Hildegart- La vergine rossa, la recensione su Almanacco Cinema

Hildegart- La vergine rossa, la recensione su Almanacco Cinema

Arriva su Prime Video Hildegart- La vergine rossa, racconto della vera incredibile storia della femminista spagnola Hildegart Rodríguez e di sua madre.

La regista spagnola Paula Ortiz, già apprezzata per La novia (2015), porta sullo schermo una storia singolare ma vera. Hildegart Rodríguez Carballeira fu un’attivista per i diritti delle donne, e uno dei leader del partito socialista a Madrid nel corso degli anni ‘30. I suoi scritti sulla rivoluzione sessuale oltrepassarono i confini della Spagna, e la resero un punto di riferimento sul tema per molti.

Con Hildegart- La vergine rossa Paula Ortiz ricostruisce la sua parabola intrinsecamente legata a sua madre, vera burattinaia della vita di Hildegart. Il film, oltre a toccare il tema della condizione femminile nell’Europa degli anni ’20 e ’30, si concentra proprio sulla complessa e ombrosa relazione madre-figlia. A cosa possono spingere le ambizioni di una madre?

Hildegart- La vergine rossa è stato presentato al Festival internazionale del cinema di San Sebastián lo scorso settembre. Prodotto da Amazon Studios e Elàstica film è uscito in sala in Spagna, mentre in Italia direttamente su Prime Video.

Hildegart- La vergine rossa, la trama

Aurora Rodríguez Carballeira è una giovane donna che, grazie a un’educazione libera, riesce a entrare in contatto con i principi dell’eugenetica. Indipendente e determinata, è decisa a metterli in pratica per liberare le donne e plasmare una nuova umanità. Così rimane incinta e partorisce la piccola Hildegart, figlia esclusivamente sua. Hildegart sarebbe stata la “donna del futuro”, la “prima donna libera” con il compito di permettere l’emancipazione delle altre.

Attraverso un regime educativo rigido la istruisce e la bambina diventa un vero prodigio. A otto mesi inizia a parlare, a due anni a leggere, a tre a scrivere. A quattordici si iscrive all’università e si laurea avvocato a soli diciassette anni, diventando il più giovane avvocato della Spagna. Aurora le insegna tutto, non solo sulla filosofia, ma anche sulla sessualità e sulla liberazione femminile.

Hildegart, così, pubblicazione dopo pubblicazione, diventa un personaggio noto, e si unisce al partito socialista. Criticando inizialmente l’assenza delle donne alle assemblee, riesce a superare lo scetticismo degli uomini e diventa una leader. Proprio nel corso delle riunioni inizia a mostrare un interesse per lo scrittore socialista Abel Velilla. La madre, però, non ammette “debolezze” e per allontanarla dagli umani desideri sarà disposta a tutto.

Libere e streghe

La prima parte del film, che si concentra sulla crescita e sull’ascesa sociale di Hildegart, mostra anche le difficoltà di uno stile di vita non convenzionale. Quando la giovane inizia a scrivere e le sue idee iniziano a diffondersi, lei e sua madre subiscono una serie di attacchi. Sul loro pianerottolo, in rosso, di tanto in tanto compaiono scritte con la più antica delle accuse al genere femminile: “streghe”.

In una società in cui nelle sedi del partito più progressista non ci sono neanche i bagni per le donne, è chiaro che questo modello familiare privo di uomini non sia ben visto. Aurora, inoltre, lotta per essere diversa: il suo è un esplicito tentativo di emancipazione dal resto della comunità.

L’immagine più chiara di questo aspetto è l’inquadratura degli spalti durante la partita di tennis. Aurora e Hildegart sono le uniche vestite di nero. La ragazza si sente osservata, diversa, e chiede alla madre perché non può sentirsi semplicemente “bella”. Aurora le risponde: “Una donna è libera solo quando si svincola dalle opinioni e i giudizi esterni”.

Hildegart- La vergine rossa, la recensione su Almanacco Cinema

Se il germinale intento della donna è rendere libera sua figlia, nel cammino verso la realizzazione di questo desiderio qualcosa smette di funzionare.

Hildegart tra sapienza e battaglia

Le contraddizioni della vicenda si condensano nel nome stesso della giovane. Interrogata sulle origini di “Hildegart” la donna spiega ad Abel che il suo nome ha un duplice significato. Vuol dire “giardino della sapienza” ma anche “giardino della battaglia”.

Aurora vorrebbe, seguendo i principi dell’eugenetica, creare una donna superiore e inizialmente ci riesce. Hildegart è effettivamente un giardino della sapienza, e migliora giorno dopo giorno sotto gli occhi orgogliosi della madre. Ella stessa, però, diventa anche un campo di battaglia. Laddove Aurora vuole preservarla dal controllo maschile, finisce per dominarla a sua volta. Se sin dall’infanzia controlla la sua mente, inculcandole i suoi pensieri, la situazione prende una piega buia quando estende tale controllo al suo corpo.

