Trainwreck: Il sindaco del caos, Recensione su Almanacco Cinema

Trainwreck: Il sindaco del caos Lo show della politica

La docu-serie Trainwreck stavolta mira alla politica. Netflix analizza lo show che si nasconde, non troppo, dietro le campagne elettorali dei politici.

Signore e Signori ecco a voi il caso Rob Ford, sindaco di Toronto (CA) dal 2010 al 2014. Scomparso nel 2016, è stato sotto i riflettori di tutto il mondo nel 2013, a seguito dell’ammissione pubblica circa l’utilizzo di crack. In soli 49 minuti ripercorriamo, attraverso le testimonianze e i video d’archivio, i momenti che ne hanno segnato l’ascesa e la discesa politica.

Cos’è Trainwreck

Trainwreck è una serie Netflix nata nel 2022, con lo scopo di raccontare momenti importanti della cultura pop, attraverso video originali e testimonianze dei “sopravvissuti”. Le storie raccontate non sono rose e fiori, bensì eventi straordinari che in qualche modo hanno lasciato un segno nella società.

L’ingresso nella Top 10 della piattaforma e il rapporto qualità-prezzo, sono due fattori che incentivano a continuare la serie. Trainwreck è la gallina dalle uova d’oro di Netflix: documentari economici e di rapida realizzazione, con un’interesse del pubblico sempre più crescente in base alla vicinanza del tema trattato.

Iniziata nel 2022 e tre anni di silenzio, Trainwreck è pronta per dominare la classifica estiva di Netflix e noi dell’Almanacco Cinema siamo qui apposta per raccontarvela. Inutile dire che le storie di carneficine e caos sono un terreno fertile, destinato ad andare per le lunghe.

Trainwreck: Il sindaco del caos

In questo episodio intitolato Trainwreck: Il sindaco del caos, il documentario viene utilizzato per fare un’analisi e luce sul movimento politico che ha reso Rob Ford un outsider populista. Un vortice di scandali ed eventi che hanno reso il governo della città più grande del Canada, un circo mediatico di portata internazionale.

Il caso si inserisce nella pentola dei disastri culturali generati dai mass media, lo scopo non è la biografia politica, ma l’anatomia di un fenomeno mediatico.

Diretto da Shianne Brown, l’arco narrativo è semplice: dall’ascesa alla caduta, Rob Ford diventa sindaco nonostante gli altri politici contrariati e successivamente viene travolto da una valanga di scandali che generano una frenesia mediatica internazionale. Mentre il punto di vista è di chi è rimasto intrappolato in tutta questa faccenda.

La scelta di far durare questo documentario così poco, è stilistica. Anche la videocamera a mano, ci permette di entrare ancora di più all’interno di questo caos. I materiali, poi, sono prettamente d’archivio e si fa fede a tutto quello che realmente circolò in rete.

Noi diventiamo i testimoni che hanno ripreso di nascosto il sindaco Ford durante le sue bravate, siamo i testimoni del momento che assistono passivamente nel ruolo di investigatori. Siamo nella storia. La predominante non è la qualità, ma il messaggio. Non ci interessa se la qualità delle riprese è scarsa o sgranata, la nostra è un’esperienza di frenesia mediatica.

L’assenza dei difensori chiave di Ford, ha permesso di restituire un racconto corale di giornalisti, testimoni e addetti ai lavori. Una visione d’impatto e immediata, di questi quattro frenetici anni che hanno reso il municipio un circo. Il focus passa da una semplice battaglia politica a una storia corale di una città alle prese con una crisi di leadership senza precedenti.

Il risultato è una narrazione costruita non sulle affermazioni di un singolo protagonista, ma sulla testimonianza condivisa di una comunità che ha assistito da vicino a un’implosione politica.

Conclusioni

Trainwreck: Il sindaco del caos è un concentrato di tempesta mediatica politica, centra l’obiettivo di voler risaltare l’aspetto spettacolare della catastrofe.

Rob Ford è il pioniere di una nuova politica che stiamo vivendo oggigiorno. Il fatto che sia successo in Canada e che abbia disorientato la politica locale, è solo l’inizio se osserviamo l’attuale governo Trump, e come influenza le dinamiche mondiali.

Se prima ad essere eletta/o era chi urlava di più, oggi è una gara a chi ha più like e popolarità sui social, diventando una gara d’immagine anziché di idee. D’altronde tutto il mondo è Paese e ce ne stiamo sempre più rendendo conto (si spera).

Recensione a quattro stelle su Almanacco Cinema