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Telefoni bianchi: Nunzio Malasomma, regista delle commedie teatrali nel cinema

Oggi la redazione tratterà l’ultimo protagonista maschile della rubrica Telefoni Bianchi, Nunzio Malasomma, regista di commedie cinematografiche degli anni ’30.

L’esordio dalla scrittura

Nato il 4 febbraio 1984 a Caserta, Nunzio Malasomma frequenta la laurea in ingegneria mostrando particolare affinità con il cinema e la scrittura. Infatti nel 1920, insieme a Luciano Doria fonderà una rivista di spettacolo indipendente chiamata Fortunio.

Il vero e proprio inizio della sua carriera cinematografica avviene nel 1921 quando colloborò con Gennaro Righelli nella sceneggiatura del film Amore rosso.

Esordì come regista con Un viaggio nell’impossibile affianco nuovamente a Doria. Questo film segnò l’inizio del suo successo collegato alla sperimentata tradizione dei Maciste e dei Sansone. Un film caratterizzato da grandi tecniche di espressioni di valori di virilità e alla forza fisica.

Cercare fortuna fuori dell’Italia

Telefoni bianchi La telefonista

Nel 1924 a causa della crisi dell’industria cinematografica italiana, come tanti altri suoi colleghi, Malsomma cercherà fortuna lavorativa altrove e si trasferirà in Germania. Continuando a collaborare con Righelli, diresse alcuni film tra il 1925 e 1927 con Albertin, tra cui, Mister radio.

Tutte le pellicole dirette in Germania sono legate alle precendenti esperienze di regista e sceneggiaore di Malasomma su imprese atletiche e sportive. Diversi film, tra cui, Legione bianca, ottennero particolare successo.

Grazie all’avvento del sonoro Malasomma tornò in Italia per girare con la Cines L’uomo dall’artiglio (1931). L’anno succesivo esordì nel genere comico-sentimentale con La telefonista, una comedia degli equivoci, tipica dei telefoni bianchi, che ottenne particolare successo.

Dal 1934 si spostò sul genere del melodramma con La cieca di Sorrento, nel quale fece il suo esordio la giovane Anna Magnani.

Dal 1936 al 1943 Malasomma si trovò a lavorare tra la Germania e l’Italia spaziando tra diversi generi ma concentrandosi sulle commedie vivaci in ambienti borghesi.

Dopo la guerra le esigenze di mercato cambiarono e quindi anche Malasomma si adattò su vari generi. Infatti nel 1947 dirige una bellissima pellicola d’avventura Il diavolo bianco, ispirata al racconto di L. Tolstoj.

Gli ultimi anni della sua vita, sperimentò il nuovo genere degli anni ’60 e ’70, il peplum con La rivolta degli schiavi (1961) e Quindici forche per l’assassino (1967), richiamo al western all’italiana. Morirà a 79 anni a Roma nel 1974.

Oltre i telefoni bianchi

Quella di Nunzio Malasomma è una carriera cineamtografica lunga mezzo secolo divisa tra l’Italia e la Germania. Oltre ad avere trasmesso al massimo tutte le espressioni dell’epoca dei telefoni bianchi, Malasomma si è messo in gioco anche con altri generi dell’epoca.

Dalle commedie di matrice teatrale, attraversando il peplum e il western italiano, è ricordato come il regista dalle grandi sperimentazioni.

Nonostante sia sempre stato al passo dei generi e dei gusti del pubblico, Malasomma rimpiangeva sempre di non riuscire a girare pellicole di tipolgia diversa e fuori dagli sche