Bret Easton Ellis è uno degli autori contemporanei più discussi. Un adattamento cinematografico di un suo romanzo è uno dei film più divisi degli anni 2000, stiamo parlando di American Psycho, e ora con l’adattamento di Schegge di Ryan Murphy è pronto a farci parlare di nuovo.
Bret Easton Ellis, i suoi romanzi sembrano materiale perfetto per essere trasformato in immagini: giovani ricchi e annoiati, ville di Los Angeles, locali notturni, droghe, sesso, violenza, abiti firmati, automobili, musica e una società in cui l’identità sembra coincidere sempre più con ciò che si possiede e con l’immagine che si riesce a proiettare. Eppure proprio questa apparente facilità nel adattare si è trasformata nella sua difficoltà più grande.
La scrittura di Ellis è molto complessa, l’autore svuota i suoi personaggi da tutto quello che hanno, e questo forse non è propriamente cinematografico. Insiste sulla ripetizione, sulla catalogazione degli oggetti, sui dettagli apparentemente insignificanti. Nei suoi romanzi vuole raccontare il vuoto che si cela dietro l’essere umano, e ci riesce perfettamente. Trasformare quel vuoto in immagini significa correre il rischio di renderlo semplicemente spettacolare.
È una contraddizione che attraversa quasi tutte le trasposizioni delle sue opere e che torna particolarmente interessante oggi, con l’arrivo di The Shards, adattamento televisivo del romanzo autobiografico pubblicato da Ellis nel 2023.
Meno di zero: il primo Ellis sul grande schermo
Il rapporto tra Ellis e il cinema comincia nel 1987 con Al di là di tutti i limiti (Less Than Zero), diretto da Marek Kanievska e interpretato da Andrew McCarthy, Jami Gertz e Robert Downey Jr. Il film nasce dal romanzo d’esordio di Ellis, pubblicato nel 1985, ritratto di una gioventù californiana privilegiata, apatica e incapace di trovare un significato al proprio benessere.
È però anche uno dei casi più evidenti in cui adattare Ellis significa trasformarlo profondamente. Il romanzo è minimalista: il protagonista Clay osserva un mondo in decomposizione senza riuscire realmente a intervenire. Il film prende quella materia e la trasforma in un dramma più convenzionale, accentuando la dimensione melodrammatica e quella legata alla tossicodipendenza.
Il risultato è un film molto diverso dal libro, ma estremamente significativo per capire il problema dell’Ellis cinematografico. La Los Angeles degli anni Ottanta rimane, così come rimangono il lusso, le droghe e la disaffezione dei giovani privilegiati, ma la radicalità del romanzo viene in parte ricondotta dentro le forme del cinema hollywoodiano.
Curiosamente, proprio Al di là di tutti i limiti dimostra quanto Ellis fosse difficile da tradurre fedelmente sullo schermo: la storia poteva essere adattata, ma conservare la particolare scrittura di Ellis e la sua distanza dai personaggi è molto più complesso.
American Psycho
Bisogna aspettare il 2000 per arrivare all’adattamento destinato a diventare il più celebre. American Psycho, diretto da Mary Harron e scritto dalla stessa Harron insieme a Guinevere Turner, porta sullo schermo Patrick Bateman, il giovane yuppie di Wall Street ossessionato dal successo, dal denaro, dall’apparenza e dal controllo. Christian Bale lo interpreta accanto, tra gli altri, a Willem Dafoe, Jared Leto e Reese Witherspoon.Il romanzo del 1991 era una delle opere più estreme e controverse di Ellis. La sua violenza non aveva soltanto una funzione provocatori ma era parte di una satira del capitalismo consumistico, della cultura yuppie e di una mascolinità costruita attraverso potere, denaro, status e competizione.
Probabilmente è uno degli adattamenti cinematografici di Ellis usciti meglio. La regista comprende che l’elemento più importante di Bateman non è soltanto ciò che fa, ma il modo in cui la sua violenza convive con una quotidianità ridicola e ossessiva. Le conversazioni sui biglietti da visita, i ristoranti, gli abiti, le classifiche musicali e la cura maniacale dell’aspetto diventano parte della stessa logica delle sue atrocità.
Ma in questo caso il problema nasce fuori dallo schermo. Il significato del personaggio è andato totalmente perso, Bateman è diventato un’icona pop, un’immagine utilizzata sui social, nei meme e perfino come modello di una certa idea tossica di successo maschile. Una trasformazione che la stessa Mary Harron ha criticato proprio perché il personaggio era stato concepito come una parodia della mascolinità e del mondo finanziario, non come un modello da imitare.
Ed è proprio qui, che forse è sfuggito qualcosa nella rappresentazione di questa satira della mascolinità. Culturalmente però questo elemento è importantissimo. Un personaggio non è solo uscito dalle pagine di un libro per avere una rappresentazione su schermo, ma è uscito dallo schermo per avere una nuova vita e diventare un nuova icona.
Vi ricordiamo che è in produzione una nuova versione di American Psycho, diretta da Luca Guadagnino.
