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The Mastermind: rubando una rivoluzione
The Mastermind riprende i film di rapina di Melville con uno stile incredibile ed una classe ineguagliabile, mischiando la commedia nera allo slow cinema.
Il filone degli heist movies – chiamati anche spesso caper movies – è quel sottogenere del crimine cinematografico che si concentra su una o più rapine. Un genere che, per il cambiamento sociale, per l’odierno sistema di notizie e di sicurezza, era andato ad assottigliarsi sempre di più, per poi quasi sparire completamente, o venir proposto puramente in chiave comica.
Proprio un genere che, negli anni ’50 e ’60, riuscì a tracciare una linea che riusciva ad accomunare il sistema della Hollywood classica all’ideologia critica dei Cahiers du Cinéma, da Rapina a mano armata di Stanley Kubrick a Rififi di Jules Dassin e Bob il giocatore di Jean-Pierre Melville. Poi, è arrivato Heat – La sfida di Michael Mann, che ha cambiato il genere stesso – aspettiamo il sequel. Ora, qualcun’altro ha provato a reinventarlo, di nuovo.
The Mastermind
The Mastermind è l’ultima opera della regista-sceneggiatrice-montatrice Kelly Reichtardt, che torna al cinema dopo tre anni dall’ultimo lavoro Showing Up grazie ad uno dei rarissimi casi di distribuzione in sala di Mubi. Reichardt prende una storia vera di una rapina alla galleria d’arte di Worcester nel 1972 e se ne infischia completamente, mettendo il suo stile prima di tutto.
Il film, ambientato precisamente nel 1970, segue la storia di J.B. Mooney – un gran Josh O’Connor – un marito ed un padre disoccupato che, segretamente dalle persone che lo circondano – tra cui anche i propri genitori – è un ladro d’arte che sta organizzando una rapina di quattro quadri del pittore astrattista Arthur Dove. Ma, dopo la rapina, le cose iniziano gradualmente a precipitare per il nostro protagonista.
Al ladro!
The Mastermind è un titolo tanto riassuntivo del personaggio principale del film quanto esatto per l’autrice. Reichardt riesce a comporre uno strepitoso e gigantesco cast – tra cui Alana Haim, Bill Camp, Gaby Hoffman e John Magaro che si mangia ogni scena in cui appare – dando il giusto spazio a ciascuno ma lasciando che sia il suo Mastermind a stare sopra a tutto il resto.
La mente. Il genio. Questo è ciò che pensa di sè l’imbranato e spesso goffo J.B. Mooney, ma è anche ciò che tutti, per la maggior parte del tempo, gli dicono. L’immagine superficiale non corrisponde sempre con la sostanza effettiva delle cose. J.B. si sente un genio, un criminale e, se le cose vanno male, non c’è problema… si rifarà la prossima volta. Ma, lui è un uomo semplice, di estrazione suburbana, che vive da solo in un contesto fuori dalla sua portata.

Un processo
La pellicola risulta un processo in due parti a due mondi che si affrontano ma non si scontrano mai. Da una parte, avviene un’indagine lenta e pragmatica su un individuo scaltro e carismatico, per quanto grottesco possa essere. Un individuo allegorico che è costretto a vivere come fa, secondo le regole imposte da qualcosa di più alto e che si sposta costantemente tra la sua solitudine e l’essere obbligato alla collettività.
Dall’altra parte, c’è una sottotrama processuale coperta dagli stupendi maglioni di lana del protagonista. Nel momento in cui il mondo sembra aver fatto un passo indietro rispetto all’orlo in cui si trovava, tutto continua comunque a crollare giù. Una storia che da per scontato ciò che è già successo e si vede costretta a dover fare i conti con quello che verrà.
Il declino della controcultura
Il celebre Sessantotto è passato. Siamo nel 1970 – e nel 2025 – e tutti sanno ciò che è successo e che sta succedendo. Tutti sanno del problema del Vietnam. Tutti sanno degli scontri. Ma non a tutti interessa: esiste una fetta di popolazione, la famosa maggioranza silenziosa alla quale Nixon fa appello come suoi elettori, che non è stata minimamente toccata da ciò che accade, e quindi, non ha alcun interesse.
Nella prima parte di film, il sottotesto ci deve ricorda in che momento si svolge l’azione, grazie alla radio, alla televisione, a qualche stupida e breve conversazione rubata. Nella seconda parte, J.B., e noi assieme a lui, ci ritroviamo nostro malgrado proiettati verso quel mondo che notavamo ma che non ci interessava, finché il problema non si è accentuato a dismisura. Per caso, vi ricorda qualcosa di recente?
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
3.8
★★★⯨★