Aurora finisce per riproporre a Hildegart lo stesso identico modello patriarcale che ha combattuto per tutta la sua vita. Nelle parole, nei gesti, e persino nella violenza. L’ideologia prende il sopravvento sulla vita vera.

“Non c’è rivoluzione possibile senza amore”

D’altronde il film illustra molto bene come quello di Aurora fosse sin dall’origine un piano calcolato. La sua, però, è una progettualità così maniacale da essere inapplicabile, inumana. Da un lato la sua dedizione per la figlia è affascinante, e sembra il sintomo di un amore materno autentico. Dall’altro si fa fatica a individuare una forma d’amore in un legame che diventa via via più ossessivo.

Aurora la controlla in tutto e per tutto, dorme persino con lei. In una scena, particolarmente illuminante, le due sono a letto e Aurora con una gamba cinge il corpo di Hildegart. Quello che potrebbe sembrare un gesto innocente, di fisica affettuosità tra una madre e una figlia, finisce per essere l’immagine più violenta di un rapporto malato destinato a sgretolarsi.

La donna crede che il vero cambiamento avverrà solo se Hildegart non si lascerà “corrompere”. La ragazza, però, le ricorda che non c’è rivoluzione senza amore. Non può esserci emancipazione femminile nella repressione e nell’abnegazione. Quando le idee si spogliano del fuoco che le ha alimentate, e diventano sterili, cieche al male che causano, allora non hanno più senso di esistere.

Hildegart- La vergine rossa: i personaggi e il cast

A contribuire alla riuscita del film è certamente il cast delle interpreti principali. La giovane Hildegart è interpretata da Alba Planas. L’attrice, complici i suoi tratti dolci e delicati, incarna il candore e l’ingenuità dei suoi sedici anni. Hildegart, che ha vissuto in una campana di vetro, nello scoprire il mondo si lascia incuriosire, affascinare. Le sue non sono debolezze, come dice la madre, ma le naturali scoperte della crescita. L’attrice riesce a rendere tanto l’innocenza, quanto la consapevolezza del suo personaggio, la cui cultura ha reso capace lottare per sé stessa.

Magistrale nei panni di Aurora è Najwa Nimri (Alicia Sierra ne La casa di carta). La madre, nella sua complessità, è il personaggio più spaventosamente affascinante di Hildegart- La vergine rossa. Se i sentimenti della giovane sono espliciti, Najwa Nimri deve lavorare dall’interno. I suoi occhi, apparentemente glaciali, nascondono sin dall’inizio una sottile preoccupazione. L’ambiguità del suo volto seduce, ma anticipa anche la svolta oscura della sua Aurora.

Hildegart- La vergine rossa, la recensione su Almanacco Cinema

A equilibrare la spinosa tensione tra madre e figlia c’è la governante, Macarena, interpretata da Aixa Villagrán. La donna non fa parte del mondo a cui appartengono madre e figlia: non sa leggere, e si interessa alle questioni semplici, ai gossip amorosi. La sua presenza, però, è fondamentale per portare in casa una semplicità popolare e concreta, un’umanità necessaria. Non è casuale che quando Macarena va via, il film inizia ad assumere toni orrorifici e l’equilibrio tra madre e figlia si frantuma.

Lo stile di Hildegart- La vergine rossa

Dal punto di vista stilistico Paula Ortiz dà prova di una mano sofisticata, capace di scelte interessanti. La metafora della statua, che ha un legame diretto con la realtà della storia, viene impostata sin dall’inizio. Hildegart viene introdotta da un raccordo formale che passa dal volto di una statua di Gesù Bambino al suo viso di neonata.

La statua non solo come idealità, opera d’arte perfetta, ma anche elemento inanimato. Da un lato la sua fredda durezza, dall’altro la morbida e calda carnalità dell’essere umano nella sua essenza. Aurora la vorrebbe perfetta, statua appunto, ma Hildegart vibra, percepisce, e desidera.

Attraverso suono e fotografia Paula Ortiz passa dal dramma biografico a toni quasi da horror, riuscendo con un’ottima tensione narrativa a mantenere viva fino alla fine l’attenzione dello spettatore.

In conclusione

Paula Ortiz realizza un film interessante, sia per la vicenda che porta alla luce che per la forma. Una storia vera cruda, assurda e dolorosa che ci interroga sul legame tra vita e ideologia, e sulle sue derive. Un cast di grande livello riesce a raccontare con profondità personaggi articolati, grazie anche a dialoghi intensi e una regia curata.

Unico neo forse è il mancato approfondimento di alcuni aspetti della trama legati ai personaggi. Poco si indaga, per esempio, sulle radici dell’odio di Aurora nei confronti degli uomini, oppure sul suo rapporto col nipote. Nonostante ciò, il film riesce a raccontare, con i giusti cambi di tono, le tappe psicologiche che anticipano e provano a “giustificare” il delirio finale.

Con Hildegart- La vergine rossa Prime Video offre ai suoi abbonati un’ottima proposta cinematografica. Non è una commedia, né un film leggero, ma se siete amanti delle storie vere e avete voglia di una storia davvero sorprendente fa al caso vostro.