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the last duel, recensione almanacco cinema

The last duel: un film sul potere e sul coraggio

Dal romanzo di Eric Jager, basato su fatti realmente accaduti, una storia sul potere e sull’onore. Un film sull’ultimo duello nella Francia del XIV secolo.

Diretto dal magistrale e versatile Ridley Scott, scritto a sei mani da Matt Damon, Ben Affleck e Nicole Holofcener, The Last Duel è un lungometraggio del 2021 in cui si esplorano l’onnipotente potere prevaricatore degli uomini e il coraggio di una donna, precorritrice dei tempi.

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The Last Duel, la trama

Francia, XIV secolo: Lady Marguerite (Jodie Comer), moglie del coraggioso cavaliere Jean De Carrouges (Matt Damon), viene stuprata da Jacques Le Gris (Adam Driver), rivale del marito e ben voluto a corte, soprattutto dal Conte Pierre d’Alençon (Ben Affleck).

La donna confessa l’onta subita e chiede che sia fatta giustizia. De Carrouges si rivolge al Re Carlo VI (Alex Lawther) per sfidare Le Gris in un duello.

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The Last Duel, la recensione

Servendosi di un cast tutto hollywoodiano, Sir Scott non delude le aspettative. Al centro del film storico, ambientato durante la Guerra dei cent’anni, vi è il coraggio di Lady Marguerite, donna dalla vasta cultura che si ribella al ruolo impostogli dalla società del tempo e che la vuole sottomessa al potere maschile.

La sua ribellione è il motore del film. Lady Marguerite dopo essere stata violata pretende giustizia, ignara però di attivare la macchina divina attraverso la quale anche lei potrebbe finire accusata di falsa testimonianza.

A decretare la sua sorte non è l’uomo, ma Dio. Il duello tanto voluto dal marito, il “Duello di Dio” (più per salvaguardare il proprio onore),  serve a constatare chi abbia detto la verità.

Se De Carrouges dovesse perire, infatti, sarebbe per volere divino, come punizione per la menzogna, e Marguerite finirebbe arsa viva.

Le prime inquadrature ritraggono singolarmente i protagonisti impegnati nella vestizione per il duello,  il 29 dicembre 1386. Le immagini scorrono  fino al momento i cui i due sfidanti iniziano a duellare. Una dissolvenza in nero interrompe la narrazione per ricapitolare e spiegare gli avvenimenti che hanno condotto fino a quel momento.

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La sceneggiatura

La sceneggiatura di The Last Duel, scritta da Ben Affleck, Matt Damon (nel 1996 vinsero l’Oscar per la Migliore Sceneggiatura con Will Hunting) e Nicole Holofcener, è strutturata su tre flashback,  presentati come capitoli in cui i protagonisti raccontano la  propria verità.

Tre punti di vista dunque: in primis quello del cavaliere De Carrouges, poi dello scudiero Le Gris e, infine, di Lady Marguerite.

Nelle tre versioni si ripetono più o meno le stesse scene e i medesimi dialoghi, con delle varianti che a un prima occhiata possono sembrare insignificanti ma non lo sono; basta uno sguardo diverso per conferire un significato opposto alla storia.

Di volta in volta ogni personaggio sembra confessare il vero. Un registro stilistico volutamente ambiguo per disorientare lo spettatore, instillandogli il dubbio e tenendolo sulle corde fino al giorno fatidico.

La divisione in capitoli

Il primo capitolo si apre con la “Battaglia di Limoge” nel 1370 e mostra ciò che ha vissuto il cavaliere De Carrouges e come lo ha vissuto: l’amicizia con Le Gris e la rottura del loro rapporto; il matrimonio e lo stupro confessato dalla moglie; il suo appellarsi al re per ottenere il “Duello di Dio e il Palazzo di Giustizia.

Anche il secondo capitolo parte dalla stessa battaglia ma dal punto di vista di Le Gris: la sua amicizia con De Carrouges e la sua devozione al Conte Pierre d’Alençon, nonché l’amore per Marguerite e il momento della violenza sessuale vissuto nella sua testa come se la donna fosse consenziente.

Infine, il terzo capitolo: il punto di vista di  Marguerite a partire dal giorno delle nozze. Si tratta di uno sguardo sofferente per la condizione di sottomissione a cui è costretta. Ella dipinge un De Carrouges diverso, più rude e insensibile; poi l’oltraggio per la violenza subita e il farsi coraggio nel pretendere giustizia, fino all’epilogo, ossia al giorno del duello.

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La regia di Sir Scott

Una regia impeccabile quella di Scott, con inquadrature perfette a sottolineare il carattere dei personaggi: molti primi piani sul volto deturpato da una brutta cicatrice di De Carrouges per risaltarne la mascella volitiva, espressione di un’indole da guerriero; inquadrature dal basso e dalla giusta angolazione per esaltare l’avvenenza e la personalità rapace di Le Gris.

Perfette le scene delle battaglie e la ricostruzione scenografica curata da Arthur Max, con ambientazioni cupe e fangose; azzeccati i costumi di Janty Yates, fedele collaboratrice di Scott e Premio Oscar ai Miglior Costumi ne Il gladiatore; per non parlare della fotografia dark di Dariusz Wolski (tra i suoi lavori ricordiamo Il corvo, Dark City e Pirati dei Caraibi), adatta rappresentare un periodo buio e cruento come il Medioevo.

The Last Duel, il cast

Ottima interpretazione per tutti i personaggi in scena, dall’insolito Ben Affleck nel ruolo di Pierre d’Alençon, biondo e vanesio; a un Matt Damon imbruttito nel ruolo di De Carrouges, dallo sguardo duro e fiero; e un Adam Driver avvenente e ambizioso in linea col personaggio di Le Gris.

E per finire una Jodie Comer magnifica. Le bastano pochi sguardi,  un portamento elegante e altero allo stesso tempo per imprimere forza al  personaggio di Lady Marguerite, delineandone il carattere senza necessitare di grandi dialoghi.

Conclusioni

Nonostante il film non abbia ottenuto grande risonanza e non sia tra i lavori più importanti del grande Ridley Scott, The Last Duel è un film storico ben costruito e di alta qualità.

Forse alcune scene andrebbero tagliate  e si avverte la mancanza di un approfondimento del mondo interiore dei personaggi, toccati solo marginalmente. Tuttavia, rimane un ottimo prodotto e noi di Almanacco Cinema ne consigliamo la visione.

 

Recensione a tre stelle su Almanacco Cinema