Le regole dell’attrazione
Due anni dopo arriva Le regole dell’attrazione (The Rules of Attraction), diretto da Roger Avary nel 2002 e interpretato da James Van Der Beek, Shannyn Sossamon e Ian Somerhalder.
Il romanzo, pubblicato nel 1987, racconta la vita di alcuni studenti del Camden College attraverso una narrazione frammentata e molteplici punti di vista. Avary non cerca di normalizzare questa struttura: al contrario, la trasforma in un esercizio di stile.
Montaggio frenetico, rewind, accelerazioni, cambi di prospettiva e una celebre sequenza dedicata a un viaggio in Europa fanno del film un’opera che cerca di tradurre in grammatica cinematografica la frammentazione mentale dei personaggi. Il risultato è particolarmente interessante perché il film non si limita a illustrare il romanzo: prova a trovare un equivalente visivo dello stile frammentato di Ellis. Non sempre ci riesce, ma proprio per questo Le regole dell’attrazione rimane una delle sue trasposizioni più curiose.
E c’è anche un legame diretto con American Psycho: Sean Bateman, interpretato da Van Der Beek, è il fratello minore di Patrick. I romanzi di Ellis condividono infatti personaggi, luoghi e riferimenti, creando una sorta di universo narrativo ricorrente.
Tutto Ellis che il cinema non ha ancora raccontato
La filmografia tratta dalle opere di Ellis è in realtà sorprendentemente ridotta se confrontata con la quantità e la notorietà dei suoi romanzi. Oltre a Meno di zero, American Psycho, Le regole dell’attrazione e The Informers, molti dei suoi libri non hanno mai ricevuto un vero adattamento cinematografico: Glamorama, Lunar Park, Imperial Bedrooms e, fino a oggi, Le schegge.
Alcuni di questi, come tutti i romanzi di Ellis, ci sembrano perfetti per il grande schermo e per raccontare la società attuale. Glamorama, per esempio, porta all’estremo la fascinazione di Ellis per la moda, la celebrità e la società dello spettacolo, trasformandola progressivamente in un incubo surreale e violento.
E adesso arrivano: Le schegge
Pubblicato nel 2023, il romanzo è ambientato nel 1981 e segue un diciassettenne Bret Easton Ellis, versione romanzata dell’autore, all’interno di una scuola privata di Los Angeles. Sullo sfondo della vita privilegiata del gruppo di amici compare la figura di Robert Mallory, nuovo studente che Bret sospetta possa essere il serial killer soprannominato The Trawler.
L’adattamento non è un film, ma la serie The Shards, sviluppata da Ryan Murphy per FX/Hulu e presentata in anteprima il 5 agosto 2026. Il protagonista è Igby Rigney nei panni del giovane Bret, mentre Homer Gere interpreta Robert Mallory; nel cast figurano anche Kaia Gerber, Hayes Warner, Graham Campbell, Wes Bentley ed Evan Rachel Wood.
La scelta di Ryan Murphy è perfetta. Il suo cinema e la sua televisione, in particolare quella degli ultimi anni, hanno spesso lavorato proprio sul punto di contatto tra estetizzazione, melodramma, sesso, violenza, celebrità e ossessione. Le schegge gli permette quindi di entrare in un universo che, per certi versi, sembra già costruito per il suo linguaggio.
Adattare un romanzo semi autobiografico comporta che sullo schermo non c’è un personaggio inventato, ma la vera figura di Ellis autore. Patrick Bateman è un personaggio inventato; Clay di Meno di zero è un osservatore attraverso cui Ellis costruisce il proprio mondo; i protagonisti de Le regole dell’attrazione appartengono a un universo narrativo condiviso. Bret de Le schegge, invece, è contemporaneamente personaggio, narratore e autore. Questa sovrapposizione rende l’adattamento inevitabilmente più ambiguo e complesso.
Un autore difficile da adattare
Le opere di Ellis ci sembrano quindi un paradossi, sembrano appartenere al cinema perché sono pieni di immagini: automobili, corpi, locali, vestiti, droga, sangue, ville, ristoranti, musica, televisione. Ma forse, il vero oggetto della sua scrittura è spesso l’impossibilità di provare qualcosa davanti a quelle immagini. Per questo le trasposizioni più riuscite sono quelle che hanno trovato un linguaggio autonomo.
Mary Harron ha trasformato American Psycho in una commedia nera sulla mascolinità e sul capitalismo. Roger Avary ha fatto di Le regole dell’attrazione un esercizio di montaggio e percezione. Meno di zero ha invece dimostrato quanto possa essere difficile mantenere sullo schermo il minimalismo emotivo della pagina.
Le schegge è il tentativo di trasformare in immagini il ricordo che Bret Easton Ellis ha costruito di sé stesso.
E forse è proprio questa la domanda più interessante posta dal nuovo adattamento: non quanto Ryan Murphy riuscirà a essere fedele a Ellis, ma che cosa succede quando un autore che per decenni ha raccontato la falsità delle immagini decide di trasformare la propria memoria in una di esse.