Twin Peaks e la tv post-moderna

Twin Peaks e la tv post-moderna

Dal genio del big dreamer David Lynch, la serie di culto Twin Peaks ha ridefinito la televisione aprendo ad una fase “post-moderna”.

Ad ogni periodo risale un prima e un dopo. Per le serie tv ce ne sono stati piu’ di uno sicuramente, da Breaking Bad che reinterpretato il mondo del crimine e di scrittura dell’universo narrativo e andando a ritroso fino a The wire o ancora prima I Soprano nel ’99, la prima a ridefinire la narrazione televisiva per temi, personaggi, trame e ed impatto culturale sempre piu’ vicino al cinema.

C’è sempre però un antecedente se si scava bene a fondo e non si esagera nel dire che un po’ tutti devono qualcosa, seppur un minimo, a Twin Peaks, uscita in Italia col nome I segreti di Twin Peaks. Prima serie di culto riconosciuta nella storia e primo fenomeno della cultura pop americana nel panorama televisivo dai creatori David Lynch e Mark Frost. Una serie tv che a posteriori è stato definita come il primo vero e proprio esempio di televisione post-moderna.

Una serie speciale che ha segnato una generazione ed affiliato un fandom, tra i primi fandom televisivi che si possano considerare tali. Con un impatto culturale che ha continuato ad attirare a sé nuove generazioni soprattutto di cinefili. Proprio questo è stato infatti il punto di forza della serie che è riuscita ad avvicinare la televisione al cinema in una maniera unica e mai vista prima.

La genesi

Originalmente, i piani del regista David Lynch erano ben altri. Molte volte il maestro si era espresso riguardo la televisione ritenendosi assolutamente disinteressato nel realizzare una serie tv.  Bisogna tornare indietro al 1986 per ripercorrere la genesi di quella che sarebbe stata una delle serie tv migliori mai realizzate. Dopo il flop che fu Dune, Lynch fa uscire al cinema Velluto blufilm accolto bene da critica e pubblico. Il film tratta le sottotrame criminali che all’oscuro, sotto la superficie in realtà comandano l’apperentemente innocente ed accogliente cittadina di Lumberton. Inconsapevolmente , ci sono già le basi che fonderanno Twin Peaks.

Lynch è interessato ad un biopic su Marilyn Monroe. La sceneggiatura porta anche elementi simili a Twin Peaks come la stessa figura contorta e di santa peccatrice di Laura Palmer ma non se ne fa niente. Lynch collega Frost scrive allora una commedia pensata per Steve Martin come protagonista ma neanche di questa se ne fa nulla. Fu allora che l’agente comune dei due gli propone di lavorare insieme ad una serie tv per l’emittente ABC. Come si suol dire, il resto è storia nota.

Entrambi non molto convinti dell’idea comunque ci arrivano su ed arrivano alla stesura dell’episodio pilota che, anche grazie al periodo sperimentale che il network stava incalzando, viene approvata. La serie debuttò l’8 aprile 1990 negli Stati Uniti arrivando solo un anno dopo nella maggior parte d’Europa. L’accoglienza fu discordante ma in generale buona arrivando al picco col passare degli episodi. L’esplosione è totale e il pubblico si fidelizza presto rendendo la serie l’oggetto di culto che è oggi e la straordinaria opera televsiva per cui è ricordata tutt’ora.

Chi ha ucciso Laura Palmer?

La genialità di Twin Peaks sta nella sua duplice natura, un opera che vive di contrasto ed opposti. Chi ha ucciso Laura Palmer? Una semplice domanda che ha tenuto sulle spine una nazione nella realtà ed una cittadina intera nell’universo narrativo. Una domanda che ben presto è diventata un tormentone della cultura pop. Laura Palmer, interpretata da una splendida Sheryl Lee, era la reginetta del ballo, la piu’ inteligente della scuola, la piu’ bella della città. Laura Palmer era speciale e la sua sola scomparsa è bastata per far uscire fuori la seconda natura di Twin Peaks fatta di droga, corruzione, violenza e sogni che nella tradizione Lynchiana sembrano sempre piu’ degli incubi. Twin Peaks è un anatomia del mistero, una ricerca della natura umana attraverso il mondo trascendentale ed onirico.

