Chi sta bussando alla mia porta?

Scorsese racconta Scorsese: Chi sta bussando alla mia porta?

Nel secondo numero della rubrica Scorsese racconta Scorsese, parliamo del primo lungometraggio del maestro: Chi sta bussando alla mia porta?

Dopo le esperienze con i cortometraggi, suoi e non – fu anche assistente di produzione nel 1964 per il corto Smiles di John G. AdvilsenMartin Scorsese decide, nella seconda metà degli anni ’60, di trasformare una sua idea per un corto nel suo primo lungometraggio, cercando di realizzare il grande passo.

Così nacque Chi sta bussando alla mia porta?, tesi di laurea del maestro all’università di New York City, suo progetto ante-litteram, che anticipa i futuri lavori – per molti versi soprattutto Mean Streets – e la sua carriera in generale, essendo testimonianza autobiografica del regista sulla sua vita da ventenne e rappresentazione dei turbolenti sobborghi newyorchesi.

La lunga produzione

Il film nasce nel 1965 come un cortometraggio, prodotto grazie ad un prestito dalla New York University, dal titolo Bring On the Dancing Girls, come rappresentazione della vita media di un ragazzo italo-americano, ma Scorsese lo abbandona dopo diversi intoppi durante la produzione e si concentra sullo studio e sulla realizzazione di The Big Shave.

Nel 1967, su consiglio di Haig P. Manoogian, professore universitario i cui insegnamenti sono stati “il regalo più prezioso”, Scorsese riprende a girare, trasformando il suo progetto in un lungometraggio da circa 70.000 dollari, intitolato I Call First. Ebbe la sua anteprima nel novembre del 1967 e, dopo un’anno senza distribuzione, venne rimontato da una giovane Thelma Schoonmaker, ed infine uscì con il titolo attuale Who’s That Knocking at My Door.

Chi sta bussando alla mia porta?

Chi sta bussando alla mia porta? racconta la storia di un ragazzo di nome J.R., interpretato da Harvey Keitel alla sua prima collaborazione con Scorsese – rappresentazione autobiografica di Scorsese stesso – passa le sue giornate tra la casa, dove vive ancora con la famiglia, ed il vagabondare con gli amici nullafacenti Joey e Sally, con i quali beve, fa casino, provoca risse e va a prostitute.

Le cose iniziano a cambiare quando J.R. conosce una ragazza, il cui nome non viene mai rivelato, con la quale instaura una relazione e la quale ha un segreto che nasconde a J.R. e che prova a nascondere anche a sè stessa. Questo segreto potrebbe portare alla deriva il loro rapporto, possibilmente mettendo a dura prova la religione cattolica del ragazzo.

Chi sta bussando alla mia porta?

La nuova Hollywood

Questa fu la dimostrazione delle capacità di Scorsese e la concretizzazione del suo voler diventare un regista, riuscendo a sormontare qualsiasi problema e completando un’opera che trae a mani nude dalla sua vita ma soprattutto dal nuovo cinema hollywoodiano di registi come John Cassavetes, Shirley Clarke e Jonas Mekas.

La violenza, la famiglia, la religione e l’erotismo delineano i contorni di questo piccolo gioiello del cinema indipendente, che mischia perfettamente una messa in scena dinamica e con un uso incredibilmente intelligente delle musice – in particolare una sequenza con The End dei The Doors – con un modo di girare estremamente ruvido e cinico, con un bianco e nero che riesce a cogliere le peculiarità di quella New York, esaltandone il carattere squallido.

Roger Ebert

Pochi potevano prevedere la futura carriera di quel giovane regista italo-americano, ancora meno persone avevano visto questo film. Tra questi pochi c’era Roger Ebert. In un tempo in cui i critici detenevano effettivamente un potere grazie alle loro parole ed alle loro recensioni, Ebert – forse il più grande critico cinematografico – fu il primo a riconoscere la grandezza di Scorsese.

Nella sua critica al film, egli ne elogiò la genuinità e l’intraprendenza artistica e tecnica, che porta insieme due tipi di cinema, quello tradizionale – film com Marty e Fronte del porto – e quello neo-sperimentale di New York – Ombre – che riesce a mettere in connessione il regista con i grandi autori del passato e gli apre la strada ad un futuro ben più che roseo nell’industria cinematografica.