La mia brillante carriera, la recensione della serie Netflix

La mia brillante carriera, la recensione della serie Netflix

La mia brillante carriera è il nuovo period drama Netflix tra amore, scrittura e indipendenza. La recensione della serie tratta dal romanzo di Miles Franklin.

Al centro di La mia brillante carriera, nuova serie in costume di Netflix, non c’è soltanto il desiderio di diventare scrittrice. C’è qualcosa di più elementare e, proprio per questo, più difficile da ottenere: la possibilità di decidere chi essere.

Ambientata nell’Australia di inizio Novecento e composta da sei episodi, la serie porta sullo schermo il romanzo del 1901 di Miles Franklin, già adattato per il cinema nel 1979.

E lo fa prendendo una storia vecchia di oltre un secolo e ponendo una domanda ancora piuttosto attuale: quanto della nostra vita scegliamo davvero noi?

 La mia brillante carriera, la trama

Australia, 1900. Sybylla Melvyn vive nell’entroterra australiano insieme ai genitori e ai suoi numerosi fratelli, in una famiglia che attraversa una situazione economica sempre più difficile. La giovane ha però un’ambizione molto precisa: vuole diventare una scrittrice e trasformare la propria passione per la scrittura in una vera professione, nonostante il mondo intorno a lei sembri considerarla poco più di un sogno irrealistico.

Quando le condizioni della famiglia peggiorano, Sybylla viene mandata dalla nonna materna, una ricca proprietaria terriera che potrebbe offrirle un futuro decisamente più stabile. L’accoglienza nella nuova casa, tuttavia, porta con sé anche una serie di aspettative: la nonna vorrebbe trasformarla in una giovane donna rispettabile e, soprattutto, trovarle un buon marito.

Sybylla e il diritto di scegliere la propria vita

Il conflitto di Sybylla non riguarda soltanto il matrimonio, ma l’idea stessa che una donna debba seguire un percorso già stabilito. Nella società in cui vive, sicurezza economica, rispettabilità e matrimonio sono strettamente legati, mentre il desiderio di costruire una carriera creativa appare molto più difficile da difendere.

Sybylla, però, non è una protagonista ribelle soltanto perché rifiuta le convenzioni. È soprattutto una ragazza che non riesce a immaginare una vita nella quale le proprie aspirazioni debbano essere continuamente messe da parte per soddisfare quelle degli altri. La scrittura diventa così molto più di una possibile professione: è lo spazio nel quale può sentirsi veramente se stessa e dare un significato alle esperienze che attraversa.

È anche questo a rendere interessante il personaggio. Sybylla non possiede tutte le risposte e non sa con certezza quale sarà il proprio futuro, ma ha una consapevolezza molto forte di ciò che non vuole diventare. La serie non cerca quindi di trasformarla in un’eroina perfetta, ma lascia emergere anche la sua impulsività, il suo orgoglio e le contraddizioni che fanno parte del suo percorso.

Miles Franklin e una storia ancora sorprendentemente attuale

Il rapporto con il romanzo di Miles Franklin aggiunge un ulteriore livello alla storia. Pubblicato nel 1901, La mia brillante carriera viene considerato almeno in parte autobiografico e presenta una protagonista che condivide con la sua autrice l’origine rurale australiana e il desiderio di mettere in discussione le aspettative sociali rivolte alle donne.

È proprio questo a rendere particolarmente interessante l’adattamento televisivo. La ribellione di Sybylla non nasce da una rilettura contemporanea del passato, ma era già presente nella storia originale, scritta da una giovane donna che conosceva direttamente le limitazioni del proprio tempo.

La serie riesce così a parlare al pubblico di oggi senza dover trasformare continuamente il proprio passato in qualcosa di moderno. Le difficoltà di Sybylla appartengono al 1900, ma il conflitto tra sicurezza e aspirazioni personali, tra aspettative familiari e desiderio di indipendenza, rimane facilmente riconoscibile.

Più Piccole donne che Bridgerton

Il paragone con Bridgerton è inevitabile. Anche qui troviamo balli, abiti d’epoca, corteggiamenti, differenze sociali e una colonna sonora che inserisce brani contemporanei all’interno di un’ambientazione storica. Tuttavia, La mia brillante carriera sembra avere più punti di contatto con Piccole donne, soprattutto per il modo in cui mette al centro una giovane donna che cerca di costruire la propria identità senza lasciarsi definire esclusivamente dal matrimonio.

Rispetto alla serie di Shonda Rhimes, infatti, la componente romantica occupa una posizione meno dominante. Harry è importante per Sybylla, ma il suo rapporto con lui non cancella le altre aspirazioni della protagonista e non trasforma automaticamente l’amore nella soluzione ai suoi problemi.

Anche visivamente la serie cerca una propria strada. I paesaggi dell’entroterra australiano, le grandi proprietà e gli interni eleganti costruiscono un period drama meno legato all’immaginario aristocratico europeo, mentre i costumi alternano abiti raffinati, cappelli Western, grembiuli e colletti rigorosi. La musica contemporanea, con brani come All the Lovers di Kylie Minogue e Young Turks di Rod Stewart, completa una contaminazione tra passato e presente che contribuisce a rendere la storia più vicina allo spettatore.

Una carriera brillante anche prima del successo

La parte più interessante di La mia brillante carriera rimane però quella suggerita dal suo stesso titolo. Sybylla non ha ancora raggiunto il successo quando la incontriamo e, per buona parte della storia, deve fare i conti con il rifiuto dei suoi scritti, con le difficoltà economiche della famiglia e con la possibilità concreta di dover rinunciare alle proprie aspirazioni.

Eppure non sembra mettere davvero in discussione il fatto di essere una scrittrice. Per lei la creatività non dipende dal riconoscimento degli altri e nemmeno dalla certezza di poter trasformare il proprio talento in una carriera stabile. È qualcosa che esiste già, indipendentemente dal risultato.

In questo senso, la serie propone una concezione interessante del successo. Una vita non deve necessariamente seguire una traiettoria perfetta nella quale carriera, amore, sicurezza economica e felicità arrivano al momento giusto. A volte la parte più difficile consiste semplicemente nel concedersi la possibilità di provare, anche quando non ci sono garanzie che il tentativo funzionerà.

La mia brillante carriera è il nuovo Bridgerton?

Probabilmente no, e non è necessariamente un difetto. La mia brillante carriera non possiede la stessa spettacolarità di Bridgerton e non costruisce un universo romantico altrettanto ampio, mentre alcuni personaggi secondari avrebbero beneficiato di un maggiore approfondimento.

La sua forza rimane soprattutto Sybylla, una protagonista imperfetta ma determinata, attraverso la quale la serie riesce a raccontare una forma di emancipazione meno legata al raggiungimento di un traguardo e più alla possibilità di scegliere quale direzione prendere.

Per chi ama le atmosfere dei period drama, la serie offre quindi una storia piacevole e visivamente curata, ma soprattutto un racconto nel quale l’amore non deve necessariamente diventare il punto di arrivo e il successo non coincide per forza con il riconoscimento degli altri.

È questo, forse, il merito maggiore della serie: ricordare che l’indipendenza non coincide con l’assenza di ostacoli, ma con la possibilità di continuare a scegliere anche quando nessuna delle opzioni sembra davvero perfetta. 

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★
Storia
★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3
★★★