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Testa o croce?

Testa o Croce? è un trionfo italiano

Una folle avventura anti-western che sfida la fortuna ed abbatte l’America e l’Italia, trasformandosi in un inno alla verità ed alla libertà: Testa o croce?

Un manoscritto che brucia su un rogo in una tiepida notte estiva, tra gli alberi secchi e la terra rossa e fangosa. Una donna lo guarda, senza emozioni. Questa è una storia che aspetta solo di essere letta e raccontata ma che, senza nessuno in ascolto, non è più una storia, non è vera nè finta. Non esiste. Così inizia Testa o croce?, ultimo strepitoso prodigio del cinema d’autore e di genere italiano.

Dopo lo splendido ed interessantissimo Re Granchio di quattro anni fa, la coppia d’autori Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis torna in sala, scrivendo e girando questa nuova chicca, presentata in anteprima allo scorso Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard. I due ripropongono più o meno lo stesso team con il quale avevano lavorato per il film precedente, portando ad un risultato ancora più intrigante, se non anche superiore.

Testa o croce?

Il film, strutturato in quattro capitoli, rappresenta una rilettura tutta italiana – ed assolutamente non italiana – della fiaba statunitense del Far West. Ci troviamo nei pressi di Roma, senza sapere precisamente quando, ma in un’Italia post-unitaria, in cui francesi e ricchi finanzieri esteri dettano legge tra i civili più bassi. Tra questi civili, c’è Santino – un bravo Alessandro Borghi – un buttero che sfida il leggendario Buffalo BillJohn C. Reilly magnifico.

L’esito tra i due non è così scontato e porta Santino a scatenare le ira del suo “padrone”, ma qualcosa si mette tra i due: Rosa, la moglie del ricco – una bellissima e perfetta Nadia Tereszkiewicz – decide di prendere finalmente tra le mani la sua vita, scegliendo di fuggire con Santino verso la libertà. Ma un’importante taglia viene messa sulla testa dell’uomo, rendendo la loro fuga molto complicata.

Una grande storia

Tutto può trasformarsi in una grande storia. Così dice il magnetico ed incredibilmente carismatico Buffalo Bill durante l’apertura del film. Ancora più della verità, le persono vogliono una bella storia, ed è così che si fondano le rivoluzioni ed è così che l’ideale americano dei cowboy prende forma. I racconti di valorosi condottieri che liberano indigeni dall’ignoranza non sono altro che delle banali storie di sangue e violenza.

In questo scenario, si inserisce perfettamente il personaggio di Borghi, che è un cowboy-anti-cowboy, la cui sorte è legata ad una scommessa che si rifiuta di perdere – come un altro suo personaggio nella seconda stagione di Romanzo Criminale. Santino è una figura che smonta completamente l’archetipo del protagonista cowboy coraggioso e silenzioso, anche perchè, in questo caso, lui non è il vero protagonista che ci viene presentato.

Testa o croce?

 

La terra della libertà

La fortuna non è una dote da cowboy, la purezza e l’innocenza lo sono. E, infatti, Santino non rientra in questa categoria. Gli occhi blu che sprizzano e bucano lo schermo non sono i suoi. Il vero protagonista è Rosa, anche più della fortuna stessa. Lei è il vero cowboy del film. In un paese dove una donna può diventare suora, puttana o sposa, lei si salva spezzando le catene maschili, il cui limite è rappresentato nel film dal pene, vero problema del sesso blu e chiave di diverse importanti scene.

Poveracce prese dagli scarti del fango, raccimolate e piazzate in una società che le detesta. L’anno scorso c’è stato Gloria! di Margherita Vicario che era molto esplicito nel presentarci questa storia, ma Testa o croce? lo fa gradualmente, in modo velato, senza troppi orpelli. La dinamica di padroni ricchi chiusi in stanze sfarzose nella penombra, ricade sulle donne del tempo anche più di quanto rimbalzi sugli altri uomini. Ozpetek dovrebbe vederlo e potrebbero davvero capire il femminismo maschile.

Fortuna o fato?

Un paese di ignoranti, bisognosi di progresso, la cui strada si farà su nuove armi e ferrovie, il cuore della nazione. Il vecchio che serve al nuovo. Tra un’incredibile fotografia naturale, un’incalzante musica arpeggiata ed un montaggio ingannevole – che pecca solo nelle scene più intime – il film conferisce la giusta importanza ai suoi personaggi, quanto alla storia in sè ed al mondo che avvolge tutto.

La seconda parte del film assume finalmente quelle sembianze assurde e grottesche – anche con qualche risata – in un ribaltamente dell’aspettativa, che avvicina quest’opera ad un sogno che nessuno riesce a ricordarsi. All’incrocio tra La ballata di Buster Scruggs dei fratelli Coen e America 1929 di Martin Scorsese, c’è una figura con un cappello, in sella ad un cavallo. Ha una moneta e sta cercando il prossimo sfidante. Testa o croce?

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema