Laureato in Filosofia, Park Chan-wook muove i primi passi nel cinema come critico cinematografico, prima di esordire alla regia nei primi anni Novanta.
Dopo alcuni insuccessi iniziali, il regista sud-coreano conquista l’attenzione del pubblico nel 2002 con Sympathy for Mr. Vengeance. Questo film apre la strada a una trilogia tematica che include anche Old Boy (2003) e Lady Vengeance (2005), opere legate dal filo rosso della vendetta, da cui prende il nome la celebre Trilogia della Vendetta.
La “trilogia della vendetta” di Park Chan-work: Sympathy for Mr. Vengeance
In questo primo capitolo, la vendetta assume molteplici sfumature: ogni personaggio è, allo stesso tempo, vittima e carnefice. Park Chan-wook costruisce una critica aspra alla società coreana, in particolare al sistema sanitario, privatizzato e inaccessibile per i meno abbienti – simile a quello statunitense.
La trama ruota attorno a Ryu, un giovane sordomuto disposto a tutto pur di salvare la sorella, bisognosa di un urgente trapianto di rene. Le sue scelte scatenano una catena di eventi che porterà a una seconda, feroce vendetta. La regia è asciutta e incisiva, con un uso minimo della colonna sonora: lo spettatore viene calato direttamente nella prospettiva muta e opprimente del protagonista.
Old Boy
È il film più celebre e acclamato della trilogia. Old Boy ha vinto il Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes del 2004 e ha ispirato un remake hollywoodiano diretto da Spike Lee nel 2013, accolto con scarso entusiasmo dalla critica. In Italia è uscito esattamente 20 anni fa, il 6 maggio 2005.
La storia segue Oh Dae-su, un uomo rinchiuso per 15 anni in una stanza senza alcuna spiegazione. Una volta liberato, si mette sulle tracce del suo oppressore, guidato da un desiderio di giustizia – o forse solo di vendetta. Old Boy è il più viscerale dei tre film: la violenza è fisica e psicologica, sempre in crescendo, fino a un finale tanto sconvolgente quanto indimenticabile.
Lady Vengeance
Ultimo capitolo della trilogia, Lady Vengeance ha per protagonista una donna, Geum-ja, ingiustamente accusata dell’omicidio di un bambino. Dopo tredici anni di prigione, durante i quali stringe alleanze fondamentali con le altre detenute, mette in atto un elaborato piano di vendetta.
Qui, Park Chan-wook esplora una vendetta più controllata e lucida, meno esplosiva ma altrettanto intensa. L’estetica del film è curatissima, quasi pittorica, a contrasto con il dolore e la colpa che ne costituiscono il cuore.
Con la Trilogia della Vendetta, Park Chan-wook offre un’indagine profonda e disturbante sulla natura umana, esplorando i confini tra giustizia e vendetta. Si tratta di tre film diversi per tono e stile, ma uniti da una visione autoriale potente e inconfondibile.