Un mondo surreale e di fatto surrealista dove la squadra di polizia dello sceriffo Harry Truman, interpretato da Michael Ontkean, per risolvere il caso cerca di seguire indizi e piste fondate sulle visione ed i sogni dall’agente speciale dell’FBI Dale Cooper, interpretato dal magnifico Kyle MacLachlan all’ultimo rinnovo del suo sodalizio con Lynch. La natura “Doppelganger” della serie si respira in ogni personaggoio che come un domino cade dopo l’omicidio di Laura ed emergono tutte le verità segrete. Con quest’opera, The big dreamer non ha fatto altro se non decostruire nuovamente l’America ed il suo perbenismo come in Blue Velvet ma anche distruggendo lo stesso medium della tv.

La serie di fatti presenta notevoli elementi della classica soap opera e della sitcom americana mischiati al crime e all’horror macabro che ha inquietato una generazione intera. Un intera schiera di telespettatori che si emzionava guardando gli intrighi della gente della città sulle note dell’angelica e poetica colonna sonora del compositore Angelo Badalamenti. La commedia che incontra il dark, il poliziesco che incontra il romanticismo tra noir e mistero. L’incubo che incontra il sogno, spianando la strada a nuovi progetti che avrebbero seguire quella linea di profondità e serietà nei temi, eliminando la linea di demarcazione col cinema e rendendo di fatto anche le serie “d’autore”.

Morte e rinascita

Nonostante l’enorme successo ed interesse suscitato dalla serie con la prima stagione, la serie ebbe una brusca frenata quando la direzione della serie cambiò totalmente. A Lynch fu tolta maggior parte della libertà creativa e l’assassino di Laura Palmer fu essenzialmente rivelato poco prima di metà stagione portando lo stesso regista (nonché creatore) ad abbandonare il set. Tutto ciò portò ad un crollo degli ascolti nonché della qualità stessa della serie. Il tracollo fu attribuito anche allo spostamento della serie dal giovedì al sabato sera. Riguardo cio’ ci fu anche un simpatico ed iconico episodio quando Lynch, ospite al David Letterman show affermò come secondo lui i fan di Twin Peaks fossero persone solite uscire il sabato sera e li invitò tutti a mandare lamentele e richieste di spostare nuovamente la serie direttamente all’indirizzo del produttore principale con una lettera in maniera pero’ del tutto pacata ed amchevole. Lynch mostrò poi l’indirizzo.

Laura Palmer era davvero speciale ed il mistero che si celava dietro il suo omicidio, il mistero madre della serie fece crollare l’interesse dietro tutte le altre sottotrame. La tensione, l’atmosfera distintiva di Twin Peaks crollarono fino all’inevitabile cancellazione. Ma dalla morte c’è sempre una rinscita. David Lynch tornò a lavorare alla serie insieme a Frost per gli ultimi due episodi che furono un ritorno alla vera essenza della serie, due episodi meravigliosi che rialzarono ascolti e valiutazioni ma che non salvarono la serie dalla sua fine ma riuscirono almeno a risollevare il mistero e la serie complessivamente.

Dalla resurrezione c’è poi l’immortalità. In seguito al film prequel, Twin Peaks: Fire walk with me, che aldilà della stretta fanbase floppò, nel 2014 fu annunciata la lavorazione di una terza e conclusiva stagione di Twin Peaks, presentata poi come una serie a sé anche se si riprendevano le stesse storie con molti dei personaggi e degli attori del cast originale. Nonostante la turbolenta realizzazione, la serie uscì nel 2017 completamente scritta, diretta e supervisionata da David Lynch in persona.

Oggi Mercoledì 26 è l’ultimo giorno di Mullholand drive al cinema, rimesso nelle sale proprio per la recente scomparsa di David Lynch. Ironicamente, in origine il film sarebbe dovuto essere il pilota per una seconda serie del regista che però non fu accettata dall’emittente. L’episodio diventò poi un film, da molti considerato l’opera piu’ bella del regista ed uno dei migliori film mai fatti.