Dept. Q – Sezione casi irrisolti è la nuova serie Netflix di Scott Frank: un thriller poliziesco, tanto avvincente quanto angosciante.
Adattata dal romanzo The Keeper of Lost Causes dello scrittore danese Jussi Adler-Olsen e firmata da Scott Frank, Dept. Q: Sezione casi irrisolti rientra a pieno titolo nel genere thriller poliziesco. Con il pretesto di indagare sul cold case della scomparsa di una donna 4 anni prima, la serie scava a fondo negli animi dei protagonisti, personalità traumatizzate e complesse. Attraversando diversi temi: il trauma, l’adolescenza, le disabilità, i rapporti familiari complessi e talvolta disfunzionali.
È la terza serie Netflix dello showrunner Scott Frank, dopo Godless e La regina degli scacchi. A differenza delle sue opere precedenti, qui Frank lavora però in squadra con la sceneggiatrice Chandni Lakhani e costruisce una narrazione pensata per andare oltre il format della miniserie, per ampliarsi all’intera saga letteraria dello scrittore danese.
Struttura narrativa e personaggi
La serie non brilla per l’originalità della trama, un team di detective problematici deve risolvere un cold case altrettanto complesso, ma a far la differenza è lo stile narrativo della serie. Con un largo uso di flashback, si intrecciano tre livelli narrativi: l’indagine in corso, le vicende personali dei protagonisti e i frammenti di passato dei personaggi coinvolti nel caso. Questo mosaico si compone episodio dopo episodio, fino a costruire un complesso ma coerente quadro della storia.
Già nella creazione dei personaggi (tutti, dai protagonista, ai secondari) non si pecca certo per superficialità. Dept. Q – Sezione casi irrisolti è fatta di una moltitudine di personalità complesse e difficili, ognuna impegnata in una personale lotta con i fantasmi del passato, in un percorso di rivincita individuale che diventa poi un percorso di rivincita collettivo. Perché quello che inizialmente è un agglomerato quasi casuale di personalità, diventa man mano un vero e proprio team, dove dagli obbligati rapporti iniziali, si passa a legami forti e sinceri di stima e affetto.
Carl Morck (Matthew Goode) è un ispettore inglese trasferito in Scozia dopo un divorzio difficile dal quale ha guadagnato il totale affidamento del suo figliastro Jasper. Il rapporto tra i due è complicato, come del resto tutto ciò che riguarda Carl: cinico, freddo, scontroso, emotivamente distaccato, segnato da un trauma recente e oltretutto riluttante alla terapia.

La serie si apre proprio sull’incidente di Carl dove, a causa di una serie di negligenze durante un sopralluogo, lui e due colleghi rimangono coinvolti in una sparatoria. Un giovane poliziotto muore, Carl rimane ferito al collo e il suo amico e collega Jamie (James Sives) rimane paralizzato. Dopo alcuni mesi di stop forzato, Carl rientra in servizio, ma Moira (Kate Dickie) a capo del dipartimento, invece di reintegrarlo in squadra lo “promuove” a un nuovo incarico: capo della neonata Sezione Q, dedicata ai casi irrisolti.
Dept Q: Il caso Merritt e le sottotrame
La Sezione Q è relegata in un ufficio umido e ammuffito nel seminterrato, c’è a malapena una scrivania e qualche sedia. A Carl si affiancano due assistenti: Rose (Leah Byrne), giovane poliziotta che ha subito un crollo psicologico dopo un incidente in servizio, e Akram (Alexej Manvelov), ex agente siriano dal passato oscuro. Una squadra di emarginati, ma tenaci e con un forte spirito di rivalsa.
Il team sceglie come primo caso quello dell’avvocatessa Merritt Lingard (Chloe Pirrie), scomparsa 4 anni prima in circostanze sospette e mai più ritrovata. Attorno alle vicende della donna si aprono diverse sottotrame, rivelando episodio dopo episodio una storia sempre più angosciante e personaggi sempre più tormentati, sadici ed eccentrici al limite della follia.
Parallelamente a tutte le indagini, un’altra sottotrama molto interessante è quella che coinvolge Carl e suo figliastro Jasper. Un duo costretto a convivere a definirsi famiglia che dovrà imparare a trovare un equilibrio, anche grazie al percorso terapeutico con la psicologa Rachel Irving (Kelly Macdonald).
Conclusioni
Dept. Q è un ottimo noir psicologico, non è sbalorditivo, non rivoluziona il genere, ma lo rispetta con una scrittura puntuale. La consigliamo a chi ama i personaggi problematici, cinici e freddi (che però sanno farsi amare) e a chi ama il genere del noir, del crime e le trame intrecciate.
La prima stagione di Dept. Q – Sezione casi irrisolti è su Netflix, ecco il trailer: