Spider-Man: tutte le vite dell’Uomo Ragno, da Tobey Maguire a Brand New Day

Spider-Man: tutte le vite dell’Uomo Ragno, da Tobey Maguire a Brand New Day

In oltre vent’anni Spider-Man è passato attraverso tre generazioni di interpreti, due universi narrativi, un multiverso e persino una rivoluzione dell’animazione. In occasione dell’arrivo di Spider-Man: Brand New Day, è il momento di ripercorrere la storia cinematografica di uno dei supereroi più importanti di sempre.

Ci sono personaggi che appartengono a un singolo attore e personaggi che, invece, riescono a sopravvivere al loro interprete. Spider-Man appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Da Tobey Maguire ad Andrew Garfield, fino a Tom Holland, l’Uomo Ragno è cambiato più volte, adattandosi alle diverse epoche del cinema e alle aspettative di generazioni differenti di spettatori.

La storia di Spider-Man è una storia fatta di reboot, sequel, universi condivisi, spin-off, multiversi e interpretazioni differenti dello stesso personaggio. E proprio quando sembrava che Spider-Man: No Way Home avesse chiuso un gigantesco cerchio, il personaggio torna al cinema con Spider-Man: Brand New Day, diretto da Destin Daniel Cretton e nuovamente interpretato da Tom Holland.

Per capire a pieno il mito del super eroe più amato dai giovani e dai meno giovani, occorre fare un passo indietro.

Prima di Tobey Maguire: i primi Spider-Man sullo schermo

La storia dell’Uomo Ragno al cinema non comincia nel 2002.

Già negli anni Settanta Marvel aveva sperimentato una versione live action del personaggio. Negli Stati Uniti venne realizzata la serie televisiva The Amazing Spider-Man, con Nicholas Hammond, dalla quale furono ricavati anche dei film distribuiti nelle sale in alcuni mercati internazionali. Quello che colpisce delle varie sperimentazioni sul personaggio di Spider-Man è che Peter Parker è perfettamente adattabile a diversi contesti e diverse epoche. L’identità di Peter è quella di un uomo comune, figura che è sempre stata amata nella storia del cinema americano, schiacciato da responsabilità e senso di colpa. Un uomo semplice che indossando una maschera salva il mondo e la sua New York. Questo ha garantito per anni e per mille adattamenti il successo di Spider-Man, ed ha portato alla rivoluzione di Sam Raimi.

Sam Raimi e la svolta

Il vero punto di svolta arriva nel 2002 con Spider-Man di Sam Raimi. Il film con Tobey Maguire, Kirsten Dunst e Willem Dafoe rappresenta una delle opere che hanno contribuito in maniera decisiva alla trasformazione del cinecomic moderno. Spider-Man non viene più trattato semplicemente come un personaggio d’azione, ma come il protagonista di una storia adolescenziale: Peter Parker è un adolescente impacciato, socialmente isolato, innamorato della vicina di casa e costretto a confrontarsi improvvisamente con responsabilità enormi.

Il primo film costruisce con grande attenzione la trasformazione di Peter. Il morso del ragno, la scoperta dei poteri, la morte di Uncle Ben, la nascita di Spider-Man e il confronto con Green Goblin fanno parte di una struttura destinata a diventare un modello per moltissimi film di supereroi successivi. Ma l’importanza del film non è soltanto narrativa. Raimi riesce a trasformare il movimento di Spider-Man in qualcosa di cinematografico. Le sequenze tra i grattacieli di New York, le ragnatele, le inquadrature soggettive e il rapporto quasi fisico tra il corpo del personaggio e lo spazio urbano contribuiscono a rendere il volo dell’Uomo Ragno uno degli elementi più riconoscibili della sua mitologia cinematografica.

