The Shards, la nuova serie di Ryan Murphy

The Shards stagione 1, la recensione

Oggi la prima stagione di The Shards è arrivata al suo finale: ecco che cosa ci è piaciuto e cosa non ci è piaciuto dell’ultima serie di Ryan Murphy.

Nel primo nostro commento a The Shards – e, più precisamente, alle prime due puntate della prima stagione – lo avevamo detto: la serie è un distillato di tutto ciò che Ryan Murphy ama e che i suoi fan amano in lui.

Infatti, The Shards è, innanzitutto, una serie LGBTQ+: nei personaggi, negli intrighi, nell’autobiografismo dell’autore del romanzo dal quale è stata tratta, vale a dire Bret Easton Ellis, che ne è anche il protagonista diciassettenne.

Poi è una serie sfacciatamente sexy, nella quale abbonda l’equazione eros-thanatos. E dove non si fanno sconti agli stomaci deboli, tra cadaveri sezionati, innesti creativi, animali morti e altre amenità.

Per tutti questi motivi e per alcuni altri ci è piaciuta, malgrado ci siano alcuni punti deboli che andremo analizzare. Ma andiamo per ordine.

The Shards, perché ci è piaciuta

Il cast è indubbiamente una delle attrattive maggiori di questa serie: tra nuove promesse/proposte del cinema hollywoodiano, come il protagonista Igby Rigney, che in precedenza era stato arruolato da Mike Flanagan per le miniserie Netflix Midnight Mass (2021) e La caduta della casa degli Usher (2023), a attori già riconosciuti e affermati come Wes Bentley (reso celebre da American Beauty, molto sottovalutato in questi anni).

Veniamo, poi, ai “belli” della storia, vale a dire Susan Reynolds, interpretata in modo convincente da una modellosa Kaia Gerber (sebbene meno “sessuale” della Susan del romanzo), riunita al fratellastro (nella vita vera) Homer Gere (sì, figlio di quel Gere lì), nei panni dell’inquietante e seducente Robert Mallory. Tra i due l’angelico e virile Thom Wright, impersonato da Graham Campbell, e la sexy (ma eterna seconda dopo Susan) Debbie Schaffer, che ha l’aspetto di Hayes Warner.

Una menzione speciale la merita Liz Schaffer, madre quasi quarantenne di Debbie, che viene interpretata da una dolente Evan Rachel Wood che ultimamente abbiamo visto troppo poco (e della quale abbiamo apprezzato tutto il potenziale drammatico nella miniserie del 2011 Mildred Pierce).

Nel film diventano centrali personaggi decisamente marginali e appaiono personaggi che non ci sono nel romanzo: come Rhonda, una delle vittime del cosiddetto Pescatore a Strascico (in originale, The Trawler), serial killer che diffonde il terrore nella California dei primi anni Ottanta, e Corazón ‘Cha Cha’ Rodriguez, temibile concorrente del talent show televisivo Dance off del quale è la reginetta (ma, spoiler, perderà la corona). Gli inserimenti di questi personaggi, però, non stonano con la trama originale, arricchendola di nuove sottotrame volte ad arricchire l’universo narrativo dei personaggi.

La musica è un altro grande sì della serie: se nel romanzo di Ellis venivano citati espressamente pezzi che hanno fatto da sottofondo all’adolescenza dell’autore, quegli stessi pezzi anni Ottanta irrompono nella serie e ne sanciscono i momenti chiave. Si va da Vienna degli Ultravox a ICEHOUSE dell’omonimo gruppo, che rendono la musica grande protagonista di questa serie assieme alle inquietudini adolescenziali, alla recita di una parte da parte dei singoli personaggi, agli intrecci del desiderio.

Ultimo ma non meno importante, The Shards ha il valore aggiunto dell’essere ispirata liberamente a una storia vera: quella dello scrittore Ellis durante i suoi anni di liceo, raccontata in modo magistrale nel suo ultimo romanzo, Le schegge (The Shards, per l’appunto)

The Shards, la recensione su Almanacco Cinema

The Shards, perché non ci è piaciuta

Allo scopo di rendere ancora più queer questa serie, Ryan Murphy – va detto, in tandem con l’autore della storia originale Bret Easton Ellis – modifica il “DNA” di alcuni personaggi. A partire da Stephen Reinhart, che da ambizioso assistente eterosessuale di Terry Schaffer diventa un teatrale metrosexual gay con un innato senso dello stile (interpretato da Jordan Roth).

Una medesima sorte spetta al personaggio di Ryan Vaughn (interpretato da Daniel Dale), che nel romanzo è un importante interessante sentimental-sessuale di Bret e nella serie si trasforma in un personaggio grottesco, che fa il porno attore con il nome d’arte Troy Wad e che – SPOILER – incontra sul set di un film Liz Schaffer e finirà per andare a letto anche con sua figlia Debbie.

Bisogna anche notare che la presenza stessa del Pescatore a Trascico, che nel romanzo aleggia come un’inquietante presenza nelle vite dei personaggi – e che in particolare inquieta e preoccupa Bret – nella serie si trasforma in una caccia all’uomo disseminata di indizi per scoprirne l’identità. Una storia del genere, però, funziona forse più come horror psicologico che come whodunit (giallo deduttivo) in senso stretto.

Nella trama ordita dalla serie The Shards ci sono, poi, alcuni fili che restano penzolanti: che ne sarà poi di Rhonda? E di Ryan, che nel romanzo è stato così importante nelle vicende di Bret? A un certo punto della prima stagione di entrambi non si sa più nulla. Ryan riapparirà fugacemente solo nella scena che decreta la fine della prima stagione.

La serie è da vedere?

La risposta è sì, soprattutto se si è nostalgici degli anni Ottanta e si è appassionati delle storie legate ai serial killer: se si aggiunge il genere coming-of-age, The Shards è decisamente una serie sfiziosa da vedere, anche se non la migliore di Ryan Murphy.

🎬 Valutazione

Regia
★★★
Interpretazioni
★★★
Storia
★★★★
Emozioni
★★★★
🏆 Voto Totale
3.5
★★★⯨