L’attore Mads Mikkelsen presta la propria voce a Kiros, uno dei personaggi del live action Mufasa – Il re leone, che in Italia uscirà il 19 dicembre.
Mufasa – Il re leone si preannuncia come il live action di questo Natale 2024: prequel del celebre cartone Disney del 1994 Il re leone, racconta le vicende del cucciolo di leone Mufasa, destinato a diventare re, che qui incrocerà la propria nemesi: Taka (Kelvin Harrison Jr.), che in futuro diventerà Scar, uno dei villain più terrificanti della storia della Disney.
A dirigere il film il regista Premio Oscar Barry Jenkins (Moonlight, Se la strada potesse parlare). In questa fase, l’antagonista di Mufasa è un personaggio che incarna l’esperienza, il “vecchio” che rischia di essere spazzato via dal nuovo.
Istanze che sono perfettamente incarnate dal personaggio del leone Kiros, al quale nella versione originale del film, presterà la voce un attore straordinario come Mads Mikkelsen, capace di restituire sia le luci che le ombre dei propri personaggi.
Kiros, il punto di vista di Mads Mikkelsen
Stando a quanto dichiarato da Mikkelsen, il suo personaggio “è un grande leader. “È uno dei leoni che protegge il suo branco. E come molti leoni, crede che il miglior attacco sia la difesa. È un mondo brutale là fuori. Quindi, nel suo mondo, è meglio agire prima che lo facciano gli altri. Probabilmente si può dire che ha puntato a un pezzo di terra più grande di quello che già possiede”.
Kiros è un capobranco, il cui branco “crede in ciò che fa. Credono nella loro sofferenza, nella sopravvivenza dei loro geni e vedono tutti gli altri come nemici della loro esistenza. Ci sono anche dei dubbi all’interno, ci sono individui con meno fiducia, che si lasciano semplicemente trasportare, che forse si pongono domande nella quiete della notte ma non le esprimono mai ad alta voce”.
Questo sarà il primo ruolo che metterà alla prova le doti canore dell’interprete. Che ha dichiarato: “Questa sarà la mia prima prova di canto come attore. Prima di fare l’attore, cantavo, ma ero sempre nel coro. Ho un paio di canzoni. È stato snervante, ma è stato super divertente“.
Sulle canzoni interpretate da Mikkelsen, l’attore svela: “Quando ascolti la prima canzone, capisci subito che non stiamo trattando con un personaggio positivo. Ma poi, ascoltando il testo e comprendendo il motivo della sua amarezza e del suo cuore spezzato, capisci che è un leone con molto dolore, ed è lì per una ragione. Ha preso la strada sbagliata. (…) C’è sempre una scelta. Puoi prendere la strada alta o quella bassa, e lui ha scelto la seconda”.
Il punto di vista del regista Barry Jenkins
Visivamente parlando, Kiros e i suoi si distinguono dagli altri leoni: come ha spiegato Jenkins, hanno “una mutazione genetica, che esiste davvero in natura” che li rende bianchi. Di Mads Mikkelsen, il leone ha ereditato alcune caratteristiche, anche a livello fisico: come l’attore che gli presta la voce, anche Kiros ha canini vampireschi, come fa osservare ancora il regista.
Essenziale una voce come quella dell’attore danese per connotare in modo potente il personaggio. Il regista l’ha descritta come “molto gutturale, quasi come un rat-tat-tat. Suona come un rombo, proprio come il ruggito di un leone”. La sua voce, poi, è stata integrata al reparto suono da veri ruggiti leonini, registrati dal vivo da un designer sonoro molto conosciuto: Harry Cohen.
A livello simbolico e narrativo, Kiros anticipa e introduce il personaggio del villain Scar. E rappresenta l'”esempio di un certo tipo di mascolinità, di leadership, di potere. E può risultare inebriante”.
Inoltre, Kiros è essenziale anche in relazione a Mufasa. Così Jenkins ad Entertainment Weekly: “Kiros ha contribuito quasi a creare questo personaggio (Mufasa, ndr), come se ci fosse un’eco, e la voce che ritorna deve rimbalzare su qualcosa. Quindi l’idea di questo personaggio è risultata altrettanto interessante e, in un certo senso, potente come quella di Mufasa”.
Tra le ispirazioni per il personaggio, che Jenkins aveva immaginato come un “un uomo tra ragazzi”, sono state d’aiuto le stelle del basket e del baseball: “Abbiamo iniziato a guardare atleti straordinari. E poi c’è Mufasa. Quindi, come appariva Kobe Bryant durante la sua prima stagione nella NBA? Era una sorta di quadro intellettuale”.