Alla Festa del Cinema di Roma, Jim Sheridan e David Merriman presentano Re-creation, drama giudiziario remake di 12 Angry Men.
Il film è diretto da David Merriman e Jim Sheridan, quest’ultimo anche attore nei panni del Giurato n 1, accanto a lui Vicky Krieps (The Dead Don’t Hurt) e John Connors. Re-creation è spirato al film debutto di Sidney Lumet 12 Angry Men del 1957, ma al centro vi è il vero caso giudiziario dell’assassinio della regista Sophie Toscan du Plantier, avvenuto nel 1996 in Irlanda, di cui principale sospettato fu il giornalista Ian Bailey, che però non venne mai incriminato in Irlanda, lasciando il caso di omicidio parzialmente irrisolto.
Nel 2019, a distanza di oltre vent’anni, un tribunale francese lo condanna all’ergastolo, ritenendolo colpevole dell’omicidio, il tribunale irlandese però si rifiuta di estradare il giornalista che per questo non verrà mai arrestato. Così Merriman e Sheridan costruiscono una narrazione interno al grande “what if?”, con 12 giurati irlandesi impegnati nel giudicare la colpevolezza o non colpevolezza di Ian Bailey.
Re-creation: la trama
Irlanda, 2019. Dodici giurati vengono chiamati a giudicare Ian Bailey per l’omicidio di Sophie Toscan du Plantier. Tra i 12 giurati, il verdetto sembra unanime: Bailey è colpevole, a non aderire al pensiero comune è però la Giurata numero 8 (Vicky Krieps) che sente di doversi opporre alla rapida sentenza dei suoi colleghi. Nel corso della giornata, riconsultando le prove a disposizione e con una rievocazione degli avvenimenti, pian piano riuscirà a convincere i colleghi a cambiare idea sul caso.
L’omicidio di Sophie Toscan du Plantier
Sophie Toscan du Plantier era una produttrice cinematografica francese che, la mattina del 23 dicembre 1996, fu trovata morta vicino alla sua casa vacanze in Irlanda. La donna era stata picchiata brutalmente e uccisa con un oggetto contundente. La violenza dell’aggressione colpì subito gli investigatori, che pensarono a un delitto di natura personale e passionale.
Il principale sospettato divenne quasi subito Ian Bailey, un giornalista inglese che viveva nella zona e che fu il primo reporter ad arrivare sul luogo del delitto e a scriverne per la stampa. Pochi giorni dopo, fu notato con graffi e ferite sul corpo, e diversi testimoni dissero che avrebbe accennato a una confessione, seppure in modo ambiguo. Era inoltre conosciuto per il suo carattere aggressivo e per episodi di violenza domestica.
Nonostante due arresti, Bailey non venne mai incriminato in Irlanda: le prove erano deboli, le testimonianze contraddittorie e la condotta della polizia, già accusata di pressioni e errori, gettò ulteriori dubbi sull’indagine.
Nel 2019, a distanza di oltre vent’anni, un tribunale francese lo condannò (in contumacia) all’ergastolo, ritenendolo colpevole dell’omicidio. L’Irlanda, però, rifiutò di estradarlo, sostenendo che non poteva essere processato di nuovo senza nuove prove. Ian Bailey continuò a proclamarsi innocente fino alla sua morte nel gennaio del 2024.
Re-creation: la regia di Sheridan e Merriman
La vicenda di Sophie Toscan du Plantier è presto diventata materia di narrazione: il documentario Netflix Sophie: A Murder in West Cork (2021) e la miniserie Murder at the Cottage di Jim Sheridan (2021) che nel 2025 è diventato Re-creation.
L’interesse di Jim Sheridan per il caso dell’omicidio di Sophie Toscan du Plantier è ormai evidente. Dopo la miniserie del 2021, il regista irlandese torna sull’argomento con un lungometraggio ispirato a 12 Angry Men (La parola ai giurati) di Sidney Lumet, caposaldo del cinema giudiziario. I registi riportano a galla il caso e lo rileggono attraverso lo sguardo corale di dodici ipotetici giurati, riflesso di un’Irlanda forse cambiata vent’anni dopo i tragici eventi.
La sceneggiatura trova il suo motore nell’interpretazione di Krieps, intensa e carismatica, capace di incarnare un forte senso di empatia e determinazione. È lei la voce che mette in discussione l’indubitabile, la coscienza critica che dà vita al dibattito. Nel corso del film, i giurati si lasciano trascinare dal caso, si aprono, confessano, e attraverso la ricerca della verità finiscono per affrontare anche i propri demoni interiori.
Il film si apre con immagini di repertorio: vecchi giornali, fotografie e brevi spezzoni televisivi ricostruiscono rapidamente il caso dell’omicidio. Poi l’attenzione si sposta al presente, nel tempo della finzione, con la convocazione dei dodici giurati irlandesi, chiamati a decidere se condannare o meno Ian Bailey all’ergastolo.
Pur essendo quasi interamente ambientato in un solo spazio, la stanza dei giurati, Sheridan riesce a mantenere un ritmo solido e coinvolgente. L’atmosfera è tesa ma controllata, e il regista dosa con equilibrio dialoghi, silenzi e gesti, riuscendo a trasmettere la pressione morale che pesa su ciascun personaggio.
Il film può risultare complesso, soprattutto per chi non conosce a fondo il caso reale, e a tratti richiede un certo sforzo per seguire la ricostruzione. Lo spettatore si trova a ricostruire la storia come un puzzle, cercando di estrapolare informazioni dai dialoghi dei personaggi, che invece conoscono bene la vicenda. Questo rende la comprensione più difficile ma allo stesso tempo più stimolante, i dialoghi sono efficace e catturano, intrigano.
Con Jim Sheridan, Vicky Krieps, John Connors, Aidan Gillene, Colm Meaney. Diretto da Jim Sheridan e David Merriman, con le musiche originali di Anna Rice è una coproduzione di Hell’s Kitchen e Joli Rideau Media e distribuita da Latido Films.
Re-creation, ecco il trailer: