La recensione di Liliana, nelle sale il 27 gennaio in occasione della Giornata della Memoria. Un racconto che ricalca a pieno lo stile della sua protagonista.
Ho sempre considerato la presenza vivente ai giorni nostri di persone come Liliana Segre un qualcosa di estremamente inquietante.
Perché ci ricorda quanto poco tempo fa siano successe cose che siamo abituati a conoscere solo dai libri di storia.
C’è anche una seconda cosa inquietante riguardo la Segre, dal mio punto di vista, ovvero (come viene mostrato anche nel documentario) la scorta, le minacce e gli insulti.
Attuali, noi dei tempi del nazismo.
Quando erano i fascisti a fargliele le minacce e gli insulti, questi erano (giustamente) brutti, cattivi e puzzolenti. Adesso che lo fanno anche i comunisti… non è poi la stessa cosa e se ne parla un pochino meno.
Evidentemente perché il concetto secondo cui la Shoah sia stata forse la pagina peggiore della storia dell’umanità ed oggi Israele stia commettendo dei crimini contro l’umanità in piena regola, è troppo complesso e quindi inevitabilmente una cosa deve escludere l’altra.
Benvenuti nel 2025, un mondo in cui il popolo ha accesso ad un bacino di informazioni inimmaginabile in altre epoche, ma non per questo è meno deficiente.
Informazioni su Liliana
Liliana ripercorre la vita di Segre, dalla deportazione nei campi di concentramento fino all’impegno civile e sociale che porta avanti da anni per trasmettere ai più giovani il suo messaggio di libertà e uguaglianza.
Basato su interviste e materiali d’archivio inediti, raccolti e custoditi dalla Fondazione CDEC, il docufilm offre un ritratto intimo e personale di una delle figure culturali italiane più importanti attraverso le testimonianze di figli e nipoti, e la voce di personaggi pubblici come Ferruccio De Bortoli, Mario Monti, Enrico Mentana, Geppi Cucciari e Fabio Fazio.
Il documentario è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, dove è stato accolto con applausi e commozione.

Con il docufilm Memoria (1997), il regista e autore Ruggero Gabbai raccolse 93 testimonianze di italiani sopravvissuti ai campi di concentramento. Successivamente, Il viaggio più lungo (2013) ha portato in evidenza la poco nota storia della deportazione degli ebrei dell’isola di Rodi. Con Liliana, completato prima del 07 Ottobre 2023, quindi antecedente al nuovo conflitto israeliano palestinese, ha scelto di raccontare l’intensa vita e forza non comune di Liliana Segre.
Grazie a un archivio inutilizzato che risale a una regia precedente di Gabbai, Memoria – I sopravvissuti raccontano (1997), realizzato con il CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano e gli storici Marcello Pezzetti e Liliana Picciotto (qui in veste di consulente storica, intervistò Segre nel 1994), riaffiora invece una prima testimonianza video inedita di una Segre di mezza età, in cui per la prima volta il fare memoria cede, anche se minimamente, all’emozione.
Liliana è uscito nelle sale il 27 gennaio 2025, in occasione del Giorno della Memoria, dopo una programmazione speciale nei giorni del 20, 21 e 22 gennaio.
Gli insulti
Come accaduto già nelle manifestazioni pro-Palestina e sui social dallo scoppio della guerra, anche in occasione di Liliana non sono mancati minacce e insulti alla Segre. Due su tutti quello di volersi arricchire con il documentario e di essere un agente sionista.
Decine e decine sono stati, ad esempio, gli insulti sotto al post Facebook che annunciava la proiezione a Modena di Liliana.
La Segre è stata talmente provata da queste esternazioni d’odio da rinunciare a partecipare a un’iniziativa al Memoriale della Shoah di Milano per l’inaugurazione della mostra di Marcello Maloberti.
