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The Bondsman, la recensione

The Bondsman, la recensione

Con The Bondsman, Prime Video propone un curioso mix tra horror, commedia nera e western moderno, e una grande interpretazione di Kevin Bacon. 

La serie si costruisce attorno a un’idea intrigante: Hub Halloran (Kevin Bacon), un ex-cacciatore di taglie viene ucciso e riportato in vita dal Diavolo per dare la caccia a demoni evasi dall’Inferno. Non per senso di giustizia, ma perché finché lavora per questa misteriosa “agenzia” chiamata Pot of Gold, può restare in vita. Una premessa ambiziosa che, pur non sfruttata a fondo, ha il merito di creare un mondo narrativo dai toni volutamente sopra le righe.

Un protagonista carismatico e fuori dagli schemi

Kevin Bacon si dimostra ancora una volta un interprete capace di reinventarsi. Il suo Hub è un uomo disilluso, ruvido, segnato da scelte sbagliate e un passato familiare tormentato. Non è un eroe, né aspira a esserlo. E proprio per questo funziona: la sua performance ha sfumature da anti-eroe tragico ma è sempre alleggerita da ironia cinica e battute fulminanti.

Interessante è il modo in cui Bacon interpreta non solo l’uomo, ma quasi una caricatura country di una figura mitologica americana: il cacciatore di dannati che si muove tra bar, cimiteri, radure e parcheggi deserti, al suono di una colonna sonora bluegrass composta in parte proprio da lui e da Jennifer Nettles, che interpreta la sua ex moglie Maryanne.

Narrazione a episodi

La serie adotta una struttura da “monster-of-the-week”, un modello già visto in prodotti come Supernatural o Buffy: ogni episodio presenta un demone diverso, con la sua estetica e la sua storia. In questo formato, The Bondsman trova i suoi momenti migliori. Il ritmo è rapido (gli episodi durano circa 30 minuti), la tensione narrativa è spesso ben gestita, e alcune creature sono realmente inquietanti, seppure realizzate con effetti speciali a volte visivamente modesti.

La varietà dei mostri però non è accompagnata da un’altrettanta ricchezza di mitologia. La trama orizzontale è semplice e lineare: Hub deve raccogliere “anime” per restare tra i vivi, e se smette, torna all’Inferno. Alcuni spunti sull’organizzazione Pot of Gold, o sul rapporto tra Inferno e Terra, restano abbozzati. Ci si affida più all’atmosfera e al fascino del concept che a un worldbuilding articolato.

The Bondsman, la recensione

Un horror che ride

Uno degli elementi più riusciti della serie è il tono. The Bondsman mescola horror grottesco e humour nero con sorprendente equilibrio. La morte, la dannazione, il senso di colpa e la redenzione sono temi ricorrenti, ma trattati con una leggerezza che evita il melodramma. Non mancano momenti ironici ben scritti, spesso affidati ai dialoghi secchi tra Hub e i personaggi secondari: Maryanne con cui ha una relazione tesa e sarcastica, il figlio Cade (Maxwell Jenkins) una delle poche àncore morali, e l’irriverente madre Kitty (Beth Grant).

La musica gioca un ruolo chiave: ogni episodio è permeato da pezzi country-blues che enfatizzano l’anima “americana” e sudista della serie. Qui Bacon e Nettles brillano anche fuori dalla recitazione.

Difetti e limiti strutturali

Pur con uno stile marcato e riconoscibile, The Bondsman inciampa su alcune debolezze. In primis, una certa ripetitività: nonostante la brevità degli episodi, lo schema narrativo rischia di diventare prevedibile. Inoltre, gli effetti speciali – soprattutto quelli digitali – non sempre convincono. Alcuni demoni risultano più ridicoli che inquietanti, e questo spezza l’equilibrio tra tensione e ironia.

Infine, la serie è stata cancellata dopo una sola stagione, e questo lascia in sospeso diverse sotto-trame appena accennate (tra cui una rivelazione sul passato di Hub e un nuovo misterioso antagonista introdotto negli ultimi episodi). La chiusura, quindi, appare più una brusca frenata che un vero finale.

Conclusione…

The Bondsman è una serie imperfetta ma con una sua identità ben precisa. Ha il coraggio di mescolare generi, propone un protagonista carismatico e regala momenti di genuino intrattenimento. Non rivoluziona il genere horror né quello “sovrannaturale”, ma sa come divertirsi con i suoi cliché. Una serie che si lascia guardare con piacere, soprattutto per la performance di Bacon, ma che non riesce a costruire qualcosa di più duraturo.

Recensione a due stelle su Almanacco Cinema