Il cinema di Ingmar Bergman: Monica e il desiderio
Per la rubrica settimanale Il cinema di Ingmar Bergman, oggi parliamo di Monica e il desiderio, un’opera che oscilla tra sogno e realtà.
La pellicola racconta la storia di due giovani commessi innamorati che si incontrano per caso in un bar, in pochissimo tempo tra di loro nasce una grande intesa che li poterà a scappare dalle loro famiglie e dai loro problemi in cerca di un futuro più semplice e luminoso.
L’estate che vola via
È estate in Scandinavia e il sole rende tutto più radioso. I due amanti, fuggiti in ceca di un rifugio, vivono tra scogli, barche abbracci e caffè cucinato sul fuoco vivo, in un mondo colmo di illusione e privo di regole. Monica e Harry, così come li presenta Bergman, vivono in uno scenario idilliaco, ma si sa, anche i sogni più belli, esattamente come l’estate, prima o poi finiscono.
Convinti che il loro amore durerà per sempre, nonostante le difficoltà, gli amanti decidono di fare ritorno in città, la loro barca parte, carica di sogni e speranze, ma poco dopo il rientro alla vita quotidiana comincia la disgregazione, sia della coppia che dei due come individui: un matrimonio forzato, una figlia non cercata, l’insofferenza crescente, il tradimento.
La coppia
Harriet Andersson, che nel film interpreta Monica, è stata musa e amante di Bergman durante le riprese. Qui, l’attrice offre una delle sue interpretazioni più intense: Monica è sensuale, profondamente egoista ma anche tragicamente vera. È lagnosa insofferente della maternità, totalmente disinteressata alla bambina. Le sue preoccupazioni sono quelle di non avere soldi né vestiti, incolpa continuamente il marito di non essere abbastanza presente dimenticando che è l’unico che si impegna a mantenere la famiglia.
Harry, al contrario, è ingenuo e affamato d’amore; quando troverà la moglie con un altro uomo proprio dentro la loro casa, dopo averla picchiata, lascerà il loro appartamento e andrà a vivere con la bambina a casa del padre. Una fine tragica, ma allo stesso tempo moderna e disillusa.
La riflessione
In questo film, Bergman ci consegna una visione della vita cruda, di certo poco rassicurante. Il pessimismo totale con il quale il regista affronta gli argomenti trattati nel film cerca di farci aprire gli occhi su una realtà comune a tutti: l’amore non basta.
Il film è ancora estremamente attuale: racconta la realtà di una famiglia comune, piena di oppressioni e disagi, che si illude – come tutti – che la vita possa essere felice e libera come quell’estate passata da Monica e Harry. È una metafora perfetta: la Monica libera e giovane non esiste più, ma Harry continuerà a ricordarla per sempre come la sua estate perfetta, la sua quasi felicità. Alla fine, forse, non ci resta che questo: l’illusione di essere felici, il pensiero di una vita che sarebbe potuta essere ma non e mai veramente stata.
Qualcosa di buono però c’è, nonostante la fine ingloriosa di questa storia: i due amanti sono riusciti a viversi tutto nella maniera più piena possibile, hanno avuto il coraggio di provarci. Non si chiederanno mai “come sarebbe andata se…?”, e forse questo è già abbastanza. Probabilmente, la vita è proprio questo: un’eco luminosa di qualcosa che non abbiamo mai davvero vissuto.