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Heat, il documentario che trasforma il caldo in vertigine

A Visions du Réel 2026 arriva Heat di Jacqueline Zünd: un documentario sensoriale sul Golfo Persico dove il caldo estremo diventa clima, classe e allarme umano.

Jacqueline Zünd torna a parlare di temperatura, corpo e collasso, ma stavolta senza schermi protettivi. Heat, in anteprima mondiale il 20 aprile 2026 a Visions du Réel e in concorso internazionale al festival svizzero, porta lo spettatore nel Golfo Persico, dove il caldo supera i 50 gradi e smette di essere uno sfondo: diventa pressione, alterazione, gerarchia sociale.

Dopo Don’t Let the Sun, presentato a Locarno nel 2025, la regista svizzera costruisce un’altra variazione sullo stesso nervo scoperto: cosa succede alle persone quando il clima entra nella pelle e comincia a riscrivere i rapporti umani.

Heat a Visions du Réel: il documentario sul clima che punta ai nervi

La mossa più interessante di Zünd è che cerca di far sentire visivamente il caldo, renderlo un’esperienza fisica, quasi allucinata. Nelle sue dichiarazioni parla apertamente di un’immagine da “miraggio cinematografico”, di figure sospese nel deserto, di percezione distorta, perdita di controllo, vertigine.

Un documentario che usa immagine e suono come strumenti di pressione, provando a tradurre l’emergenza climatica in una condizione sensoriale, prima ancora che in un discorso.

Il film, prodotto da Louis Mataré per Lomotion AG con Real Film GmbH, fotografato da Nikolai von Graevenitz e montato da Gion-Reto Killias, segue personaggi concreti dentro questo forno climatico. C’è Sophy, giovane kenyana impiegata in un ice bar costruito per offrire freddo artificiale ai ricchi di Dubai. E c’è Essa, meteorologo in Kuwait, che prova a lanciare l’allarme sulle condizioni lavorative estreme di chi non può permettersi di acquistare aria condizionata.

Jacqueline Zünd racconta il Golfo Persico come una macchina di disuguaglianza

Il clima come acceleratore di classe. Zünd lo dice senza girarci intorno. Quando la temperatura supera una certa soglia, chi ha denaro si ritira in ambienti climatizzati, corre indoor, mangia nei mall, si fa portare tutto a domicilio. Chi lavora fuori, invece, resta esposto.

E nel Golfo, spiega la regista, a pagare il prezzo più alto sono soprattutto i migranti, quelli che continuano a stare all’aperto mentre il termometro sale e il sistema fa finta di niente. È una frattura brutale, e il documentario sembra volerla incidere addosso allo spettatore, non semplicemente raccontarla.

Heat è uno dei titoli più forti di questa edizione di Visions du Réel: prende una crisi climatica ormai consumata dal linguaggio e la riporta addosso ai corpi, mostrando il caldo come uno dei dispositivi contemporanei che decidono chi può proteggersi e chi deve bruciare.