Due anni dopo, nel 2004, Raimi realizza Spider-Man 2, un film che ancora oggi viene considerato uno dei punti di riferimento del cinema supereroistico.  Al centro della storia c’è Doctor Octopus, interpretato da Alfred Molina, ma il vero conflitto riguarda ancora una volta Peter Parker. Peter è stanco. La sua doppia vita gli impedisce di studiare, lavorare, avere una relazione stabile e costruirsi un futuro. Il supereroe, in altre parole, non rappresenta soltanto la realizzazione di un desiderio: è anche un peso.

Il regista quindi nei primi due film costruisce la nascita dell’ eroe e la sua crisi, ma è col terzo che segna la fine della prima trilogia di Spider-Man, destinata non solo a essere ricordata negli anni ma anche a essere il punto di partenza per rivoluzionare l’universo cinematografico dei supereroi.

Andrew Garfield: un nuovo Peter Parker

Nel 2012 arriva The Amazing Spider-Man di Marc Webb. Andrew Garfield raccoglie un’eredità complicata: da una parte deve prendere le distanze dall’interpretazione di Maguire, dall’altra deve convincere il pubblico che sia possibile raccontare nuovamente le origini di Peter Parker.

La nuova versione è più moderna, più ironica e più esplicitamente adolescenziale. Peter è più ribelle, più sarcastico e anche più sicuro di sé. La dinamica tra Garfield ed Emma Stone, interprete di Gwen Stacy, diventa rapidamente uno degli elementi più apprezzati dei film. Sony presentò infatti il nuovo progetto come una rilettura della storia di Peter, con un’attenzione particolare al passato della sua famiglia e a elementi rimasti inesplorati nella trilogia precedente.

The Amazing Spider-Man non vuole essere semplicemente una copia della saga precedente. Il problema, però, è che riproporre per la seconda volta la trasformazione di Peter in Spider-Man rende inevitabile il confronto con Raimi. Il secondo film, The Amazing Spider-Man 2 del 2014, cerca allora di allargare il mondo narrativo introducendo Electro, Harry Osborn e nuovi elementi destinati a preparare possibili sequel e spin-off. Sony aveva effettivamente pianificato un’espansione molto più ampia dell’universo di Spider-Man.

Il progetto, però, non prende la direzione sperata.

La morte di Gwen Stacy, interpretata da Emma Stone, diventa il momento più drammatico dell’intero ciclo di Garfield e trasforma il personaggio in un Peter molto più segnato dalla perdita. Quella che avrebbe dovuto essere una nuova saga finisce invece per interrompersi dopo appena due film.

Tom Holland e il ritorno nell’universo Marvel

Il terzo grande cambiamento arriva nel 2016, quando Tom Holland debutta come Spider-Man in Captain America: Civil WarÈ una svolta decisiva perché, per la prima volta, Peter Parker entra direttamente nell’universo cinematografico Marvel Studios.

Spider-Man: Homecoming, nel 2017, parte da una premessa completamente diversa rispetto ai film precedenti. Non è più necessario raccontare l’origine del personaggio. Il pubblico la conosce già. Peter è già Spider-Man e deve imparare a gestire la propria adolescenza mentre cerca di dimostrare di essere pronto per entrare a far parte del mondo dei grandi supereroi. Marvel presenta infatti il film come il percorso di un giovane Peter che cerca di conciliare la sua nuova identità con la vita da studente.

Il personaggio è inserito in un mondo nel quale esistono già Iron Man, Captain America e gli Avengers. La presenza di Tony Stark introduce un elemento inedito, Peter Parker non deve più costruirsi come modello ma ha altri modelli da prendere di riferimento. Si costruisce un rapporto di emulazione degli altri eroi dell’universo più famoso della storia del cinema.

Questo rapporto di emulazione si conclude con la perdita nel film successivo della saga Marvel. Nel 2019 Spider-Man: Far From Home porta Peter fuori da New York e lo inserisce in una storia che deve confrontarsi anche con le conseguenze di Avengers: Endgame.

Dopo la morte di Tony Stark, Peter si trova a dover affrontare l’assenza del suo mentore e il peso delle aspettative che questa eredità comporta. Sony e Marvel presentano infatti la vicenda come la storia di un Peter chiamato a fare un passo avanti in un mondo profondamente cambiato.

