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To Kill a Mockingbird: lo scontro tra innocenza e ingiustizia

Dal romanzo della scrittrice statunitense Harper Lee. To Kill a Mockingbird racconta di quanto sia difficile spiegare ad un’anima pura l’asprezza della vita che l’attende.

To Kill a Mockingbird, conosciuto in Italia come Il buio oltre la siepe, è il riadattamento cinematografico del libro omonimo pubblicato nel 1960 e vincitore del Premio Pulitzer per la narrativa. La pellicola esce nel 1962 e narra la storia dal punto di vista di Scout Finch, una bambina che insieme al fratello Jem cresce nella cittadina immaginaria di Maycomb, Alabama, durante gli anni ’30, in un clima pesante di segregazione razziale e pregiudizi.

Il film, vincitore di tre Premi Oscar, tra cui quello come miglior attore a Gregory Peck, ancora oggi è considerato un caposaldo del cinema sociale e letterario, così come il romanzo da cui prende spunto. La fedeltà mantenuta rispetto al libro di Harper Lee è tra i motivi del suo grande successo. E adesso vediamo perché.

To Kill a Mockingbird: una trama semplice, una storia complessa

La vicenda ruota attorno all’avvocato Atticus Finch (Gregory Peck), un uomo onesto e irreprensibile, che accetta di difendere Tom Robinson, un uomo di colore accusato di aver violentato una giovane donna bianca. Verrà infine rivelato il profondo razzismo insito nella comunità di Maycomb.

In contemporanea a questi fatti, viene raccontata la vita spensierata di Scout e Jem Finch, figli dell’avvocato, che affrontano le loro prime sfide e paure infantili. Tra queste quella verso il misterioso vicino Boo Radley. Il film si sofferma molto sulle loro piccole avventure di quartiere, attraverso cui crescono e comprendono le ingiustizie e le complessità morali del mondo adulto. Non ultimo proprio il verdetto della corte.

Introdotto dalla trama, il tema cardine del film è il razzismo e l’ingiustizia sociale che ne deriva. Il film critica fortemente la società del sud degli Stati Uniti negli anni ’30. Nel corso della storia si fa strada tra i bambini la conferma che a volte il pregiudizio può pesare anche più di qualsiasi verità. Ma anche che la pazienza e il saper ascoltare possono regalare novità inaspettate

To Kill a Mockingbird, l’innocenza perduta

La narrazione segue la crescita dei due bambini, messi di fronte a sfide difficili. Si passa in pochi minuti dal gioco spensierato alla crudeltà del mondo. L’amore fraterno trasmette una purezza capace di affrontare qualsiasi cosa, ma non di vincere. Scout e Jem capiscono che il bene e il male non sono pianeti distanti, ma facce della stessa medaglia, difficili da riconoscere. La paura è un nemico da affrontare prima o poi, al costo di commettere grandi sacrifici.

La virtù morale

La vita dei coraggiosi quanto arditi fanciulli è controllata dal padre, Atticus. Un uomo che incarna il modello di integrità personale, per questo così rispettato in città. Un personaggio fermo nelle sue convinzioni, che affronta a spada tratta le ingiustizie e i pregiudizi a costo di perdere credibilità. Gregory Peck tiene in mano sia lo scettro del padre di famiglia che quello di eroe morale del film. Un’interpretazione memorabile ed entrata nella storia del cinema. Il messaggio chiave da lui ripetuto più volte , quello di “mettersi nei panni dell’altro prima di giudicare”, è l’insegnamento centrale che arriva sia ai figli che agli spettatori.

Un simbolismo solenne

Nel film gioca un ruolo centrale l’utilizzo delle ombre e i momenti della giornata. Molte situazioni di sfida si aprono coi bambini che guardano l'”avversario” nascosti, per poi decidere di uscire e affrontarlo. Tutto questo avviene sempre quando la luce è poca e il mondo crudele costringe i puri di cuore a ripararsi “oltre la siepe”, come afferma il titolo italiano. La pellicola in bianco e nero accentua molto la tensione e il pericolo.

To Kill a Mockingbird, la metafora dell’usignolo

Il titolo originale, To Kill a Mockingbird, è traducibile in Uccidere un usignolo. Come spiega Atticus ai figli nel corso del film, l’usignolo è un uccello puro, che si comporta da tale senza in alcun modo disturbare gli esseri umani. Sarebbe quindi un sacrilegio fare del male ad un’entità che rappresenta l’innocenza.

Nel film i personaggi che rappresentano la purezza e l’innocenza, oltre che i figli, sono anche Tom Robinson e Boo Radley, in modi diversi colpiti dalla cattiveria di chi non sa ma pensa di sapere. Un tema più che attuale anche oggi.

Ma perché chiamarlo Il buio oltre la siepe?

Una precisazione necessaria per far comprendere allo spettatore il non errore di traduzione del titolo, ma la volontà di cambiarlo. La metafora dell’usignolo negli Stati Uniti al tempo era comprensibile e senza equivoci. Questo uccello nella cultura americana è un simbolo, come detto, di purezza e integrità.

Nella cultura italiana degli anni ’60 invece l’usignolo non era un’animale familiare. Non sarebbe stato perciò un titolo abbastanza evocativo e comprensibile, ma piuttosto fuorviante e banale. Venne così deciso di non tradurre letteralmente.

Il titolo italiano si rivela comunque in linea con la storia e la simbologia interna. La siepe diventa il confine tra ciò che è conosciuto e ciò che non si vede. La quiete prima della tempesta. Il buio invece simboleggia la paura e soprattutto il pregiudizio e l’ignoranza morale, nemici che i bambini e Atticus affrontano per tutto il film.

Andare oltre la siepe perciò significa mettersi nei panni dell’altro e superare i pregiudizi.

In conclusione

Il film si rivela uno degli adattamenti cinematografici meglio riusciti del cinema. Si, è vero, è un film di 63 anni fa. Ma come dice il film stesso non bisogna pregiudicare, ma anzi aprirsi al diverso, anche ciò che spaventa. Un ritratto purtroppo perfetto dei tempi attuali, in cui il colore della pelle e la diversità culturale hanno un peso specifico ancora troppo influente nella società contemporanea.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