Forma International, Rai Cinema e Lucky Red hanno espresso la loro piena solidarietà a Liliana Segre tramite una nota stampa: “Non sappiamo che tipo di persone ci siano dietro queste aggressioni verbali, che nei confronti della Senatrice non arrivano per la prima volta e che, come sempre di più accade, trovano nei social il veicolo principale, ma è paradossale e inaccettabile che la vittima di questi insulti sia una persona come Liliana Segre, una delle ultime testimoni della Shoah, che ha vissuto sulla propria pelle l’orrore dei campi di sterminio solo perché ebrea.
Oggi, di nuovo, subisce una campagna di odio per responsabilità e posizioni che non ha assunto e non le appartengono. […] L’odio che ancora oggi la raggiunge è ottuso e sommario, le siamo vicini in questa ulteriore sofferenza che questa situazione le sta provocando ma certi che come sempre non si farà intimidire”.
La recensione
Quando si realizzano prodotti riguardanti questa tematica, che siano film o documentari, il rischio di poter scadere nella “giostra degli orrori” è dietro l’angolo.
In Liliana, invece, ho apprezzato molto il tono delicato ma intransigente con cui si racconta la vicenda (seguendo anche lo stile della stessa Segre) e soprattutto il fatto che alla Liliana del presente non venga mai chiesto di raccontare direttamente Auschwitz.
Per quello si preferisce attingere ad altre interviste un po’ più vecchie, chiedendo alla Liliana del presente cose, il più delle volte, maggiormente positive o comunque riguardanti un lasso temporale diverso, come la sua famiglia o la nomina di senatrice a vita ricevuta da Mattarella.
Attingendo ai diversi segmenti di filmati e interviste di repertorio, quindi, Liliana si presenta più come un compendio, una sorta di summa (ma anche un’eredità) di tutta la vita della Segre
Il documentario ha una durata di poco più di un’ora, tutto a favore del ritmo spedito e che riesce ad essere sempre interessante, con una struttura non completamente lineare che oscilla dal racconto della deportazione della Segre, al racconto dell’impatto della vicenda negli anni successivi fino alle interviste ai familiari o ad altri personaggi noti legati alla Segre.

Più che azzeccata la scelta di far cominciare Liliana sul mare, in un ambiente distante dai soliti salotti, che simboleggia pace ma in un certo senso anche vittoria e semplicità.
Molto interessante è la parte riservata praticamente fin dall’inizio agli strascichi dell’esperienza nel lager: il silenzio durato anni, le ripercussioni sulla famiglia, la depressione, fino al timore di andare in Germania o del poter avere amici tedeschi.
Così come anche la scelta di sfruttare poche ricostruzioni storiche (come vecchi filmati, per esempio), mostrando i luoghi che si susseguono lungo il racconto per come sono oggi, magari mentre sono visitati dai giovani. Si utilizzano poche fotografie storiche, ma una in particolare viene mostrata in un modo veramente bello, apparendo in cielo, mentre scorrono le chiome degli alberi.
Naturalmente ci sono diversi momenti molto toccanti, molti dei quali magari si possono anche già conoscere, dall’incarcerazione a San Vittore, ai treni, fino allo smistamento o alla ragazza francese nel campo. Per quanto mi riguarda, mi sono trovato in seria difficoltà nel momento dei nonni…
Il documentario nella seconda parte si concentra su alcuni aspetti della vita della Segre successivi alla deportazione e liberazione, come il matrimonio, la nomina a senatrice a vita o la notorietà. E’ un’opera che vuole lanciare un forte messaggio di pace, presentando ad esempio l’associazione Rondine e trattando anche il tema della guerra Israelo-Palestinese.
Definendosi come una persona di stampo pessimista, in un passaggio del documentario la Segre afferma che “tra 40 anni della Shoah rimarrà solo una riga nei libri di storia“. Forse ci stiamo già avviando in quella direzione, ecco perché visionare certi tipi di opre potrebbe essere più che mai necessario.