Nel 2021 arriva Spider-Man: No Way Home.

Il film parte da una conseguenza diretta della rivelazione dell’identità di Peter e introduce il multiverso come strumento narrativo per recuperare personaggi e villain provenienti dalle precedenti saghe. Doctor Octopus, Green Goblin e gli altri avversari delle versioni precedenti tornano così nel mondo di Tom Holland. Ma il vero evento è la presenza di Tobey Maguire e Andrew Garfield. I tre Spider-Man condividono lo stesso film e quello che avrebbe potuto essere un semplice esercizio nostalgico diventa una riflessione sull’eredità del personaggio. Il Peter di Maguire rappresenta il passato. Garfield porta con sé il peso del trauma. Holland è il Peter più giovane, quello che deve ancora capire fino in fondo cosa significhi essere Spider-Man.

Spider-Man oltre Peter Parker: lo Spider-Verse

Parallelamente alla saga live action, Sony ha sviluppato un’altra delle più importanti reinterpretazioni cinematografiche del personaggio.

Nel 2018 arriva Spider-Man: Into the Spider-Verse, che introduce Miles Morales e porta Spider-Man in una dimensione completamente nuova. Il film parte dal concetto che non esista un solo Spider-Man: più persone possono indossare la maschera e, soprattutto, possono dare al personaggio un’identità diversa. Quest’idea conferma la nostra teoria iniziale, secondo il quale tutti possono essere Spider-Man, perché prima di tutto è un adolescente come tutti gli altri.

La rivoluzione di questo racconto del super eroe sta nell’animazione, che diventa parte integrante del linguaggio del film: fumetto, cinema, grafica e movimento vengono mescolati in un’opera che dimostra quanto il personaggio possa essere reinventato anche al di fuori del live action.

Brand New Day: un nuovo inizio per Peter Parker

Il film, ora in sala, rappresenta il quarto capitolo della saga con Tom Holland e arriva dopo gli eventi di No Way Home. La premessa è particolarmente interessante: Peter Parker vive in un mondo nel quale nessuno ricorda più chi sia. Marvel descrive il protagonista come un Spider-Man ormai completamente solo, impegnato a combattere il crimine a tempo pieno mentre New York ha dimenticato il suo nome.

Nei film precedenti Peter voleva soprattutto trovare un equilibrio tra la vita di adolescente e quella di supereroe. Ora quel conflitto sembra essere arrivato a una soluzione estrema: Peter ha rinunciato alla propria vita privata. Ma il nuovo film non vuole semplicemente ripartire da zero. La storia parte dalle conseguenze emotive di No Way Home e costruisce un Peter più adulto, più isolato e più consapevole del prezzo delle proprie scelte. Il film è diretto da Destin Daniel Cretton, già regista di Shang-Chi, mentre Tom Holland torna nel ruolo principale. Nel cast figurano anche Zendaya, Jacob Batalon, Sadie Sink, Jon Bernthal e Mark Ruffalo.

È interessante che, dopo il gigantesco spettacolo multiversale di No Way Home, il nuovo film sembri voler tornare a qualcosa di più personale: un uomo solo, una città da proteggere e una vita privata quasi completamente cancellata.

Nel 2002 Spider-Man doveva dimostrare di poter diventare un grande film. Nel 2012 doveva dimostrare di poter essere reinventato. Nel 2017 doveva entrare nell’universo condiviso più importante del cinema contemporaneo. Nel 2021 ha dimostrato di poter riunire passato e presente attraverso il multiverso. Con Into the Spider-Verse ha persino dimostrato che non serve necessariamente Peter Parker per raccontare Spider-Man.

Ora, nel 2026, Brand New Day deve affrontare una sfida diversa: dimostrare che, dopo tutto questo, c’è ancora qualcosa di nuovo da raccontare su Peter Parker. 

La domanda giusta da farsi guardando il film è: chi è davvero Spider-Man quando non c’è più nessuno a ricordargli chi sia?