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Ricchi… da morire, una black comedy sulla lotta di classe
Ricchi… da morire sviluppa una satira irriverente, arricchita da un’ironia corrosiva, che, seppur priva di profondità, intrattiene e diverte con efficacia.
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia (How to make a killing il titolo della versione originale) scritto e diretto da John Patton Ford, che dopo il fortunato esordio con Emily The Criminal – presentato nel 2022 al Sundance Film Festival – si cimenta in una produzione ad ampio budget con un cast di talento: Glenn Powell, Margaret Qualley, Jessica Henwick e Ed Harris. La pellicola è il remake di Sangue Blu, black comedy del 1949, a sua volta ispirata dal romanzo Israel Rank: The Autobiography of a Criminal di Roy Horniman.
Ricchi… da morire, la trama
Becket Redfellow, (Glenn Powell) è cresciuto lontano dalla sua famiglia biologica, una delle dinastie più ricche del Paese, che lo ha ripudiato fin dalla nascita. Convinto di essere il legittimo erede del patrimonio di famiglia, decide di eliminare uno dopo l’altro tutti i parenti che si frappongono tra lui e l’immensa fortuna dei Redfellow. Ma l’incontro con Julia Steinway (Margaret Qualley) cambierà le carte in tavola, conducendolo all’inevitabile resa dei conti con il patriarca Whitelaw Redfellow (Ed Harris).
In lotta con la coscienza
In Ricchi… da morire Ed Harris pronuncia una battuta sintomatica della poetica messa in scena: “L’unica cosa che può farti male davvero è il suono della tua coscienza. Ma se volti la testa abbastanza verso il vento, puoi trasformare quel suono in un sussurro”. Pertanto, il regista John Patton Ford sceglie di non approfondire le dinamiche del dualismo sociale che, da Parasite a No Other Choice – passando persino per Knives Out, capace di ibridare la satira sociale con il giallo in chiave blockbuster – vengono affrontate con ben altra incisività. Preferisce, invece, costruire un racconto che gioca con leggerezza sulle disuguaglianze sociali, arricchendolo di un tagliente black humor.
Ed è proprio la capacità di far sorridere lo spettatore a rappresentare l’aspetto più riuscito dell’opera. Il percorso verso l’ossessiva ricchezza di Becket – nomen omen che richiama il teatro dell’assurdo di Samuel Beckett – è scandito da situazioni paradossali che, alla lunga, rischiavano di diventare ripetitive. Tuttavia, le scelte narrative, sorrette da un registro cinico e dissacrante tipico della commedia nera, impediscono alla narrazione di scivolare nella prevedibilità, nonostante sia chiaro fin dall’inizio che il protagonista è destinato a eliminare, uno dopo l’altro, tutti gli ostacoli sul suo cammino. Eat the rich, appunto.
Glenn Powell, killer di professione
Il personaggio di Becket Redfellow riesce a sostenere un racconto che si confronta con un archetipo ormai inflazionato: quello dell’uomo qualunque che si trasforma in assassino. Glenn Powell, reduce da un ruolo per certi versi affine in Hit Man di Richard Linklater, sfrutta abilmente l’ambiguità del suo personaggio offrendo una prova convincente. Il suo sorriso sornione, che richiama Brad Pitt, e la disinvoltura con cui affronta ogni situazione, memore del carisma di Tom Cruise, rendono Becket sorprendentemente affascinante. Difatti, nonostante sia mosso da un’ossessiva brama di ascesa sociale, Powell riesce a non rendere il personaggio realmente antipatico.
Uno scalino in più
Ricchi…da Morire quindi rinuncia, volutamente, all’approfondimento tematico più arguto, e sceglie di far leva sui toni da comedia nera; impreziosendo la visione grazia a un cast ben amalgamato, nel quale Margaret Qualey femme fatal attirata dalla succulenta eredita. Tuttavia in un racconto che intrattiene, senza mai stupite davvero, dal finale era lecito aspettarsi qualcosa in più. La svolta conclusiva, amara e coerente con l’impianto dell’opera, risulta un pò troppo didascalica e soprattutto priva di quella tagliente incisività che avrebbe potuto conferire alla pellicola un epilogo ben più memorabile.
Ricchi… da morire, in conclusione
Il lungometraggio con Glen Powell protagonista, e sorretto da un ottimo cast, è una divertente opera che riesce a intrattenere aderendo all’estetica della commedia nera. Ricchi… da morire – Delitti in famiglia, che si inserisce in un filone ampiamente esplorato dal cinema contemporaneo – in maniera tematicamente più rigorosa e approfondita – non annoia mai e, viste le premesse di partenza, che facevano presagire una ripetitività di fondo, riesce a raggiungere una discreta originalità espressiva. Tuttavia il finale risulta, nonostante dimostri il coraggio di osare nella sua costruzione, privo di tensione.
🎬 Valutazione
Regia
★★★★★
Interpretazioni
★★★★★
Storia
★★★★★
Emozioni
★★★★★
🏆 Voto Totale
2.5
★★⯨★★
