelligente, che ribadisce con forza la potenza e l’efficacia dell’operazione editoriale fin qui condotta dai Marvel Studios e Sony Pictures. Ma, al netto di un cast d’eccezione, No Way Home non è soltanto nostalgia: è un peculiare racconto di origini in cui Tom Holland rimane, dall’inizio alla fine, il cuore pulsante di un bellissimo romanzo supereroistico di formazione ed è, in definitiva, un ottimo cinecomic. Il film che moltissimi fan del tessiragnatele sognavano di vedere da tempo.

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