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Netflix, Damon e Affleck ne svelano le strategie narrative

Matt Damon e Ben Affleck, protagonisti del film The Rip, hanno rivelato alcune richieste fatte da Netflix per tenere viva l’attenzione del pubblico.  

Mentre il pubblico cinefilo attende trepidante di vederlo nei panni di Ulisse in The Odyssey, adattamento del romanzo epico diretto da Christopher Nolan (il cui trailer è già ampiamente presente negli spazi pubblicitari delle nostre sale), Matt Damon è protagonista di The Rip, thriller poliziesco rilasciato su Netflix il 16 gennaio.

Insieme a lui nel cast il suo fidato amico e collega Ben Affleck, che figura come Damon anche tra i produttori della pellicola. The Rip, attualmente in Top10 sulla piattaforma di streaming, è stato accolto da pareri perlopiù positivi, e ha attualmente su Letterboxd un punteggio di 3,3.

I due autori, da sempre attivi anche nei settori di regia e sceneggiatura (furono entrambi premiati con l’Oscar alla Miglior sceneggiatura originale per Will Hunting), ospiti al Joe Rogan Experience, hanno raccontato la loro esperienza con la piattaforma rivelando le richieste di Netflix per andare incontro al suo pubblico contemporaneo.

Netflix, ribadire la trama e spingere sin da subito

Si parla spesso della riduzione radicale della capacità di attenzione dei fruitori di prodotti audiovisivi. Analizzando la storia del cinema è evidente come, per fare un esempio concreto, la durata media di una singola inquadratura si è progressivamente ridotta: tanti tagli, tanta azione, tutto per evitare la noia dello spettatore.

Al cinema, infatti, nel tempo si sono affiancati i social, i cui prodotti lentamente si sono avvicinati alle forme di narrazione e intrattenimento che prima erano distribuite solo dalla sala e dalla tv. Il reel, in particolare, gioca proprio sulla velocità: l’attenzione di chi guarda deve essere agganciata immediatamente, e non si può pretendere di mantenerla per più di qualche secondo.

Le piattaforme poi, che hanno influenzato senza dubbio la fruizione dei prodotti audiovisivi negli ultimi decenni, hanno relegato la ricezione dei film all’ambiente domestico, lontano dalle regole e dai riti tipici della sala (buio, silenzio, cellulari spenti…). La conseguenza è che la distrazione è sempre dietro l’angolo.

Matt Damon e Ben Affleck, che hanno prodotto con Netflix The Rip, si sono trovati a dover rispondere a queste nuove esigenze. Hanno svelato, pertanto, due richieste in particolare avanzate dalla piattaforma. La prima riguarda la necessità di ribadire la trama nei dialoghi almeno tre o quattro volte per ovviare al fatto che chi guarda spesso sta al telefono. La seconda, invece, ha a che fare con le scene d’azione.

“Il modo standard di fare un film d’azione che abbiamo imparato è che di solito ci sono tre grandi sequenze. Una nel primo atto, una nel secondo e una nel terzo. Si spende la maggior parte del budget su quella del terzo atto. È il finale. E ora loro dicono – Possiamo averne una grande nei primi cinque minuti? Vogliamo che la gente resti” ha dichiarato Damon.

Affleck: “Poi guardi Adolescence e non fa nessuna di quelle stronzate”

Affleck, più critico, ha sottolineato come una serie di grande successo come Adolescence ha infranto ogni logica di questo tipo: “Ma poi guardi Adolescence e non fa nessuna di quelle stronzate. Ed è dannatamente bella. Ed è anche cupa. È tragica e intensa. […] Ci sono lunghe inquadrature della nuca dei personaggi. Salgono in macchina, nessuno dice niente”.

Netflix

Se per Affleck, dunque, un altro modo di lavorare è possibile, Damon sostiene che si tratti di un’eccezione rispetto a una prassi che ormai si sta consolidando. È interessante a tal proposito citare un altro prodotto che pone all’industria gli stessi interrogativi: Pluribus.

Apple TV vs Netflix

In Italia sembra passata senza troppo clamore, ma Pluribus è, meritatamente, la serie più vista di sempre su Apple TV. Nata dalla penna di Vince Gilligan, già creatore di Breaking Bad e Better Call Saul, Pluribus vede come protagonista Rhea Seehorn nei panni di Carol Sturka, insoddisfatta scrittrice di romanzi che ha nelle sue mani il futuro del mondo.

La serie, contro ogni tendenza attuale, avanza lentamente con lunghe sequenze in cui tempo della storia e tempo del racconto vanno di pari passo. Al netto dell’oggettiva qualità del prodotto, che ha già iniziato a conquistare diversi riconoscimenti, è molto interessante seguire sui social la ricezione del pubblico.

Se da un lato, infatti, abbiamo chi riconosce alla narrazione una grandissima ricchezza in termini di tematiche, sfumature, e profondità dei personaggi, dall’altro c’è chi ha scritto che in questa prima stagione “non succede nulla”. Com’è possibile che una fetta di pubblico, da novembre a questa parte, stia speculando su quale potrebbe essere il destino della protagonista, sui simboli, sui possibili significati sottostanti, mentre c’è chi non vede progressione né futuro per questa storia?

È evidente allora che il pubblico stia diventando più “pigro”, meno attento, e se Netflix sta lavorando per assecondare questo cambiamento, c’è chi, invece, sceglie di andare nella direzione opposta, e non può che essere un bene.