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Beef – Lo scontro stagione 2, la recensione su Almanacco
Beef – Lo scontro, con la seconda stagione, moltiplica controversie e dicotomie, costruendo un grande impianto narrativo in cui è un tutti contro tutti.
Uno dei punti deboli della seconda stagione sta proprio in questa miriade di linee narrative che disorientano il pubblico. E che costringono gli autori ad alzare sempre più l’asticella dello scontro fino all’iperbolico e rocambolesco finale ambientato in Corea.
Punto forte di Beef – Lo scontro 2, invece, è sicuramente il cast, fatto di interpreti notevoli e totalmente in parte. Menzione speciale per la grande chimica della coppia composta da Oscar Isaac e Carey Mulligan. Da lodare anche regia e colonna sonora, estremamente curate e godibili. La seconda è opera del pluripremiato Finneas O’Connell.
Con questa seconda stagione di una serie diventata antologica e targata A24, il focus viene spostato dal piccolo al grande. Quindi, dalla bassezza quotidiana della persona qualunque, alle azioni spregevoli che compiono coloro che hanno il potere di decidere sulla vita di tutti gli altri.
Beef – Lo scontro 2, la trama
Questa seconda stagione è ambientata in un esclusivo country club a Montecito, in California. Dove gente ricca e potente, ma anche famosa, trascorre le sue giornate tra saune, partite di golf, fisioterapia e alcolici.
General manager della struttura è Josh (Oscar Isaac), un uomo sulla quarantina, sposato con Lindsay (Carey Mulligan). Arredatrice d’interni che lo ha aiutato a raggiungere il ruolo che riveste, molto probabilmente perché ricca di famiglia. Anche se non viene specificato. Sappiamo, però, che la donna ha dilapidato la sua eredità per aiutare il marito a curare la madre malata. E questo ci dà, fin da subito, la misura di come funziona la sanità negli States. Argomento che tornerà in seguito.
Sul fronte opposto, abbiamo un’altra coppia, per così dire più umile. Ashley (Cailee Spaeny), che si occupa della vendita di bibite e snack al campo da golf e Austin (Charles Melton). Personal trainer, anche lui a servizio al club. Ad accomunare le coppie è il fermento per un cambio di proprietà al club. Infatti, sta per arrivare la nuova proprietaria, una donna miliardaria sud-coreana. Per nessuno, quindi, è scontato mantenere il proprio posto di lavoro.
Accadimento scatenante della serie di eventi che si succederanno, però, è una furibonda lite tra Josh e Lindsay, a cui Ashley e Austin assistono per caso. Questo metterà le due coppie l’una contro l’altra e ben presto creerà divisioni anche all’interno delle coppie stesse. Obiettivo per i protagonisti è mantenere o innalzare il proprio status. Col tempo diventerà chiaro che a lottare per la sopravvivenza, però, non sono solo loro ma anche la potente proprietaria arrivata dalla Corea.
La struttura piramidale di Beef – Lo scontro

Questa stagione è costruita come una piramide, dove alla base troviamo i dipendenti del country club. Sopra di loro gli abbienti ospiti e all’apice Mrs. Park (Youn Yuh-jung), la nuova proprietaria. A ben vedere, entrambe le coppie protagoniste rientrano nella categoria dipendenti. E, infatti, con i dovuti distinguo, sono quelle che soffrono di più. E che devono impegnarsi maggiormente per poter sopravvivere nel cosiddetto “tardo capitalismo”. Per usare le parole di Austin, che spiega ad Ashley come la società in cui viviamo non permetta l’emancipazione economica. È fatta per arricchire sempre più chi è ricco e impoverire tutti gli altri.
Proprio per questo, le regole civili non possono essere seguite. È una lotta impari in cui anche i colpi bassi sono giustificati. Cosa accade, però, all’apice? La serie sembra voler rispondere a questa domanda. Se nella lotta “tra poveri” non vengono lesinate cattiverie, infantili vendette e sotterfugi vari, chi ha il vero potere elimina i problemi “alla radice”. Insomma, Beef 2 ci dice che c’è sempre qualcuno più ricco e potente di noi e che tutti in un modo o nell’altro dobbiamo abbassare la testa.
In questo senso, è interessante la scelta di far rispecchiare i personaggi negli altri. Spesso capita a Josh, ma anche a Lindsay e in seguito a Ashley, quando toccherà l’ebrezza del privilegio, di trasfigurarsi nelle persone che vorrebbero essere o hanno paura di diventare. Josh vorrebbe quella coolness di chi non ha molto a cui pensare e può dedicarsi alle proprie passioni, come fa il socio Troy (William Fichtner). Lindsay, invece, vorrebbe essere spensierata proprio come le mogli dei ricchissimi soci del club. E, infine, Ashley si rivede nella hostess che sta assecondando i suoi capricci in prima classe. Adesso, finalmente, non è più lei a dover servire e soddisfare gli altri.
Tra critica sociale e comicità
È chiaro, quindi, l’intento di critica sociale portato avanti da Beef 2. Presente anche nella prima stagione, in cui a scontrarsi erano una donna agiata e un uomo squattrinato. L’ampliamento delle dinamiche di questa stagione, però, rende più debole la riflessione sulla disparità sociale. Vengono introdotti troppi personaggi ed elementi narrativi, tanto da svuotare in parte la storia.
La prima stagione faceva della critica sagace e pungente il suo punto di forza. Qui si punta sulla comicità più che sulla sagacia e la serie ne perde in brillantezza. Allo stesso tempo, i personaggi risultano troppo irritanti e troppo poco intelligenti per poter suscitare empatia o anche solo immedesimazione in loro. In particolare, il personaggio di Austin risulta fastidioso anche quando “fa la cosa giusta”. D’altro canto, Josh è il personaggio con cui è più facile empatizzare. Sembra, infatti, che al suo punto di vista venga data maggior complessità. Ottima prova di Oscar Isaac.
Per quanto riguarda Ashley, lei ha sicuramente la linea narrativa apparentemente più drammatica. Per via dei problemi di salute che deve affrontare. L’episodio concentrato al pronto soccorso sembra ambientato in un qualsiasi ospedale italiano con attese infinite. Solo che, in questo caso, arriverà anche un conto salato da saldare. È decisa e forte la critica al sistema sanitario statunitense, dove anche l’assicurazione sanitaria non assicura assistenza in tempi tollerabili. In netta contrapposizione rispetto ai tanti luccicanti e efficienti ospedali protagonisti delle serie medical USA.
Conclusioni
Beef – Lo scontro 2 vuole tenere in ballo troppe trame e sotto-trame. Con l’episodio finale diventa una commedia action, che sembra avere poco a che fare con il tono generale della stagione. E, nuovamente, la comicità sembra forzata e ricercata a tutti i costi, invece di rappresentare una contingenza propria della vita. Elemento che rendeva la prima stagione tanto brillante.
Va riconosciuta, però, l’estrema cura nella regia e nella composizione della colonna sonora che, in particolare nella scena finale del bacio, ha un forte impatto cinematografico. L’ultimissima parte del finale è dolce-amara e in linea con il core di Beef, ma risulta anche scontata e prevedibile.
Nulla, quindi, colpisce veramente di questa stagione o scalda veramente il cuore, cosa perfettamente riuscita con la prima stagione e il suo finale. Peccato, perché con un cast di tale livello e la maestria dell’autore regista Lee Sung Jin si poteva costruire una serie con qualcosa in più da dire. Beef – Lo scontro 2 è ora disponibile su Netflix.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
2.8
★★⯨★★