Telefoni bianchi

Telefoni bianchi: il cinema nel cinema, Telefoni bianchi

La redazione chiude la sua rubrica Telefoni bianchi con la riflessione sul film degli anni ’70 ambientato negli anni ’30, Telefoni bianchi

L’epoca dei telefoni bianchi durante gli anni ’70

In ogni decennio il cinema affronta cambiamenti e rivoluzioni dettate dall’influenza socio-politica di quel periodo. Dalla fine degli anni sessanta e per tutti gli anni settanta, l’Italia vive numerose fasi che muteranno la mentalità e il costume degli italiani.

La congiuntura economica, le agitazioni studentesche e la ricerca di nuove emancipazioni nel mondo del lavoro e della famiglia, diverranno il luogo ideale entro il quale proiettare i personaggi della commedia, pronti a far rivivere sulla scena i mutamenti della società civile. 

In questo contesto sociale e politico, Dino Risi con il film Telefoni bianchi (1976) riprende il cinema in voga in pieno fascismo, dal 1934 al 1943. Un genere cinematografico che, come è stato già detto in precedenza, è caratterizzato dalle ambientazioni eleganti e sfarzosi, ricchi costumi, presenza di personaggi benestanti e presenzadei famosi telefoni bianchi. 

Una storia degna dei telefoni bianchi

Dino Risi racconta una storia degna di ricordare e riportare alla memoria il genere dei telefoni bianchi alla luce. 

Durante l’avvento del cinema dei telefoni bianchi, Marcella, giovane cameriera di un albergo del Lido di Venezia, sogna di diventare attrice. Fidanzata con Roberto Trevisan, la donna ottiene delle lusinghe da Luciani, un finto impresario cinematografico, per farla recitare a Roma per la Littoria Film. Nonostante la scoperta del tradimento, Roberto decide di sposare Marcella portandola a Roma.

Giunta lì, Marcella sopre che la Littoria Film ha chiuso i battenti e nel suo soggiorno a Roma conoscerà un’altro ingannatore, Bruno. Non tollerando ulteriore tradimento, Roberto abbandona Marcella sull’altare e parte per il Fronte costretto dai gerarchi fascisti. Anche Bruno, dopo una breve avventura, abbandona Marcella mandandola nel bordello gestito dalla madre.

Nella disavventura del bordello, la donna trova la sua strada nel cinema: un musicista invaghito della donna la fa partecipare ad un coro abbastanza noto, tanto da entrare in contatto con Benito Mussolini, diventando anche l’amante. Così riesce ad entrare a cinecittà e trionfare sul grande schermo con il nome di Alda Noris.

Durante la sua carriera continua a lasciarsi dietro le spalle numerose avventure amorose soprattuto dopo  il crollo del fascismo per salvarsi la vita si concede a diversi uomini di strada. Una volta finita la guerra Marcella sposa Frank, un ricco industriale e decide di andare in vaggio in Russia per onorare la tomba di Roberto, suo primo amore morto durante la guerra. Ma Roberto non è affatto morto: si è sposato e ha dei figli, e per evitare altri guai,soprattutto con la sua prima donna non si fa riconoscere.

Telefoni bianchi il film

Divi e star

Telefoni bianchi ha riscosso particolare successo non solo per la storia creata dalla maestria di Risi ma anche per le numerose star dell’epoca. La prima menzione non può che averla Agostina Belli per la vittoria del premio speciale del David di Donatello. L’attrice milanese è perfetta per il ruolo di ua donna ingenua e non troppo sveglia, disposta a tutto pur di diventare una diva.

Altro attore importante è Vittorio Gassman che ha maggior spazio dopo la Belli e riesce nell’intento di Risi di rendere simpatico un imbroglione che vuole solo rubare soldi e oro al primo che capita. Gassman è nella parte del divo che fuma, considerata azione scandalosa all’epoca, ed è delineato come un incrocio fra Amedeo Nazzari e Osvaldo Valenti.

Altri nomi fondamentali come Ugo Tognazzi, Renato Pozzetto, Cochi Ponzoni, Lino Toffolo, nonostante i ruoli minori hanno avuto una certa influenza e successo per questo film, non solo in Italia ma anche in Europa. 

Un’allegoria d’Italia degli anni ’30

Una commedia agrodolce e grottesca che suscita scalpore e successo proprio per il tema fuori epoca e differente. Tipica storia dell’ambiente borghese con altrettanti personaggi che mette troppa carne a cuocere, considerata una disincantata allegoria dell’Italia fra il ’30 e il ’50.

La prima metà, dopo un delizioso prologo in bianco e nero, è brillante e spesso comica, ma la presa di bavero dei riti fascisti non ha molto di nuovo; la seconda va sul tragico, ma il gusto della parodia si inquadra stavolta in un affresco molto generico, con qualche punta di moralismo qualunquista. 

Quindi se la prima parte regge e diverte, successivamente il film gira su sé stesso e si assiste alle disavventure della protagonista che salta da un letto all’altro. Stancamente viene mostrata la natura non positiva delle donne di quell’epoca.

 

 

Dora Pero

Dora Pero

Laureata in Scienze dello Spettacolo e specializzata in Produzione Cinematografica, sta iniziando a intraprendere la sua carriera lavorativa nel mondo della Settima Arte. Sin da piccola aspira a trasformare la sua passione per il cinema nel lavoro di una vita.